Hegseth invoca Dio per giustificare la guerra in Iran

Il segretario alla Difesa presenta le operazioni militari americane come una missione divina. E chiede agli americani di pregare "nel nome di Gesù Cristo" per la vittoria in battaglia

Hegseth invoca Dio per giustificare la guerra in Iran
Petty Officer 1st Class Eric Brann / Office of the Secretary of War Public Affairs

Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth sta trasformando la retorica militare degli Stati Uniti in qualcosa che non si vedeva da decenni: un discorso apertamente religioso, in cui le operazioni belliche diventano strumenti della volontà di Dio. Come racconta il New York Times in un articolo pubblicato in prima pagina, Hegseth ha costruito attorno alla guerra in Iran, alle operazioni in Africa e in America Latina una cornice cristiana che va ben oltre la consueta invocazione della protezione divina sui soldati.

Parlando dal Pentagono, Hegseth ha descritto la "forza schiacciante" dell'esercito americano e la sua capacità di riversare "morte e distruzione dall'alto" sui nemici iraniani, definiti "apocalittici". Poi ha chiesto agli americani di pregare per la vittoria e la sicurezza delle truppe: "Ogni giorno, in ginocchio, con le vostre famiglie, nelle vostre scuole, nelle vostre chiese, nel nome di Gesù Cristo". Il New York Times sottolinea come la natura esplicitamente cristiana di questo appello risulti particolarmente significativa in un momento in cui gli eserciti statunitense e israeliano stanno sganciando migliaia di bombe su una nazione a maggioranza sciita.

In un'intervista a "60 Minutes" della CBS, Hegseth ha dichiarato che la provvidenza divina protegge le truppe americane: "Le nostre capacità sono migliori. La nostra volontà è migliore. I nostri soldati sono migliori. La provvidenza del nostro Dio onnipotente protegge quei soldati, e siamo impegnati in questa missione". Al tempo stesso, il segretario alla Difesa ha evitato di presentare l'Islam come nemico, elogiando gli alleati arabi del Golfo per il loro sostegno alla guerra dopo gli attacchi iraniani.

La retorica di Hegseth non è isolata all'interno dell'amministrazione Trump. Il presidente stesso, al suo insediamento nel 2025, disse di essere stato "salvato da Dio per rendere l'America di nuovo grande", riferendosi al tentato assassinio che aveva subito. Il segretario di Stato Marco Rubio, il mese scorso a Monaco, ha affermato che America ed Europa sono legate dalla "fede cristiana". Ma Hegseth, osserva il New York Times, si distingue come il leader civile dell'esercito più potente del mondo per la sua disponibilità a confondere il confine tra una guerra metaforica, combattuta sul piano spirituale, e il combattimento reale.

Dopo l'omicidio del fondatore di Turning Point USA Charlie Kirk, a settembre, Hegseth ha pubblicato un video che mescolava l'audio della sua recitazione del Padre Nostro con immagini di missili in partenza, navi da guerra e paracadutisti. A inizio marzo ha descritto le operazioni antidroga, inclusi attacchi militari che hanno ucciso almeno 157 persone, come parte di una guerra più ampia per difendere le "nazioni cristiane" dalle forze del "narco-comunismo ateo". Rivolgendosi ai ministri della Difesa dell'emisfero occidentale, ha detto: "Affrontiamo una prova essenziale, se le nostre nazioni saranno e resteranno nazioni occidentali con caratteristiche distinte, nazioni cristiane sotto Dio".

Il segretario alla Difesa ha anche organizzato servizi di culto cristiani mensili, su base volontaria, nell'auditorium del Pentagono. Secondo il New York Times, si tratta di una rottura netta con la tradizione dei cappellani militari, formati per assistere soldati di ogni fede. Circa il 70% dei militari americani si identifica come cristiano, secondo uno studio del 2019 del Congressional Research Service. Il reverendo William D. Razz Waff, sacerdote episcopale ed ex cappellano dell'esercito, ha dichiarato al New York Times: "Una cosa è dire 'mettiamoci in ginocchio e preghiamo Dio', ma quando dici 'a Gesù Cristo nostro Signore', restringi molto il campo. I cappellani sono lì per tutti".

L'idea che le azioni militari americane siano sancite da Dio incontra anche l'opposizione di figure importanti del mondo cristiano. Il cardinale Robert McElroy di Washington ha detto al New York Times di pregare regolarmente per l'America e i suoi militari, ma ha tracciato una distinzione netta con la visione morale che Hegseth propone: "Secondo il mio punto di vista e l'insegnamento della Chiesa, questa non è una guerra morale, è una guerra immorale, e quindi non prego perché questa guerra immorale continui. Vedo un imperativo morale a porre fine a questa guerra, ad avere un cessate il fuoco". Una posizione condivisa da papa Leone XIV, che ha chiesto la fine dei combattimenti in Iran affermando che "la violenza non può mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono".

Sul braccio destro Hegseth porta tatuata la frase latina "Deus vult", "Dio lo vuole", che lui stesso ha descritto come il "grido di battaglia" delle Crociate. Nel suo libro "American Crusade", pubblicato nel 2020, descrive le Crociate come "sanguinose" e "piene di indicibili tragedie", ma sostiene che fossero giustificate perché salvarono l'Europa cristiana dall'avanzata dell'Islam. È questa la visione che domina i servizi di preghiera al Pentagono, dove a dicembre l'evangelista Franklin Graham ha detto ai presenti: "Sappiamo che Dio ama. Ma sapevate che Dio anche odia? Sapevate che Dio è anche un Dio di guerra?".

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.