Il Pentagono cambia priorità: la Cina non è più la principale minaccia

La nuova strategia di difesa americana ridimensiona Pechino, chiede maggiori sforzi a Europa e partner e punta sull'emisfero occidentale

Il Pentagono cambia priorità: la Cina non è più la principale minaccia
Photo by Lance Cpl. Luke Rodriguez

Il Pentagono ha pubblicato venerdì una nuova strategia di difesa nazionale che segna una svolta radicale nelle priorità militari americane. La Cina, indicata come principale minaccia nel documento del 2022, viene ora ridimensionata mentre al centro della strategia si posizionano la sicurezza del territorio americano e dell'emisfero occidentale. Il documento di 34 pagine afferma che gli Stati Uniti forniranno un supporto "più limitato" agli alleati, esortandoli ad assumere maggiori responsabilità per la propria difesa.

La National Defense Strategy 2026 rappresenta un cambio di rotta netto rispetto al passato recente. La precedente strategia, pubblicata sotto la presidenza di Joe Biden, descriveva la Cina come la sfida più importante per Washington e definiva la Russia una "minaccia grave". Il nuovo documento invece propone "relazioni rispettose" con Pechino, senza fare alcuna menzione di Taiwan, l'alleato americano rivendicato dalla Cina come proprio territorio. La Russia viene ora descritta come una "minaccia persistente ma gestibile per i membri orientali della NATO".

Il documento si apre con una critica esplicita alle amministrazioni precedenti: "Per troppo tempo, il governo americano ha trascurato, se non rifiutato, di dare priorità agli americani e ai loro interessi concreti". Il Pentagone sottolinea che l'approccio sarà "fondamentalmente diverso dalle strategie grandiose delle passate amministrazioni post-Guerra Fredda" e sintetizza il cambio di rotta con lo slogan "fuori l'idealismo utopico, dentro il realismo pragmatico".

La strategia conferma un riposizionamento geografico delle priorità americane. Mentre le forze statunitensi si concentreranno sulla difesa del territorio nazionale e della regione indo-pacifica, gli alleati e partner altrove dovranno assumersi la responsabilità primaria della propria difesa con un supporto americano definito "essenziale ma più limitato". Il documento afferma che gli Stati Uniti eriggeranno "una forte difesa di negazione lungo la prima catena di isole", riferendosi all'area dell'Indo-Pacifico che si estende dal Giappone, passando per Taiwan e le Filippine, fino al Borneo e alla penisola malese.

Sul fronte europeo, la strategia è chiara: gli alleati del continente "prenderanno l'iniziativa contro le minacce che sono meno gravi per noi ma più gravi per loro". Il Pentagono critica i partner europei e asiatici per la loro dipendenza dal finanziamento americano della difesa, affermando che si sono "accontentati" di lasciare che Washington "sovvenzionasse la loro difesa". Il documento nega però che questo rappresenti un movimento verso l'isolazionismo, sostenendo invece che si tratta di "un approccio concentrato e genuinamente strategico alle minacce che la nazione affronta".

Anche in Asia il ridimensionamento del ruolo americano è evidente. La Corea del Sud, secondo il Pentagono, è "capace di assumersi la responsabilità primaria" per la deterrenza nei confronti della Corea del Nord, con un supporto americano "essenziale ma più limitato". Nonostante il tono più morbido verso Pechino, la strategia afferma che l'obiettivo americano è "impedire a chiunque, inclusa la Cina, di essere in grado di dominarci o dominare i nostri alleati".

Un elemento centrale della nuova strategia è l'elevazione dell'America Latina ai vertici dell'agenda americana. Il Pentagono afferma che "ristabilirà la dominazione militare degli Stati Uniti nell'emisfero occidentale" per proteggere il territorio nazionale e garantire l'accesso a zone chiave della regione. Questo approccio viene definito il "corollario Trump alla dottrina Monroe", in riferimento alla dichiarazione di due secoli fa con cui gli Stati Uniti affermavano che l'America Latina era fuori portata per le potenze rivali.

La strategia ribadisce che il Pentagono garantirà l'accesso militare e commerciale americano a territori chiave, in particolare il Canale di Panama, il Golfo d'America (il nuovo nome dato dal presidente Trump al Golfo del Messico) e la Groenlandia. Dopo aver ripetutamente minacciato di usare la forza militare per prendere la Groenlandia, Trump mercoledì ha fatto marcia indietro escludendo l'uso della forza e accettando invece di perseguire negoziati con la Danimarca e Nuuk.

Sul fronte della sicurezza interna, le differenze con l'amministrazione precedente sono marcate. La strategia di Trump critica le politiche passate per aver trascurato la sicurezza delle frontiere, affermando che questo ha portato a una "ondata di stranieri illegali" e a un diffuso traffico di stupefacenti. Il documento afferma che "la sicurezza delle frontiere è sicurezza nazionale" e che il Pentagono "darà priorità agli sforzi per sigillare le nostre frontiere, respingere forme di invasione ed espellere gli stranieri illegali". Biden invece si era concentrato su Cina e Russia, sostenendo che rappresentassero "sfide più pericolose per la sicurezza interna" rispetto alla minaccia del terrorismo.

La strategia 2026 non include alcun riferimento ai pericoli del cambiamento climatico, che l'amministrazione Biden aveva identificato come una "minaccia emergente". Il documento riflette le posizioni politiche assunte dall'amministrazione Trump dal suo ritorno alla Casa Bianca. In quest'anno il presidente ha ordinato la cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie, oltre ad attacchi contro oltre 30 presunte imbarcazioni legate al traffico di droga che hanno causato più di 100 morti. L'amministrazione Trump non ha fornito prove definitive che le imbarcazioni affondate fossero coinvolte nel traffico di droga, e gli esperti di diritto internazionale e i gruppi per i diritti umani affermano che gli attacchi probabilmente equivalgono a uccisioni extragiudiziali.

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