I giudici fermano l'espulsione di 600 mila venezuelani

Una corte d’appello conferma il divieto di revocare il Temporary Protected Status per 600 mila venezuelani; una giudice federale blocca l’estensione nazionale dell’“espulsione accelerata”, richiamando le garanzie del Quinto emendamento.

I giudici fermano l'espulsione di 600 mila venezuelani
Immigration and Customs Enforcement

Venerdì 29 agosto, una corte d’appello federale degli Stati Uniti ha bloccato la decisione dell’amministrazione Trump di revocare il Temporary Protected Status (TPS), il permesso di soggiorno temporaneo, a circa 600.000 venezuelani che vivono nel paese. La sentenza conferma una precedente decisione di un giudice federale della California, che a marzo aveva impedito al governo di procedere con l’espulsione di questi migranti, molti dei quali avevano ottenuto lo status durante la presidenza di Joe Biden.

Il TPS è un programma che protegge dall’espulsione e consente di lavorare legalmente negli Stati Uniti i cittadini stranieri il cui ritorno nel paese d’origine sarebbe insicuro a causa di conflitti, disastri naturali o altre condizioni straordinarie. Nel caso dei venezuelani, il programma era stato esteso proprio perché il governo americano considerava il regime di Nicolás Maduro autoritario e instabile.

La corte d’appello ha respinto la richiesta dell’amministrazione Trump di abolire il TPS per i venezuelani, sostenendo che la decisione fosse "politicizzata" e che presentava i migranti come criminali senza fondamento. La giudice Kim Wardlaw, nella motivazione della sentenza, ha affermato che la legge approvata dal Congresso per il TPS "non può essere manipolata per scopi politici". Secondo la corte, la segretaria alla Sicurezza interna, Kristi Noem, non aveva l’autorità per annullare la proroga del programma concessa da Biden, poiché la legge in vigore non lo consente.

"Gli attori hanno dimostrato di affrontare un danno irreparabile per la loro vita, le loro famiglie e i loro mezzi di sussistenza", ha scritto la giudice Wardlaw. La decisione rappresenta un duro colpo per la politica migratoria del presidente Trump, che aveva promesso in campagna elettorale di espellere milioni di migranti irregolari.

Joe Biden aveva prolungato di diciotto mesi il TPS per i venezuelani pochi giorni prima di lasciare la presidenza, il 20 gennaio 2025. Tuttavia, l’amministrazione Trump aveva cercato di revocare il programma, sostenendo che la situazione in Venezuela fosse migliorata e che non fosse più nell’interesse nazionale degli Stati Uniti mantenere la protezione. La Corte Suprema, a maggio, aveva temporaneamente autorizzato la revoca del TPS in attesa dell’esame dell’appello, ma ora la corte d’appello ha ribaltato questa posizione.

La decisione non chiarisce però la situazione di circa 350.000 venezuelani la cui protezione è scaduta ad aprile. Secondo gli avvocati che li rappresentano, alcuni di loro sono già stati licenziati, detenuti in centri di detenzione o addirittura espulsi. Per i restanti 250.000, la scadenza del TPS è prevista per il 10 settembre.

Un portavoce del Dipartimento per la Sicurezza interna ha definito il programma TPS "distorso e sfruttato per decenni come una forma di amnistia di fatto". Nonostante la sentenza, l’amministrazione Trump ha annunciato che ricorrerà nuovamente alla Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, per cercare di far valere la propria posizione.

"Nonostante questa ingiunzione ritardi la giustizia e danneggi l’integrità del nostro sistema immigratorio, la segretaria Noem utilizzerà tutti gli strumenti legali a disposizione per porre fine a questo caos e dare priorità alla sicurezza degli americani", si legge in una nota ufficiale.

La decisione della corte si inserisce in un contesto più ampio di tensioni sulla politica migratoria di Trump. Il presidente aveva promesso di espellere milioni di migranti senza documenti, ma molte delle sue iniziative sono state bloccate dai tribunali. Secondo il Pew Research Center, a marzo 2024 c’erano 1,2 milioni di persone beneficiarie o eleggibili per il TPS negli Stati Uniti, con i venezuelani che rappresentano il gruppo più numeroso. L’amministrazione ha tentato di revocare il TPS anche per afghani, camerunesi, haitiani, honduregni, nepalesi e nicaraguensi.

Nella stessa giornata, un’altra giudice federale, Jia Cobb, ha bloccato l’applicazione estesa della procedura di "espulsione accelerata", che permette di rimpatriare rapidamente i migranti senza un processo regolare. La Cobb ha sostenuto che questa procedura, estesa a livello nazionale e applicata anche a chi risiede negli Stati Uniti da oltre due anni, violerebbe il Quinto Emendamento della Costituzione, che garantisce il diritto a un processo equo.

"Se fosse vero che chi entra illegalmente nel paese non ha diritto a nessuna procedura legale, non solo gli stranieri, ma tutti, sarebbero in pericolo", ha scritto la giudice, nominata dall’ex presidente Biden. La decisione è arrivata in seguito a un ricorso presentato da Make The Road New York, un’organizzazione che difende i diritti dei migranti.

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