Il vicepresidente Vance vola a Budapest per sostenere Orbán a una settimana dal voto
Il numero due di Trump arriva in Ungheria in piena campagna elettorale per rafforzare il premier che da 16 anni guida il Paese. L'ultima settimana prima del voto del 12 aprile è stata segnata da scandali di spionaggio, esplosivi trovati vicino a un gasdotto e accuse reciproche tra Budapest e Kyiv.
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance è arrivato oggi a Budapest per una visita di due giorni che si è trasformata in un sostegno esplicito alla rielezione di Viktor Orbán. Al fianco del primo ministro ungherese, Vance ha detto di essere in Ungheria per “aiutare il più possibile” il leader di Fidesz in vista delle importantissime elezioni di domenica 12 aprile, offrendo il segnale più netto finora dell’impegno dell’Amministrazione Trump per una sua vittoria.
Per Orbán, al potere ininterrottamente dal 2010, si tratta di una sfida particolarmente delicata. Il premier punta, infatti, a un quinto mandato consecutivo, ma affronta una delle campagne più difficili degli ultimi anni contro Péter Magyar, leader del partito di centrodestra Tisza, che secondo diversi sondaggi indipendenti ha accumulato un vantaggio significativo tra gli elettori decisi a votare.
Orbán in rincorsa: Tisza avanti nei sondaggi, con forti divari tra istituti
Il divario non è solo tra partiti, ma anche tra diversi tipi di sondaggisti: gli istituti indipendenti o vicino all'opposizione mostrano in media Tisza nettamente avanti, mentre quelli filo-governativi continuano invece a dare Fidesz in testa.
Durante la conferenza stampa congiunta nel monastero del Carmelo, sede dell’ufficio del premier a Budapest, Vance ha accusato Bruxelles di voler condizionare la politica ungherese. Intervenendo apertamente a favore di Orbán, ha definito l’Unione Europea come uno dei peggiori esempi di interferenza elettorale straniera da lui mai visti. Ha anche detto di non voler dire agli ungheresi come votare, invitando però i “burocrati di Bruxelles” a fare lo stesso e dicendosi convinto della vittoria del premier.
La visita è poi proseguita con la partecipazione di Vance a un evento elettorale di Orbán, presentato come una “giornata dell’amicizia” tra Stati Uniti e Ungheria, una scelta insolita per un leader straniero e in contrasto con la prassi di evitare un coinvolgimento diretto nelle campagne elettorali di altri Paesi. In serata, durante un raduno nello stadio, Vance ha rincarato la dose contro l’UE e ha detto ai sostenitori di Fidesz: “Dobbiamo far rieleggere Orbán come primo ministro dell’Ungheria, no?”. Poco prima aveva anche telefonato a Donald Trump e, una volta messo in vivavoce, il presidente aveva definito Orbán “un uomo fantastico”, ribadendo il suo sostegno.
Il sostegno di Washington si inserisce in un rapporto politico consolidato. Orbán è da tempo una figura di riferimento per la destra radicale internazionale ed è apprezzato nell’universo MAGA per le sue posizioni radicali contro l’immigrazione, per le restrizioni ai diritti LGBTQ+ e per il controllo esercitato su media e istituzioni accademiche. I suoi critici, invece, lo accusano da anni di aver svuotato le istituzioni ungheresi, limitato la libertà di stampa e favorito corruzione e clientelismo, accuse che il premier ha sempre respinto.
Nel suo intervento, Vance ha lodato Orbán anche per la politica energetica, sostenendo che altri governi dell’Europa occidentale avrebbero dovuto seguire l’esempio ungherese invece di ridurre le importazioni di combustibili fossili russi dopo l’invasione dell’Ucraina. Una presa di posizione che conferma, ancora una volta, la sintonia tra il governo di Budapest e l’attuale Casa Bianca, proprio mentre Orbán, in vista del voto di domenica, prova a distinguersi sempre di più dalla maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea, sia sul terreno dell’energia sia su quello del sostegno a Kyiv.