I Dem pensano che per il 2028 serva un uomo bianco e cristiano

Dopo due sconfitte con donne in lista, parte del partito discute se puntare su un candidato maschio per riconquistare la Casa Bianca. Ma molti aspiranti alla nomination respingono l'idea

I Dem pensano che per il 2028 serva un uomo bianco e cristiano
Official White House Photo by Lawrence Jackson

Alcuni esponenti di primo piano del Partito Democratico discutono una questione delicata: se la strada migliore per riconquistare la presidenza nel 2028 sia candidare un uomo, possibilmente bianco, eterosessuale e cristiano. Lo rivela Axios, che ha raccolto testimonianze su un confronto sempre meno riservato e sempre più pubblico all'interno del partito.

Il timore, condiviso in chat di gruppo, eventi privati e ormai anche in dichiarazioni ufficiali, è che una parte dell'elettorato americano non sia ancora disposta a votare per una donna o per un candidato che appartenga a una minoranza. Il Partito Democratico ha perso due volte contro il presidente Trump con donne in lista: Hillary Clinton nel 2016 e Kamala Harris nel 2024. Per alcuni dirigenti, donatori e strateghi del partito, queste sconfitte dimostrano che l'America non è pronta. "C'è la paura che una donna abbia ormai perso due volte", ha detto ad Axios uno stratega democratico di livello nazionale. "Senza considerare le centinaia di volte in cui hanno perso degli uomini, è giusto candidare una donna?". Altri strateghi si sono espressi in modo ancora più diretto, con diversi che hanno ripetuto una formula simile: "Deve essere un uomo bianco".

A spingere il dibattito sulla scena pubblica è stata l'ex first lady Michelle Obama, che a novembre ha dichiarato che gli Stati Uniti "devono ancora maturare molto" e che "purtroppo ci sono ancora molti uomini che non si sentono a proprio agio nell'essere guidati da una donna". Il deputato del South Carolina Jim Clyburn ha detto a Nbc che Obama aveva "assolutamente ragione", aggiungendo però che le donne dovrebbero continuare a candidarsi. L'ex presidente Biden, intervenendo nel programma televisivo "The View", ha attribuito la sconfitta di Harris al sessismo e al razzismo.

Harris stessa ha affrontato il tema nel suo libro "107 Days", raccontando come i pregiudizi abbiano influenzato anche la scelta del vicepresidente. Prima di scegliere il governatore del Minnesota Tim Walz, la sua prima opzione era Pete Buttigieg, allora segretario ai Trasporti e apertamente omosessuale. Buttigieg "sarebbe stato un partner ideale, se io fossi stata un uomo bianco, eterosessuale", ha scritto Harris. "Ma stavamo già chiedendo molto all'America: accettare una donna, una donna nera, una donna nera sposata con un uomo ebreo. Una parte di me voleva dire: al diavolo, facciamolo. Ma con la posta in gioco così alta, era un rischio troppo grande". In un'intervista successiva al New York Times, a dicembre, Harris ha però detto di credere che "il paese è pronto" per una presidente donna.

Guardando al 2028, tra le donne che potrebbero candidarsi si fanno i nomi della stessa Harris, della senatrice del Michigan Elissa Slotkin, della deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez e della governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, anche se secondo alcune fonti interne quest'ultima difficilmente si presenterà. Ma la lista dei possibili candidati uomini rivela un dato interessante: molti di loro non sono bianchi e cristiani. Il governatore dell'Illinois JB Pritzker, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro e l'ex sindaco di Chicago Rahm Emanuel sono ebrei. Il senatore dell'Arizona Ruben Gallego è latino. Il deputato della California Ro Khanna è induista di origine indiana. Il senatore del New Jersey Cory Booker e il governatore del Maryland Wes Moore sono neri. Tra i candidati che corrispondono al profilo dell'uomo bianco e cristiano ci sono, oltre a Buttigieg, il governatore del Kentucky Andy Beshear, il senatore dell'Arizona Mark Kelly e il governatore della California Gavin Newsom.

Diversi potenziali candidati hanno respinto apertamente l'idea che il paese non sia abbastanza tollerante. Khanna ha detto ad Axios che chi sostiene che donne e candidati di minoranze non possano vincere "non sa di cosa parla. I dati dicono il contrario". Secondo Khanna, Harris "ha ottenuto lo stesso voto bianco di Barack Obama" e "quello che ha perso tra gli uomini bianchi lo ha recuperato tra le donne bianche. Ma non abbiamo conquistato abbastanza latinoamericani, asiatici, uomini neri e giovani elettori". Whitmer ha dichiarato a Npr che, pur ammirando Michelle Obama, "credo che l'America sia pronta per una presidente donna". Buttigieg ha detto a Politico che "il modo in cui si conquista la fiducia degli elettori dipende soprattutto da ciò che pensano farai per le loro vite, non dalle categorie a cui appartieni". Shapiro, nel podcast "Higher Learning", ha risposto a chi gli diceva che un ebreo non può diventare presidente ricordando di aver vinto in uno Stato chiave e di aver conquistato elettori di ogni tipo grazie alla trasparenza sulla propria fede. "Credo che l'America sia pronta a eleggere una donna, una persona nera, una persona gay, una persona ebrea", ha detto, concludendo con il suo motto: "Quello che l'America vuole è qualcuno che porti a casa i risultati".

Il confronto resta aperto e tocca un nodo irrisolto per i Democratici. Gli scettici di questa tesi sostengono che attribuire le sconfitte del 2016 e del 2024 all'intolleranza di parte dell'elettorato sia un modo comodo per evitare di fare i conti con le divisioni interne e i limiti del partito. Ogni elezione, del resto, ha dinamiche proprie.

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