Il blocco di Starlink colpisce i russi in Ucraina: a rischio comunicazioni e attacchi con droni

SpaceX ed il Ministero della Difesa ucraino hanno disattivato i terminali non registrati sul territorio ucraino. Mosca perde così un elemento chiave della sua catena di comando e del sistema di attacco con droni a lungo raggio, ma anche Kyiv affronta difficoltà nella transizione.

Il blocco di Starlink colpisce i russi in Ucraina: a rischio comunicazioni e attacchi con droni

La sera del 4 febbraio i blogger militari filorussi — i cosiddetti Z-blogger — hanno iniziato a segnalare con preoccupazione la disattivazione su larga scala dei terminali di comunicazione satellitare Starlink utilizzati dalle Forze Armate russe al fronte. Tale episodio segna una svolta significativa: per la prima volta, SpaceX e le autorità ucraine sono intervenute in modo coordinato per tagliare fuori dal sistema gli utenti russi non autorizzati, cercando al tempo stesso di preservare l’accesso per le Forze Armate di Kyiv.

I terminali, introdotti di contrabbando attraverso canali di importazione secondaria passanti per i Paesi del Golfo Persico e dell’Asia centrale a partire dal 2023, non sono mai stati ufficialmente adottati dal Ministero della Difesa russo, ma si sono diffusi capillarmente al fronte grazie a reti di volontari. Il loro impiego principale consisteva nella trasmissione video in tempo reale dai droni ai posti di comando nelle retrovie, spesso tramite il servizio Discord — formalmente bloccato in Russia, ma che continua ad essere accessibile via satellite. Questo sistema era diventato il pilastro della tattica russa di infiltrazione con piccoli gruppi d’assalto: i comandanti potevano guidare i singoli soldati quasi come in un videogioco, osservando il campo di battaglia attraverso le immagini aeree in diretta.

La svolta dei droni con antenna satellitare

La decisione di bloccare i terminali arriva in un momento critico. Nell’autunno 2025, il centro russo per i sistemi senza equipaggio Rubikon aveva sviluppato un sistema che sfruttava proprio Starlink per colmare una lacuna operativa storica dell’esercito di Mosca, ovvero la capacità di colpire bersagli mobili nella retrovia ucraina, nella fascia tra i 20 e gli 80 km dal fronte.

Droni economici di tipo Molnija-2 sono stati così equipaggiati su larga scala con antenne Starlink, motori supplementari e batterie aggiuntive. Anche parte dei droni Geran è stata dotata della stessa tecnologia per condurre attacchi contro obiettivi militari e infrastrutture di trasporto.

Nelle ultime settimane le forze russe avevano intensificato l’uso di questi droni con collegamento satellitare contro il traffico lungo la direttrice Dnipro-Pokrovsk, vitale per il rifornimento delle truppe ucraine nel Donbass. Sono stati segnalati anche tentativi di attacco contro aerei negli aeroporti ucraini — in un caso un drone avrebbe colpito una sagoma che riproduceva un F-16 — oltre che contro sistemi di difesa aerea e, secondo fonti russe, anche lanciamissili HIMARS di fabbricazione americana.

Come funziona il blocco e le difficoltà per entrambi

Il Ministro ucraino per la Trasformazione Digitale, Mykhailo Fedorov, ha così chiesto direttamente ad Elon Musk, il proprietario di SpaceX, di bloccare sul territorio ucraino tutti i terminali non collegati direttamente alle strutture ufficiali. Il sistema prevede due misure principali: un limite alla velocità di spostamento dei terminali — se il dispositivo supera i 90 km/h per oltre due minuti si riavvia automaticamente — e soprattutto la disattivazione di tutti i terminali non inseriti in una “lista bianca” (white list) tramite registrazione su una piattaforma elettronica civile o militare.

Chi possiede un solo terminale può registrarlo da remoto; chi ne ha più di uno deve recarsi fisicamente in un centro servizi. La misura è pensata per impedire che cittadini ucraini filorussi registrino dispositivi destinati all’esercito di Mosca. L’operazione, tuttavia, non è priva di problemi anche per la parte ucraina. Gran parte dei terminali in dotazione alle Forze Armate ucraine non proviene infatti dai canali ufficiali, ma da donazioni di volontari o da acquisti personali dei militari. Molti temono che la registrazione equivalga a una forma di espropriazione, e si segnalano già difficoltà nel riattivare alcuni dispositivi dopo la procedura.

Le alternative russe: un orizzonte ancora lontano

Per le Forze Armate russe le conseguenze appaiono però ancora più gravi. Il blocco non colpisce soltanto la possibilità di equipaggiare i droni con antenne satellitari, ma anche l’intera rete di comunicazione e comando dei reparti che si affidavano ai terminali di contrabbando. Prima della diffusione di Starlink, i comandi russi nelle zone occupate si collegavano alle reti civili in fibra ottica o costruivano catene di ripetitori radio: soluzioni molto più laboriose e decisamente meno efficienti rispetto alla comunicazione satellitare commerciale.

Purtroppo per Mosca, le alternative a Starlink restano limitate. Il progetto russo Rassvet, una costellazione di centinaia di satelliti in orbita bassa concepita come equivalente nazionale di Starlink, si trova ancora in fase embrionale: i satelliti non sono nemmeno in costruzione, nonostante il piano originale prevedesse la loro operatività entro il 2027. I sistemi satellitari russi esistenti, civili e militari, non offrono neanche lontanamente la velocità, la bassa latenza o la capacità di banda necessarie per sostituire Starlink.

Anche il più promettente progetto cinese, Qianfan (“Mille vele”), ha subito ritardi significativi nel 2025, con lanci interrotti per mesi, rendendo improbabile una copertura globale entro il 2027 come inizialmente previsto.

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