Il blitz in Venezuela scavalca il Congresso americano

I leader democratici e repubblicani non sono stati informati prima dell'operazione. Trump: "Il Congresso tende a far trapelare le cose"

Il blitz in Venezuela scavalca il Congresso americano
Official White House Photo by Daniel Torok

L'operazione militare che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro ha sollevato un aspro dibattito negli Stati Uniti sul rispetto delle prerogative costituzionali del Congresso. I principali leader congressuali, tra cui gli otto membri della cosiddetta "Gang of 8" che supervisiona le questioni di intelligence e sicurezza nazionale, non hanno ricevuto alcun briefing dall'amministrazione prima dell'inizio dell'attacco. Il Dipartimento della Difesa ha notificato lo staff del Congresso solo dopo l'avvio delle operazioni.

Il presidente Trump aveva già anticipato settimane fa che non avrebbe informato i parlamentari in anticipo di eventuali operazioni terrestri in Venezuela, esprimendo il timore che avrebbero "fatto trapelare" le informazioni. Durante la conferenza stampa a Mar-a-Lago, Trump ha ribadito il concetto: "Il Congresso tende a far trapelare le cose". Il segretario di stato Marco Rubio ha difeso la scelta spiegando che si trattava di "una missione basata su condizioni che dovevano essere soddisfatte notte dopo notte" e che "non è il tipo di missione per cui si può dare una notifica al Congresso perché mette a rischio l'operazione stessa".

Le reazioni dei parlamentari si sono divise nettamente tra i due partiti. I democratici hanno contestato la legalità dell'azione militare intrapresa senza l'autorizzazione del Congresso, che secondo la Costituzione ha il potere esclusivo di dichiarare guerra. Il senatore della Virginia Tim Kaine, uno dei più accesi sostenitori della necessità di autorizzazioni congressuali per azioni militari, ha definito l'operazione "illegale" e ha annunciato che chiederà un voto la prossima settimana per bloccare l'uso delle forze armate in Venezuela senza l'autorizzazione del Congresso. Kaine ha sollevato interrogativi inquietanti: "Dove si arriverà dopo? Il presidente invierà le nostre truppe a proteggere i manifestanti iraniani? A far rispettare il fragile cessate il fuoco a Gaza? A combattere i terroristi in Nigeria? A impossessarsi della Groenlandia o del Canale di Panama?"

Il deputato Jim Himes del Connecticut, principale democratico nella commissione intelligence della Camera, ha sottolineato che Rubio aveva ripetutamente negato al Congresso che l'amministrazione intendesse forzare un cambio di regime in Venezuela. Il senatore Andy Kim del New Jersey, ex consigliere per la sicurezza nazionale nell'amministrazione Obama, è stato ancora più duro: ha accusato Rubio e il segretario alla difesa Pete Hegseth di aver "palesemente mentito al Congresso" durante i briefing recenti quando avevano affermato che l'obiettivo in Venezuela non era il cambio di regime.

Il leader della maggioranza democratica al Senato Chuck Schumer ha annunciato che spingerà per un voto la prossima settimana su una risoluzione sui poteri di guerra per limitare la capacità di Trump di intraprendere ulteriori azioni militari senza esplicita autorizzazione del Congresso. Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica alla Camera, ha chiesto che l'amministrazione presenti immediatamente "prove convincenti per spiegare e giustificare questo uso non autorizzato della forza militare".

Dal lato repubblicano, il sostegno all'operazione è stato pressoché unanime, con i leader di partito che hanno difeso la legittimità dell'azione. Lo speaker della Camera Mike Johnson ha definito l'operazione "decisiva" e "giustificata", mentre il leader della maggioranza al Senato John Thune ha sostenuto che l'azione di Trump rientrava nell'"esecuzione di un mandato valido del Dipartimento di Giustizia". Il senatore dell'Arkansas Tom Cotton ha dichiarato a Fox News: "Il Congresso non deve essere notificato ogni volta che il ramo esecutivo effettua un arresto. Ed è esattamente quello che è successo questa mattina in Venezuela".

Un'eccezione iniziale è stata il senatore repubblicano dello Utah Mike Lee, che in un primo post sui social media aveva scritto di attendere spiegazioni su "cosa, se mai, potrebbe costituzionalmente giustificare questa azione in assenza di una dichiarazione di guerra o di un'autorizzazione all'uso della forza militare". Tuttavia, dopo una telefonata con Rubio, Lee ha cambiato posizione sostenendo che l'azione "probabilmente rientra nell'autorità intrinseca del presidente ai sensi dell'Articolo II della Costituzione per proteggere il personale statunitense da un attacco reale o imminente".

Nonostante il sostegno maggioritario dei repubblicani, almeno tre deputati del partito hanno espresso critiche. Thomas Massie del Kentucky ha messo in dubbio la solidità costituzionale dell'azione, Don Bacon del Nebraska ha manifestato preoccupazione che la Russia possa usare l'operazione per giustificare le proprie azioni militari illegali contro l'Ucraina o la Cina per un'invasione di Taiwan. Marjorie Taylor Greene della Georgia, in rottura con Trump, ha scritto un lungo post critico sottolineando le contraddizioni dell'amministrazione: "Se l'azione militare statunitense e il cambio di regime in Venezuela riguardavano davvero il salvare vite americane dalle droghe letali, allora perché l'amministrazione Trump non ha agito contro i cartelli messicani?" Greene ha aggiunto amaramente: "Questo è ciò che molti nel MAGA pensavano di aver votato per fermare. Ragazzi, ci siamo sbagliati".

Il dibattito ha riacceso questioni di lunga data sulla divisione dei poteri tra esecutivo e legislativo in materia di guerra. A dicembre, i repubblicani avevano già bocciato due risoluzioni democratiche sui poteri di guerra che tentavano di limitare le azioni militari del presidente nei Caraibi e nel Pacifico orientale. Una misura del deputato Gregory Meeks era stata respinta con 210 voti favorevoli e 216 contrari, mentre una risoluzione simile del deputato Jim McGovern era fallita per 211 voti contro 213. Sabato, McGovern ha dichiarato che gli attacchi sono "illegali": "Senza l'autorizzazione del Congresso e con la stragrande maggioranza degli americani contrari all'azione militare, Trump ha appena lanciato un attacco ingiustificato e illegale contro il Venezuela".

La questione della legalità dell'operazione rimane controversa. L'amministrazione ha giustificato l'azione come un'operazione di arresto di un trafficante di droga sotto mandato federale, piuttosto che come un conflitto internazionale. Tuttavia, questa interpretazione è contestata da molti esperti costituzionali, che sottolineano come l'uso della forza militare su larga scala contro un altro paese richieda l'autorizzazione del Congresso, indipendentemente dagli obiettivi dichiarati. Il precedente più simile è l'operazione a Panama del 1989 per catturare Manuel Noriega, che si basò su un controverso parere legale del Dipartimento di Giustizia che autorizzava l'FBI ad arrestare cittadini stranieri all'estero anche violando il diritto internazionale.

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