Il Canada taglia i ponti con i produttori americani di armi

Ottawa vuole portare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2035 e assegnare il 70% degli appalti della difesa ad aziende canadesi, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti

Il Canada taglia i ponti con i produttori americani di armi
Photo by John Pennell

Il Canada ha presentato un piano ambizioso per trasformare la propria industria della difesa: portare la spesa militare al 5% del Pil nel giro di dieci anni, creare 125.000 posti di lavoro e ridurre in modo significativo la dipendenza dai fornitori americani. A renderlo noto è il Financial Times, che ha potuto vedere in anteprima il documento strategico che Ottawa pubblica martedì 17 febbraio.

Si tratta del più grande investimento militare canadese dalla Seconda Guerra Mondiale. Il piano prevede di destinare alle aziende canadesi il 70% della spesa nazionale nel settore della difesa, rispetto all'attuale 50%. Questo cambiamento genererebbe per le imprese locali ricavi aggiuntivi superiori a 5,1 miliardi di dollari canadesi (circa 3,7 miliardi di dollari americani) all'anno.

Il documento definisce esplicitamente l'approccio come "un nuovo modo di fare affari negli appalti della difesa". Al cuore della strategia c'è la volontà di sfruttare l'eccezione per la sicurezza nazionale prevista dai trattati commerciali, che consente ai governi di assegnare contratti alle imprese nazionali senza dover rispettare le normali regole di concorrenza internazionale. In pratica, Ottawa intende usare questo strumento per dirottare gli appalti verso aziende canadesi invece di affidarli ai fornitori storici, in primo luogo americani.

Il piano si inserisce in un contesto di tensione crescente tra Ottawa e Washington. Il documento afferma che "i dazi e l'evoluzione delle relazioni commerciali hanno esercitato pressioni significative" sulle industrie canadesi strategiche, e che "ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri" è una priorità per "creare campioni nazionali". Il riferimento implicito è alle politiche commerciali del presidente Donald Trump, che hanno colpito duramente il Canada. Poche settimane fa il primo ministro Mark Carney, intervenendo al Forum di Davos, aveva parlato di una "rottura" dell'ordine internazionale basato sulle regole, invitando le potenze medie del mondo a coalizzarsi in risposta.

Tra le conseguenze pratiche di questa svolta, Ottawa sta già riesaminando un contratto firmato nel 2023 per l'acquisto di 88 caccia F-35 dagli Stati Uniti. Sul fronte dei sottomarini, il Canada sta valutando l'acquisto di 12 battiscafi per operazioni nelle acque artiche: le offerte di Corea del Sud e Germania sono attese entro il mese prossimo.

Eliot Pence, fondatore di Dominion Dynamics — società con sede a Ottawa che sviluppa equipaggiamenti militari per ambienti estremi come l'Artico — ha dichiarato al Financial Times che "la responsabilità del governo ora è costruire capacità sovrana, non affidarsi a chi c'era prima". Pence ha aggiunto che è necessario "dare priorità alle aziende di proprietà e sotto il controllo canadese e usare gli appalti per farle crescere deliberatamente".

La strategia non riguarda solo il distacco dagli Stati Uniti. Il documento annuncia la costruzione di "una nuova, ambiziosa e completa partnership con l'Unione europea e il Regno Unito", e indica come potenziali partner nella regione Asia-Pacifico Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Corea del Sud.

A completare il quadro, Glenn Cowan, fondatore e direttore generale di ONE9 — l'unico fondo di capitale di rischio canadese dedicato al settore della difesa — ha sottolineato al Financial Times che la mancanza di capitali è uno dei problemi principali dell'industria. Un approccio "compra canadese", ha spiegato, "funzionerà meglio quando faremo crescere aziende mature e appetibili per gli investitori da cui il governo possa acquistare" e che per raggiungere questa maturità "servono capitali pazienti e un primo cliente credibile".

Il punto di partenza è ancora modesto: le 600 aziende canadesi del settore della difesa hanno generato ricavi per 14,3 miliardi di dollari canadesi nel 2022, contribuendo per 9,6 miliardi al Pil nazionale — meno dell'1% della produzione totale del paese — e dando lavoro a 81.000 persone. L'investimento complessivo annunciato da Ottawa ammonta a 81,8 miliardi di dollari canadesi per le forze armate, con l'obiettivo di portare la spesa in difesa e sicurezza al 5% del Pil entro il 2035, in linea con i target fissati dagli stati membri della Nato.

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