I repubblicani temono ora di perdere non solo la Camera ma anche il Senato alle midterm

Anche i sondaggi interni sono sempre più allarmanti per il GOP: le difficoltà si moltiplicano persino in Stati tradizionalmente sicuri come Texas, Ohio e Alaska. L'immigrazione e l'economia, temi vincenti nel 2024, sono diventati punti deboli.

I repubblicani temono ora di perdere non solo la Camera ma anche il Senato alle midterm

I vertici del Partito Repubblicano sono sempre più preoccupati per i sondaggi interni che delineano uno scenario sempre più sfavorevole in vista delle elezioni di midterm del novembre 2026. A destare allarme non è soltanto la possibile (o secondo i sondaggi probabile) perdita della risicata maggioranza alla Camera: per la prima volta infatti, secondo quanto riportato da Axios, gli strateghi del GOP ammettono che anche il Senato — dove i repubblicani detengono attualmente 53 seggi contro 47 — potrebbe essere a rischio.

Donald Trump ha già avvisato gli esponenti repubblicani a Capitol Hill che perdere la maggioranza alla Camera potrebbe portare a un terzo procedimento di impeachment nei suoi confronti. Ma un’eventuale conquista democratica del Senato rappresenterebbe un vero terremoto politico, con il rischio di paralizzare gli ultimi due anni della sua presidenza e renderlo a tutti gli effetti una "anatra zoppa".

Il nervosismo è esploso questa settimana, quando i leader repubblicani hanno lanciato l’allarme durante una riunione a porte chiuse con i senatori del partito. Il senatore Tim Scott, presidente del National Republican Senatorial Committee (NRSCC), ha presentato un quadro preoccupante delle difficoltà del partito. La sua presentazione ha indicato che la sfida più ardua, sulla base dei sondaggi attuali, riguarda il Maine, dove la senatrice Susan Collins affronta un percorso di rielezione particolarmente complesso.

Una mappa elettorale che si allarga

I repubblicani devono ora fronteggiare competizioni non solo negli Stati tradizionalmente contesi come Michigan, Maine e North Carolina, ma anche in territori conservatori finora considerati al sicuro come Alaska, Iowa e Ohio. Il leader della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, pur bersagliato da critiche all’interno del suo stesso partito, viene riconosciuto dai repubblicani come autore di un efficace lavoro di reclutamento. Schumer ha convinto l’ex senatore Sherrod Brown a ripresentarsi in Ohio e l’ex deputata Mary Peltola a candidarsi in Alaska, costringendo i senatori repubblicani in carica Jon Husted e Dan Sullivan a campagne difensive che potrebbero richiedere decine di milioni di dollari per cercare di tenere il proprio seggio.

A sorpresa, però, uno dei fronti più delicati è il Texas, dove il senatore John Cornyn rischia di perdere le primarie repubblicane contro il procuratore generale dello Stato Ken Paxton. I sondaggi suggeriscono che una vittoria di Paxton alle primarie potrebbe aprire la porta alla clamorosa vittoria di un candidato democratico nella sfida di novembre. Il NRSCC ha diffuso un memorandum sostenendo che Cornyn è “l’unico candidato repubblicano” in grado di vincere in modo affidabile contro i potenziali avversari democratici.

Anche qualora Paxton dovesse prevalere alle elezioni generali, il Partito sarebbe costretto a investire decine di milioni di dollari aggiuntivi in questa sfida rispetto a quanto previsto con la candidatura di Cornyn. I democratici non vincono una carica a livello statale in Texas da oltre trent’anni, ma i repubblicani non escludono più questa possibilità a priori dopo che lo scorso fine settimana il Partito ha subito una pesante sconfitta in un’elezione suppletiva per un seggio al Senato statale, in un distretto ad alta presenza ispanica che Trump aveva vinto con 17 punti di vantaggio nel 2024.

Anche la Georgia rappresenta un problema significativo. Il mancato ingresso in corsa del popolare governatore Brian Kemp ha privato i repubblicani del candidato più forte per sfidare il senatore democratico Jon Ossoff, considerato tra i più vulnerabili tra quelli in carica. Ora tre candidati meno conosciuti si contendono ora la nomination repubblicana, nessuno con la capacità di raccolta fondi di Kemp. Ossoff ha accumulato oltre 25 milioni di dollari di liquidità, una cifra nettamente superiore a quella di qualsiasi suo sfidante, e chiunque emerga dalle primarie repubblicane dovrà affrontarlo dopo aver già consumato risorse nella competizione interna.

Le risorse ancora in campo

Nonostante il quadro preoccupante, è però ancora presto per trarre conclusioni definitive. Il ciclo delle primarie è solo all’inizio e i democratici potrebbero a loro volta selezionare candidati deboli in Stati come Iowa, Maine e Michigan. Inoltre il super PAC repubblicano a sostegno dei candidati al Senato dispone di risorse quasi triple rispetto alla controparte democratica e potrà contare anche sul super PAC pro-Trump MAGA Inc., che ha a sua volta a disposizione 304 milioni di dollari. A queste risorse si aggiungono i contributi di Elon Musk, che ha iniziato a staccare assegni importanti a favore di comitati conservatori.

Resta però un dato: nei sondaggi, i due temi che avevano garantito a Trump la vittoria nel 2024 — immigrazione ed economia — si stanno trasformando sempre di più in vulnerabilità importanti per il Partito, complicando così la difesa della maggioranza al Senato.

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