Il piano per evitare vittime civili smantellato da Trump prima della guerra con l'Iran
Il Pentagono aveva costruito una struttura per ridurre le morti di civili nei conflitti. L'amministrazione Trump l'ha eliminata, e ora esperti e veterani parlano di un disastro annunciato
Un missile americano che colpisce una scuola elementare, 165 morti di cui la maggior parte bambini sotto i dodici anni, decine di feriti. Le immagini arrivate da Minab, nel sud dell'Iran, il 28 febbraio scorso, mostrano banchi distrutti e zaini insanguinati tra le macerie. Sono state le prime vittime civili della guerra aperta tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran e per molti esperti di sicurezza nazionale rappresentano la conseguenza diretta di una scelta precisa dell'amministrazione Trump: smantellare il sistema che il Pentagono aveva costruito per prevenire esattamente questo tipo di tragedia.
A raccontarlo a ProPublica è Wes J. Bryant, ex specialista delle operazioni speciali con esperienza nel targeting militare, che fino alla primavera scorsa lavorava come consulente senior in un programma del Dipartimento della Difesa chiamato Civilian Harm Mitigation and Response, conosciuto con l'acronimo CHMR. Il programma era stato creato nel 2022 sotto l'amministrazione Biden, ma affondava le radici in un lavoro iniziato già durante il primo mandato Trump. Prevedeva una pianificazione dettagliata prima di ogni attacco, inclusa la mappatura in tempo reale della presenza civile nelle aree bersaglio, l'aggiornamento di liste di luoghi da non colpire come scuole e ospedali, e un'analisi approfondita dei rischi. Dopo ogni operazione, le segnalazioni di danni ai civili dovevano innescare un'indagine e l'integrazione delle lezioni apprese nella formazione militare.
Quando Trump è tornato alla Casa Bianca, circa duecento persone lavoravano al programma, distribuite tra i vari comandi regionali e le forze speciali. L'hub di coordinamento, il Civilian Protection Center of Excellence, era attivo vicino al Pentagono. Durante le audizioni di conferma al Senato, diversi candidati di Trump ai vertici della difesa avevano dichiarato supporto alla missione. Una volta insediati, però, hanno lasciato che il programma venisse demolito.
A guidare lo smantellamento è stato il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha fatto della "letalità" la sua priorità assoluta. Secondo Bryant e altri ex funzionari sentiti da ProPublica in forma anonima per timore di ritorsioni, circa il 90% del programma CHMR è sparito. Nella maggior parte dei comandi resta al massimo un singolo consulente, contro i team più numerosi che c'erano prima. Al Central Command, il quartier generale responsabile del Medio Oriente, un team di dieci persone è stato ridotto a uno. Hegseth ha licenziato i principali giudici militari, definiti pubblicamente "ostacoli" al lavoro dei soldati, e ha difeso truppe accusate di crimini di guerra.
Bryant dice a ProPublica di aver tentato anche di rinominare il centro in "Centro per la guerra di precisione" per renderlo meno attaccabile agli occhi di Hegseth, ma senza successo. È stato messo in aspettativa a marzo 2025, dopo aver parlato pubblicamente delle sue preoccupazioni con il Washington Post e il Boston Globe. Ha rassegnato le dimissioni a settembre.
"Stiamo abbandonando le regole e le norme che come comunità globale abbiamo cercato di stabilire almeno dalla Seconda guerra mondiale", ha dichiarato Bryant a ProPublica. "Non c'è nessuna responsabilità."
Il contesto si fa ancora più pesante se si considerano i numeri. Prima ancora dell'inizio della campagna contro l'Iran, il numero di attacchi militari americani nel mondo dall'inizio del secondo mandato Trump aveva già superato il totale dei quattro anni della presidenza Biden. In Somalia, nel 2024, l'esercito americano aveva condotto 21 attacchi con 189 morti. Nel primo anno del secondo mandato Trump ne ha condotti almeno 125, con un bilancio che secondo il think tank New America può arrivare fino a 359 vittime. Ad aprile 2025, un attacco americano ha colpito un centro di detenzione per migranti nello Yemen, uccidendo almeno 61 persone: Amnesty International ha definito l'episodio "un attacco indiscriminato che dovrebbe essere indagato come crimine di guerra."
In Iran, secondo la Human Rights Activists News Agency, organizzazione con sede negli Stati Uniti che verifica le vittime attraverso una rete di contatti nel paese, gli attacchi americano-israeliani hanno già ucciso più di 1.200 civili, tra cui quasi 200 bambini, con centinaia di altri decessi ancora in fase di verifica.
La responsabilità americana nell'attacco alla scuola di Minab non è stata riconosciuta ufficialmente. Il presidente Trump ha detto ai giornalisti il 7 marzo che l'attacco era "opera dell'Iran", senza fornire prove. Hegseth, presente accanto al presidente sull'Air Force One, ha detto che la questione era sotto indagine. Il giorno dopo, il gruppo di ricerca Bellingcat ha dichiarato di aver autenticato un video che mostra un missile Tomahawk colpire nelle vicinanze della scuola. Frammenti di un Tomahawk di fabbricazione americana sono stati poi mostrati dai media di stato iraniani. Gli Stati Uniti sono l'unico attore nel conflitto noto per possedere questo tipo di missile. Il Dipartimento della Difesa e la Casa Bianca non hanno risposto alle richieste di commento di ProPublica. Esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno chiesto un'indagine per stabilire se l'attacco abbia violato il diritto internazionale.
Il generale in pensione Stanley McChrystal, già comandante delle forze Usa e NATO in Afghanistan, descrive il rischio delle vittime civili con un'equazione che chiama "matematica dell'insurrezione": per ogni innocente ucciso, si creano almeno dieci nuovi nemici.
Analisti di difesa sottolineano che lo smantellamento del programma CHMR è parte di una riorganizzazione più ampia della sicurezza nazionale americana attorno a due principi: più aggressività, meno controllo. L'amministrazione ha abbassato il livello di autorizzazione necessario per l'uso della forza letale, ampliato le categorie di bersagli ammissibili e licenziato gli ispettori generali. "È una strategia focalizzata principalmente sull'uccidere persone", ha dichiarato a ProPublica Alexander Palmer, ricercatore sul terrorismo al Center for Strategic and International Studies di Washington.
Bryant, che aveva visto nel programma CHMR una svolta storica per il modo in cui l'esercito americano si pone il problema delle vittime civili, è netto nel giudizio sull'attacco di Minab. "Questo", ha detto a ProPublica, "passerà alla storia come uno dei fallimenti più gravi nel targeting e nella prevenzione dei danni civili nella storia militare americana moderna."