I tagli alla ricerca scientifica come strumento di controllo politico

Secondo un'analisi dell'Atlantic, l'amministrazione Trump sta smantellando il sistema scientifico e culturale americano in modo più rapido di quanto accaduto in altri paesi dopo elezioni democratiche

I tagli alla ricerca scientifica come strumento di controllo politico
Official White House Photo by Daniel Torok

Nel maggio 2025 Joan Brugge, scienziata che studia il cancro al seno da quasi cinquant'anni presso Harvard, ha ricevuto una email che le comunicava la cancellazione di entrambi i suoi finanziamenti federali per la ricerca. "Non avrei mai immaginato che fosse possibile che i finanziamenti per la ricerca che salva vite venissero terminati per questioni totalmente estranee alla qualità del lavoro o ai progressi che avevamo fatto", ha dichiarato la ricercatrice al podcast Autocracy in America dell'Atlantic, condotto dalla giornalista Anne Applebaum. Da quel momento sette persone hanno lasciato il laboratorio e Brugge ha avuto fondi sufficienti per sostituirne solo due, mentre invece di guidare il suo team verso studi per prevenire o curare il cancro si è trovata costretta a cercare nuovi finanziamenti.

Il caso di Brugge non è isolato. Secondo Ruth Ben-Ghiat, professoressa di storia alla New York University e autrice del libro Strongmen: Mussolini to the Present, "c'è uno sforzo molto concentrato e intenso su tutti i fronti per riportare indietro l'America di almeno una generazione in termini di istruzione, salute, ricerca e politiche climatiche". Ben-Ghiat ha spiegato all'Atlantic che i tagli massicci ai finanziamenti federali stanno già colpendo laboratori di ricerca in tutti gli Stati Uniti, inclusi quelli che non hanno nulla a che fare con la politica.

La studiosa ha individuato due elementi che distinguono l'attuale amministrazione da altri casi storici di leader arrivati al potere attraverso elezioni democratiche. Il primo è la velocità con cui le istituzioni sono state smantellate dal gennaio 2025. Il secondo è proprio la distruzione della ricerca scientifica: "Intere aree di conoscenza e di politica sono state fatte regredire. Non corrisponde a nessun altro esempio che conosco in cui il leader è arrivato al potere attraverso elezioni", ha affermato Ben-Ghiat. La professoressa ha sottolineato che non corrisponde nemmeno ai primi dieci mesi di Putin, Orbán o Erdoğan nei loro rispettivi paesi.

Secondo Ben-Ghiat, questi attacchi non sono improvvisi ma erano già in fase di pianificazione durante la prima amministrazione Trump. "Molte di queste cause fanatiche e le persone coinvolte, come Stephen Miller e altri, erano già attive allora. Semplicemente potevano spingersi solo fino a un certo punto, e ora si sentono liberi e autorizzati a portare avanti questi progetti", ha dichiarato alla giornalista. La velocità con cui si stanno verificando questi cambiamenti "assomiglia non al risultato di un'elezione, ma a quando le persone arrivano al potere attraverso un colpo di stato", ha aggiunto la professoressa.

L'amministrazione ha anche sospeso alcune spese culturali del governo federale, per esempio per piccoli musei o monumenti, e le ha reindirizzate invece verso le celebrazioni del 250esimo anniversario della firma della Dichiarazione di Indipendenza. Ben-Ghiat ha interpretato questa mossa come "un classico esempio di appropriazione di quella che sarebbe un'importante tappa nazionale", che diventerà "una scusa per intensificare una sorta di riscrittura della storia americana".

La professoressa ha anche evidenziato l'interesse dell'amministrazione per la Smithsonian Institution, il complesso di musei americani il cui consiglio di amministrazione include tradizionalmente il presidente della Corte Suprema e il vicepresidente. "Gli autocrati si impegnano in un mix di utopia e nostalgia, quindi la Smithsonian è un obiettivo perfetto se si punta davvero in grande", ha spiegato Ben-Ghiat. Secondo la studiosa, ogni leader autoritario vuole situarsi nel flusso della storia nazionale e dimostrare di essere "dalla parte giusta della storia". In questo caso specifico, "la storia nazionalista bianca e cristiana, in un quadro totalitario, non permette la coesistenza con altre storie", ha affermato.

Quando le è stato chiesto di trovare esempi storici paragonabili, Ben-Ghiat ha citato la Cina durante la Rivoluzione Culturale di Mao: "La scienza è stata riportata indietro di generazioni. Gli scienziati erano tra gli intellettuali e i ricercatori che furono uccisi, imprigionati ed epurati". La professoressa ha spiegato che in quel contesto "l'obbedienza ideologica al partito e alla rivoluzione prevaleva sulla conoscenza basata sui fatti, e la ricerca basata sui fatti divenne il nemico". Le università furono distrutte e gli esperti mandati in campagna per la rieducazione. "Le persone che hanno studiato questo periodo parlano di un'intera generazione perduta di scienziati e anche di ingegneri", ha precisato.

Diversi accademici hanno riferito alla giornalista di temere che i tagli ai finanziamenti per la ricerca universitaria e scientifica non riguardino davvero la scienza ma le discipline umanistiche, e che l'amministrazione pensi di poter usare i finanziamenti federali per influenzare i tipi di corsi che le università insegnano, gli studenti che iscrivono, le persone che assumono e in definitiva i pensieri che generano. Ben-Ghiat ha confermato che gli autocrati puntano sia agli individui che alle istituzioni stesse: "Vogliono trasformare le istituzioni educative in luoghi dove non hai pensiero libero, pensiero critico e curiosità, come avresti nelle democrazie. Invece, l'istituzione educativa stessa diventa un luogo che coltiva i valori dell'autoritarismo: sospetto, ostilità".

La professoressa ha anche collegato questi attacchi alle elezioni di metà mandato del 2026. Secondo la sua analisi, "c'è stato un tentativo concertato e molto implacabile di cambiare il modo in cui gli americani si sentono riguardo alle autorità, di cambiare il modo in cui si sentono riguardo alle istituzioni americane". Ben-Ghiat ha spiegato che con la negazione dei risultati elettorali del 2020, il presidente "è riuscito a convincere decine di milioni di persone di un fatto molto facilmente verificabile: che aveva perso le elezioni. Invece, ha convinto decine di milioni che era lui il legittimo vincitore". Questo lavoro di screditamento delle elezioni, secondo la studiosa, continuerà: "Perché sta militarizzando la vita quotidiana? Vuole costruire paura nelle persone riguardo all'andare a votare. C'è sia un lavoro di screditamento delle elezioni sia un lavoro di intimidazione che si intensificherà man mano che le elezioni di metà mandato si avvicinano".

Secondo Ben-Ghiat, l'obiettivo finale di questi attacchi alle istituzioni che raccolgono e promuovono la conoscenza, sia scientifica che culturale, è ridurre la fiducia degli americani in tutto. "Quando le autocrazie finalmente cadono, ricostruire quella fiducia è una delle cose più difficili da fare", ha concluso la professoressa.

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