Il Senato ha approvato una versione ridotta della 'budget resolution' dando il via allo scontro con la Camera
La Camera dei Rappresentanti si prepara ora ad un difficile voto sulla propria versione di 'budget resolution' tra divisioni interne e proposte di drastici tagli alla spesa sociale.
Il Senato americano ha approvato con 52 voti a favore e 48 contrari una "budget resolution snella" dopo una maratona di votazioni durata quasi dieci ore, segnando il primo passo del Congresso nell'attuazione dell'agenda legislativa del presidente Trump.
A favore hanno votato tutti i senatori repubblicani, ad eccezione di Rand Paul (R-Ky.) che ha votato contro, assieme a tutti i senatori democratici.
Il voto finale, arrivato alle 4:46 del mattino ora locale dopo oltre dieci ore di discussione e voti sugli emendamenti, rappresenta una vittoria significativa per il leader della maggioranza al Senato John Thune e il presidente della Commissione Bilancio Lindsey Graham.
Emendamenti al Senato
Durante la lunga sessione di voto, alcuni emendamenti proposti dai democratici hanno ricevuto supporto da parte di alcuni senatori repubblicani, pur senza raggiungere abbastanza consensi da poter essere approvati.
Ad esempio la senatrice Susan Collins, insieme ai senatori Democratici, ha votato a favore di un emendamento che vieta tagli fiscali ai miliardari in un periodo di aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.
La stessa Collins ed il senatore Josh Hawley hanno inoltre votato a favore di emendamenti presentati dai Democratici per proteggere i finanziamenti federali a Medicaid e impedire riduzioni dei fondi a Medicare.
Divergenze tra Casa Bianca e Senato
Nonostante il presidente Trump abbia pubblicamente espresso la sua preferenza per la più ampia proposta di 'budget resolution' in discussione alla Camera dei Rappresentanti, i repubblicani del Senato hanno proceduto lo stesso a votare la loro versione più snella.
Una mossa strategica secondo la leadership repubblicana al Senato, considerando la volatilità delle posizioni presidenziali e le complesse dinamiche alla Camera, dove lo Speaker Mike Johnson deve gestire una maggioranza davvero esigua e molto divisa internamente.
La proposta in discussione alla Camera include, tra le altre cose, istruzioni per la Commissione Energia e Commercio di individuare tagli per 880 miliardi di dollari tra i programmi di spesa sociale, una cifra che ha sollevato forti preoccupazioni bipartisan.
Mentre Johnson assicura che i tagli riguarderanno solo sprechi e frodi, i Democratici sostengono che questi avranno un impatto significativo su Medicaid e sul sistema più generale di protezione sociale, colpendo milioni di americani a basso reddito e bambini.
La preoccupazione dei moderati Repubblicani
Nicole Malliotakis, deputato di Staten Island e Brooklyn, si è detta orientata al "no", chiedendo maggiori chiarimenti sulla natura dei tagli proposti.
Analogamente, il deputato Don Bacon, uno dei Repubblicani più vulnerabili politicamente, ha richiesto garanzie concrete sull'esclusione di tagli significativi a Medicaid.
Da parte sua, invece, Nick LaLota, deputato eletto a Long Island, sostiene la proposta, vedendola come un passo preliminare necessario per avviare il dibattito sul pacchetto di 'budget reconciliation'.