Identificati gli agenti federali che hanno ucciso Alex Pretti a Minneapolis
Documenti governativi rivelano i nomi dei due agenti della Customs and Border Protection coinvolti nella sparatoria del 24 gennaio. L'Amministrazione Trump continua a negare trasparenza su un caso che ha scatenato proteste in tutto il Paese.
Sono stati identificati i due agenti federali che il 24 gennaio, a Minneapolis, hanno sparato e ucciso Alex Pretti, infermiere di 37 anni impiegato in un reparto di terapia intensiva presso un ospedale per veterani. Si tratta di Jesus Ochoa, 43 anni, in servizio con la Border Patrol, e di Raymundo Gutierrez, 35 anni, agente della Customs and Border Protection (CBP).
I nomi emergono da un’inchiesta esclusiva pubblicata da ProPublica, che ha ottenuto accesso a documenti riservati del Dipartimento per la Sicurezza Interna relativi all’operazione. Fino a oggi, la CBP aveva rifiutato di rendere note le identità degli agenti coinvolti, diffondendo informazioni minime sull’accaduto. Secondo i documenti esaminati, Ochoa è entrato nella Border Patrol nel 2018. Gutierrez lavora invece dal 2014 per l’Office of Field Operations della CBP ed è assegnato a una squadra di risposta speciale che conduce operazioni ad alto rischio, con modalità simili a quelle delle unità SWAT. Entrambi gli agenti implicati nell'omicidio di Pretti provengono dal Texas meridionale.
ProPublica ha spiegato di avere reso pubblici i nomi dei due agenti federali coinvolti nell'uccisione di Alex Pretti perché ritiene che il caso richieda “una trasparenza e uno scrutinio pubblico maggiori rispetto alla quasi totalità delle indagini in corso”. Secondo l’organizzazione, i documenti mostrano che “due agenti mascherati hanno sparato almeno dieci colpi contro Pretti mentre giaceva a terra dopo essere stato colpito con lo spray al peperoncino”.
ProPublica critica inoltre il fatto che, pur essendo il Dipartimento di Giustizia impegnato a indagare sull’incidente, i nomi degli agenti sono stati tenuti nascosti sia al Congresso sia alle autorità statali e locali. Proteggere l’identità degli agenti coinvolti in una sparatoria in pubblico rappresenta, secondo ProPublica, “una rottura netta rispetto ai protocolli standard delle forze dell’ordine” e priva il pubblico di uno strumento fondamentale per garantire responsabilità e trasparenza.
L’uccisione di Pretti è avvenuta pochi giorni dopo un altro episodio letale: un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) di nome Jonathan Ross, 43 anni, aveva ucciso Nicole Renee Good, 37 anni, madre di tre figli, dopo che la donna aveva bloccato il traffico per protestare contro le attività degli agenti anti-immigrazione. Entrambi gli episodi letali si inseriscono nel contesto dell’Operazione Metro Surge, un piano federale lanciato a dicembre per il contrasto all’immigrazione irregolare, che ha portato al dispiegamento a Minneapolis di migliaia di agenti armati e con il volto coperto.
L’operazione rientra nella controversa strategia di controllo dell’immigrazione promossa dall’Amministrazione del presidente Donald Trump, che dall'inizio del suo secondo mandato ha intensificato le azioni federali nelle grandi città statunitensi. Le manovre sono state segnate da numerosi episodi di violenza contro immigrati e cittadini statunitensi, in cui agenti federali armati e mascherati hanno operato con una copertura dell’identità quasi totale — una pratica rara nelle forze dell’ordine, che ha finora ostacolato la possibilità di identificare i responsabili dei singoli interventi.
La reazione politica a questi episodi è stata intensa ed anche in parte bipartisan. Diversi membri del Congresso, sia democratici sia repubblicani, hanno chiesto l'apertura di una inchiesta sull’uccisione di Pretti. “Dobbiamo avere un’indagine trasparente e indipendente sulla sparatoria in Minnesota, e i responsabili, qualunque sia il loro titolo, devono essere ritenuti responsabili”, ha scritto il senatore repubblicano dello Utah John Curtis, mentre altri esponenti del Congresso hanno sollecitato audizioni e una revisione completa delle pratiche di impiego della forza nelle operazioni federali.
Un portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna ha dichiarato che i due agenti coinvolti sono stati sospesi dal servizio. Ma solo dopo una settimana di proteste, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato che la propria Divisione per i Diritti Civili ha avviato un’indagine formale sul caso. Nel frattempo, Gregory Bovino, l’ex comandante della Border Patrol che aveva coordinato altre operazioni di immigrazione ad alta intensità in diverse città amministrate dai democratici, è stato rimosso dall’incarico e riassegnato al precedente ruolo in California.
Nonostante ciò, gli esponenti democratici della Commissione Giustizia della Camera continuano ad accusare il Dipartimento di Giustizia di trattenere prove relative all’uccisione di Pretti. In una lettera indirizzata alla procuratrice generale Pam Bondi, i deputati sostengono che il Dipartimento avrebbe impedito a procuratori e agenti federali di cooperare con le forze dell’ordine statali, negando ai funzionari locali l’accesso alle prove raccolte. Altre critiche sono state espresse anche sull’uso delle maschere da parte degli agenti durante le operazioni anti-immigrazione. Il deputato democratico del Maryland Jamie Raskin ha dichiarato alla CNN che gli agenti dell’immigrazione non dovrebbero operare in anonimato: “Non dovrebbero essere anonimi. Dovrebbero essere identificabili”.