Il Museo dell'Olocausto di Washington è cambiato dopo il ritorno di Trump

Due ex dipendenti sostengono che i cambiamenti siano stati preventivi per evitare tensioni con l'amministrazione. Il museo nega pressioni esterne

Il Museo dell'Olocausto di Washington è cambiato dopo il ritorno di Trump
United States Holocaust Memorial Museum

Lo United States Holocaust Memorial Museum di Washington ha rimosso dal suo sito risorse educative sul razzismo americano e cancellato un laboratorio sulla "fragilità della democrazia" nel primo anno del secondo mandato di Donald Trump. Lo rivela Politico in un'inchiesta basata su documenti interni e testimonianze di due ex dipendenti.

I cambiamenti non erano mai stati resi pubblici. Sono avvenuti mentre il presidente interveniva con decisione sullo Smithsonian Institution, il più grande complesso museale del mondo, chiedendo modifiche ai contenuti per allinearli alla propria visione politica, e mentre l'amministrazione rimuoveva dai siti federali i riferimenti a diversità, equità e inclusione. Il museo dell'Olocausto, però, è un'istituzione indipendente, non affiliata allo Smithsonian: si finanzia con donazioni private e fondi federali. Trump non ha mai commentato pubblicamente i suoi contenuti né chiesto modifiche ufficiali.

Eppure due ex dipendenti, che hanno lasciato il museo durante questo periodo, hanno dichiarato a Politico di ritenere che le modifiche fossero preventive, pensate per non attirare attenzioni negative dall'amministrazione. Entrambi hanno chiesto l'anonimato per timore di ritorsioni professionali. "Sembra che stessero cercando di allinearsi in anticipo, per non essere poi costretti a cambiare", ha detto uno dei due a Politico.

Tra le modifiche documentate, il museo ha eliminato dal sito una pagina intitolata "Materiali didattici su nazismo e Jim Crow", che conteneva piani di lezione e risorse sui legami tra il razzismo istituzionalizzato americano e il regime nazista. La pagina includeva collegamenti a contenuti sugli "Afroamericani soldati durante la Seconda guerra mondiale" e sugli "Afro-tedeschi durante l'Olocausto". Un video del 2018, che mostrava una conversazione tra un sopravvissuto all'Olocausto e una donna il cui padre era stato linciato in Alabama, è stato reso non visibile sulla pagina YouTube del museo, pur restando accessibile tramite link diretto. La rimozione della pagina è avvenuta dopo il 29 agosto 2025, ultima data in cui risulta archiviata su Internet Archive.

I dirigenti del museo hanno anche rinominato un laboratorio di educazione civica destinato agli studenti universitari. Il titolo originale, "Fragilità della democrazia e l'ascesa dei nazisti", è diventato "Prima dell'Olocausto: la società tedesca e l'ascesa nazista al potere". In un'email interna ottenuta da Politico, un dirigente del Levine Institute for Holocaust Education spiegava che il cambiamento era necessario per "preoccupazioni riguardo a come il termine fragilità possa essere percepito o interpretato nel clima attuale".

Il laboratorio faceva parte di un programma chiamato Civic Learning for Campus Communities, avviato nel 2020. Dopo anni di ricerca, il formato "Fragilità della democrazia" era stato lanciato in via sperimentale nel 2024, per poi essere cancellato nel luglio 2025. In alcune email esaminate da Politico, un dipendente del museo attribuiva la cancellazione a "tagli dovuti a fondi federali limitati e a un contesto difficile per la raccolta fondi". Lo stesso dipendente, però, ha poi riferito che la dirigenza gli aveva comunicato in privato che la decisione riguardava anche un "cambio di priorità". Il secondo ex dipendente ha aggiunto che esisteva la preoccupazione di "avviare conversazioni che potessero portare il partecipante fuori dal contesto dell'Europa, 1933-1945, e nel presente".

La giustificazione economica appare debole alla luce dei numeri: quell'anno fiscale il museo ha registrato un aumento di 52,4 milioni di dollari nel patrimonio netto, superando il miliardo di dollari di patrimonio totale, grazie a quello che un rapporto pubblico definisce "il forte sostegno dei donatori e il successo delle campagne di raccolta fondi".

Nel frattempo, Trump ha rafforzato il controllo sull'istituzione. Con una mossa senza precedenti, lo scorso anno ha rimosso dal consiglio di amministrazione diversi membri nominati da Joe Biden prima della scadenza dei loro mandati, sostituendoli con figure a lui vicine. Il caso più significativo è la sostituzione di Stuart Eizenstat, tra i fondatori del museo, con Jeffrey Miller, influente lobbista repubblicano, alla presidenza del consiglio, avvenuta il mese scorso.

Una portavoce del museo ha inviato spontaneamente a Politico una dichiarazione in cui sottolineava che "l'amministrazione Trump non ha richiesto alcun cambiamento ai contenuti o alla programmazione del museo". In una seconda dichiarazione, ha definito "false" le accuse dei due ex dipendenti, ribadendo che "né l'amministrazione Trump né altri hanno ordinato modifiche". La portavoce non ha risposto alle domande specifiche sulla rimozione della pagina didattica né sul perché la cancellazione del programma fosse stata attribuita a difficoltà di raccolta fondi nonostante i risultati finanziari positivi. Né Miller né la Casa Bianca hanno risposto alle richieste di commento. Eizenstat ha rifiutato di commentare.

Marc Carpenter, professore di storia alla University of Jamestown, che avrebbe dovuto ospitare il laboratorio prima della cancellazione nel luglio 2025, ha dichiarato a Politico di essere rimasto "sorpreso" dalla tempistica "davvero brusca". "È un peccato che questo accada in qualsiasi contesto", ha aggiunto. "Il museo in genere offre programmi straordinari per le università, e questo sembrava particolarmente adatto alla missione di educazione civica che era al centro sia del nostro ateneo sia della missione del museo".

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