Guerra in Iran: l’errore sui droni ucraini e l’escalation che ormai coinvolge una ventina di Paesi
L'amministrazione Trump ha ignorato per mesi la tecnologia anti-drone offerta da Kyiv, salvo chiederla urgentemente la settimana scorsa. Intanto la guerra ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, trascinato la Nato nel vortice e innescato una crisi energetica globale.
A dieci giorni dall'inizio dei bombardamenti sull'Iran, avviati il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele con l'Operazione Epic Fury, il conflitto in Iran ha ormai già assunto una dimensione globale. Almeno una ventina di Paesi sono ormai coinvolti militarmente — alcuni in combattimento diretto, altri nella difesa aerea o nel supporto logistico — mentre lo shock energetico crescente colpisce nazioni ben lontane dal fronte. L'Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitava il 20% del petrolio mondiale, provocando così un'impennata dei prezzi di greggio, gas, plastiche e fertilizzanti.
L'errore strategico sui droni ucraini
Eppure, secondo quanto rivelato da Axios sulla base di documenti esclusivi in suo possesso, uno degli errori tattici più gravi dell'Amministrazione Trump risale a quasi 7 mesi prima dell'inizio delle ostilità. Il 18 agosto, durante un incontro a porte chiuse alla Casa Bianca, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva presentato al presidente Trump un'offerta concreta: fornire agli Stati Uniti la tecnologia anti-drone sviluppata sul campo di battaglia contro i droni iraniani Shahed, gli stessi che la Russia acquista, riproduce e rinomina Geran per la sua invasione dell'Ucraina.
La delegazione ucraina aveva anche preparato una presentazione in PowerPoint — ottenuta in esclusiva da Axios — con una mappa del Medio Oriente e un avvertimento che si sarebbe rivelato profetico: "L'Iran sta migliorando il design dei suoi droni d'attacco Shahed". La proposta prevedeva la creazione di "centri di combattimento droni" in Turchia, Giordania e negli Stati del Golfo Persico, dove si trovano basi statunitensi. "Volevamo costruire i 'muri di droni' e tutto il necessario, compresi i radar", ha dichiarato un funzionario ucraino. Trump chiese alla sua squadra di lavorare sulla proposta, ma — ha aggiunto la stessa fonte — alla fine "non hanno fatto nulla".
Un funzionario statunitense ha confermato l'episodio, spiegando che alcuni nell'Amministrazione considerano il leader ucraino un eccessivo promotore di sé stesso, a capo di un Paese che non gode di sufficiente considerazione a Washington. "Abbiamo pensato che fosse Zelensky che faceva il Zelensky. Qualcuno ha deciso di non comprare", ha ammesso. Solo giovedì scorso, secondo il New York Times, gli Stati Uniti hanno formalmente chiesto a Kiev aiuto nella lotta ai droni. "Se c'è un errore tattico che abbiamo commesso all'origine di questa guerra, è stato proprio questo", ha riconosciuto un altro funzionario americano.
Guerra in Iran: i numeri del conflitto
L'analisi dei costi e la partnership mancata
Il ritardo pesa tanto più se si considera il divario economico tra costi di attacco e di difesa. Un drone iraniano Shahed costa tra i 20.000 e i 50.000 dollari, mentre gli intercettori ucraini sono ancora più economici. Abbattere un bersaglio così a buon mercato con munizioni da milioni di dollari come i missili Patriot era un problema già emerso nei combattimenti statunitensi contro i ribelli Houthi nello Yemen, e resta tuttora irrisolto. I droni iraniani sono stati collegati alla morte di 7 militari americani — un bilancio che i funzionari statunitensi definiscono comunque inferiore alle stime iniziali di 40 vittime nella fase di apertura del conflitto. Venerdì gli Stati Uniti hanno annunciato il dispiegamento del proprio sistema anti-drone Merops, ma un funzionario americano ha definito la risposta ai droni iraniani finora "piuttosto deludente", parlando con l'Associated Press.
Consapevole della mentalità imprenditoriale di Trump, Kyiv aveva strutturato l'offerta come una partnership commerciale, promettendo di contribuire a creare posti di lavoro manifatturieri negli Stati Uniti. In cambio dell'accesso alla tecnologia ucraina, l'Ucraina avrebbe acquistato armi americane. "Le nostre risorse ci permettevano di produrre solo il 50% della nostra capacità. Volevamo che gli Stati Uniti investissero l'altro 50% e avessero una quota della produzione", ha spiegato un funzionario ucraino. La presentazione stimava che la collaborazione potesse portare alla realizzazione di fino a 20 milioni di unità.
Un conflitto che ha travalicato il Medio Oriente
Se tecnologicamente parlando ora gli Stati Uniti scontano un ritardo che probabilmente sarebbe stato evitabile, sul piano geopolitico il conflitto ha rapidamente superato i confini regionali. Dall'inizio della guerra l'Iran ha colpito direttamente almeno 10 Paesi, prendendo di mira basi americane e israeliane, capitali del Golfo Persico, infrastrutture petrolifere e aree civili. Sirene d'allarme hanno suonato a Dubai, in Bahrein e a Gerusalemme; esplosioni sono state udite a Tel Aviv. Israele combatte su due fronti — bombardando l'Iran e affrontando Hezbollah via terra in Libano, dove oltre 500.000 persone sono state sfollate in una settimana.
La guerra ha coinvolto anche le Forze Armate europee e costretto la NATO, per la prima volta nella sua storia, ad abbattere missili iraniani su territorio di un Paese alleato, la Turchia. La Francia ha inviato la sua portaerei a propulsione nucleare nel Mediterraneo orientale, affiancando le navi britanniche dopo che un drone iraniano ha colpito una base aerea del Regno Unito a Cipro, Paese membro dell'Unione Europea. Grecia e Turchia — storiche rivali all'interno dell'Alleanza — hanno schierato caccia sull'isola, i cui cieli sono già divisi da una linea di partizione che dura da cinquant'anni. Persino l'Australia ha annunciato l'invio di missili e un aereo radar per aiutare gli Emirati Arabi Uniti e altri Paesi del Golfo. Nel frattempo un sottomarino statunitense ha affondato una nave da guerra iraniana al largo dello Sri Lanka: il primo siluro americano andato a segno dalla Seconda guerra mondiale.
L'effetto domino sui dossier internazionali
Dietro il conflitto aperto si muove una partita tra le maggiori potenze mondiali che ne amplifica le conseguenze. Secondo il Washington Post, la Russia sta condividendo con l'Iran immagini satellitari delle navi e degli aerei statunitensi, aiutando Teheran a colpire le forze americane nella regione. La Cina, che attende Trump per una visita di Stato nelle prossime settimane, si muove su entrambi i fronti: da un lato chiede il cessate il fuoco e fa pressioni sull'Iran affinché riapra lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 40% delle sue importazioni petrolifere; dall'altro — secondo fonti di intelligence citate dalla CNN — Pechino potrebbe fornire a Teheran assistenza finanziaria, pezzi di ricambio e componenti missilistici.
Le onde d'urto del conflitto stanno intanto ridisegnando tutti i principali dossier dell'agenda Trump. I negoziati di pace per l'Ucraina, previsti ad Abu Dhabi questa settimana sotto mediazione americana, sono stati rinviati a tempo indeterminato. L'India è tornata ad acquistare petrolio russo dopo che Washington ha sospeso le sanzioni per gestire la crisi energetica. Il piano di pace per Gaza è bloccato, con gli Stati del Golfo — che avevano promesso miliardi per la ricostruzione — ora impegnati a difendersi dai missili iraniani. Soprattutto, la guerra sta consumando le scorte missilistiche che gli Stati Uniti avevano accumulato per anni in vista di un'eventuale crisi con la Cina nel Pacifico, sollevando interrogativi urgenti su cosa accadrebbe se Pechino decidesse di agire su Taiwan.
Lo scontro verbale tra Washington e Teheran
Sul piano politico, la distanza tra le letture del conflitto offerte dalle due capitali in guerra è abissale. Il presidente Trump ha dichiarato che la guerra è "quasi completa" e "in largo anticipo sulla tabella di marcia", avvertendo che se l'Iran bloccherà il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz gli Stati Uniti renderanno "praticamente impossibile" la ricostruzione del Paese. La portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, ha affermato che gli attacchi di ritorsione iraniani sono diminuiti del 90% grazie alla distruzione delle capacità missilistiche balistiche di Teheran.
L'Iran ha risposto con toni di aperta sfida. Il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, Ali Larijani, ha intimato a Trump di "stare attento, o potreste essere voi a essere eliminati", mentre il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Qalibaf, ha scritto su X: "Non cerchiamo assolutamente un cessate il fuoco. L'aggressore va preso a pugni in faccia perché impari la lezione".