Hormuz, Trump ordina all'Iran di fermare i pedaggi. Khamenei: "Lo controlliamo noi"
Il vicepresidente JD Vance guiderà oggi la delegazione americana ai negoziati di Islamabad mentre il cessate il fuoco scricchiola sempre di più e il greggio sfiora di nuovo i 100 dollari al barile.
Lo scontro tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz si è intensificato nella giornata di ieri, alla vigilia dei negoziati di oggi a Islamabad. Il presidente statunitense Donald Trump ha intimato a Teheran di smettere di imporre pedaggi alle petroliere in transito, mentre la nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha risposto rivendicando il controllo della rotta da cui prima della guerra passava circa un quarto del petrolio trasportato via mare nel mondo.
"Ci sono segnalazioni che l’Iran stia imponendo tariffe alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. È meglio che non lo stiano facendo e, se lo stanno facendo, che smettano subito", ha scritto Trump in un post pubblicato su Truth Social. In un secondo post ha accusato Teheran di star facendo "un pessimo lavoro" nel garantire il passaggio del petrolio e di violare gli accordi in vigore che hanno portato al cessate il fuoco. I messaggi sono arrivati dopo la pubblicazione di un’inchiesta del Financial Times, secondo cui l’Iran pretende un pedaggio di un dollaro per barile, pagabile in criptovaluta.
Steve Witkoff (inviato speciale)
Jared Kushner (genero di Trump)
Abbas Araghchi (Min. Esteri)
Lo Stretto è aperto o chiuso?
La situazione sul campo resta confusa. Un funzionario americano ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è "completamente aperto", ma ha ammesso che molte navi non lo attraversano perché restano intimidite dagli iraniani. Di segno opposto la valutazione di Sultan Al Jaber, capo della Abu Dhabi National Oil Company, che su LinkedIn ha scritto: "Bisogna essere chiari: lo Stretto di Hormuz non è aperto. L’accesso è limitato, condizionato e controllato". Secondo il New York Times centinaia di petroliere sono ancora in attesa di transitare. Quasi 20 mila marinai sono bloccati nel Golfo Persico, stando all’Organizzazione marittima internazionale.
Intando a Teheran, Mojtaba Khamenei ha rotto il silenzio con un messaggio scritto, il primo dalla firma del cessate il fuoco. Ha definito l’Iran il "vincitore indiscusso" della guerra e ha promesso che durante i negoziati con Washington Teheran "porterà la gestione dello Stretto di Hormuz in una nuova fase". Ha anche assicurato che il Paese "non ha cercato la guerra e non la cerca", ma che "non rinuncerà ai propri legittimi diritti" e chiederà risarcimenti per i danni subiti. Il messaggio è stato diffuso in occasione della commemorazione dei 40 giorni dall’assassinio di suo padre da parte di Israele nel primo giorno di guerra.
Intanto, secondo un nuovo sondaggio Economist/YouGov, solo il 34% degli americani sostiene la ripresa della guerra, contro il 53% che si dichiara contrario e Trump affronta critiche crescenti anche da voci influenti dei media conservatori. Non meraviglia il fatto che, in questo contesto caotico, la quotazione del greggio sia tornata a sfiorare i 100 dollari al barile, ben al di sopra dei livelli precedenti alla guerra.
Vance alla prova di Islamabad
Il vicepresidente J.D. Vance guiderà la delegazione negoziale americana che si recherà a Islamabad, accompagnato dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner. Per l’Iran, secondo i media di Stato, saranno presenti il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Il nodo principale è capire se l’offensiva israeliana contro Hezbollah in Libano rientri nel cessate il fuoco. Vance ha definito il disaccordo un "legittimo malinteso", con toni più concilianti rispetto ad altri funzionari della Casa Bianca. Trump ha intanto confermato di aver chiesto al premier Benjamin Netanyahu di ridimensionare i raid in Libano. Vance ha aggiunto che Israele ha offerto di "trattenersi un po’" per favorire il successo dei colloqui.
Per Vance la missione è però anche una prova politica. All’interno dell’Amministrazione resta la voce più critica verso la guerra, una posizione che lo distingue nettamente dal Segretario di Stato Marco Rubio e che Trump stesso ha riconosciuto, definendolo "filosoficamente un po’ diverso da me". "Questa è probabilmente la missione più difficile che farà da vicepresidente", ha commentato un ex funzionario dell’Amministrazione Trump a The Hill.