Guerra all'Iran, il Pentagono conferma: 140 militari americani feriti in 10 giorni
Washington chiede a Israele di non colpire gli impianti petroliferi iraniani e Teheran inizia a minare lo Stretto di Hormuz, con il greggio ai massimi dal 2022. In totale sono finora 7 i soldati statunitensi morti in guerra.
Sono circa 140 i militari americani rimasti feriti nei primi 10 giorni della guerra contro l'Iran, come ha confermato oggi il Pentagono. Si tratta del primo bilancio ufficiale delle perdite statunitensi dall'inizio del conflitto, che finora ha causato anche 7 morti tra i soldati americani. Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha precisato che 8 militari sono ancora in gravi condizioni e ricevono le migliori cure disponibili, mentre la maggior parte dei feriti ha riportato lesioni lievi: 108 sono già tornati in servizio.
Il bilancio arriva mentre l'Amministrazione Trump continua ad inviare segnali contraddittori sulla durata e gli obiettivi dell'operazione. Il presidente aveva in precedenza dichiarato che l'offensiva sarebbe durata circa 4 settimane e che procedeva in anticipo rispetto ai tempi previsti. Ieri, tuttavia, ha detto ai giornalisti: "Potremmo definirlo un enorme successo già adesso, oppure andare oltre. E andremo oltre".
Guerra Usa-Iran:
i numeri del conflitto
- I raid danneggiano la popolazione iraniana, in larga parte ostile al regime
- Trump intende cooperare con il settore petrolifero iraniano dopo la guerra
- Rischio di pesanti ritorsioni iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo
Mine nello Stretto di Hormuz
Le contraddizioni sulla strategia americana si riflettono anche nella gestione della crisi più urgente del conflitto: la situazione nello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa un quinto di tutto il greggio mondiale. L'Iran ha iniziato a posizionare mine nel canale, secondo quanto riportato dalla CNN che ha citato due fonti a conoscenza dei rapporti di intelligence statunitensi. Finora gli ordigni collocati sono alcune decine, ma Teheran conserva ancora tra l'80% e il 90% delle proprie imbarcazioni e dei mezzi per la posa di mine, e potrebbe dunque dispiegarne ancora centinaia.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, che insieme alla marina tradizionale iraniana controlla lo Stretto, ha ancora la piena capacità di schierare imbarcazioni per la posa di mine, battelli carichi di esplosivo e batterie missilistiche costiere, ha riferito la CNN. Le Guardie della Rivoluzione avevano già avvertito che qualsiasi nave in transito sarebbe stata attaccata, ed il risultato è che lo Stretto è di fatto chiuso dall'inizio del conflitto. Fonti citate dalla CNN lo hanno descritto come una "valle della morte" per i rischi che comporta attraversarlo.
Trump ha reagito alle nuove minacce iraniane con un post su Truth Social: "Se davvero l'Iran ha posizionato mine nello Stretto di Hormuz, e non abbiamo rapporti che lo confermino, pretendiamo che vengano rimosse immediatamente". In caso contrario, ha aggiunto, l'Iran subirà "conseguenze militari a un livello mai visto prima".

Petrolio ai massimi dal 2022
Il blocco dello stretto sta intanto continuando a provocare gravi ripercussioni sui mercati energetici. Circa 15 milioni di barili al giorno di greggio, più altri 4,5 milioni di barili di prodotti raffinati, risultano bloccati nel Golfo Persico, ha riportato la CNN. Paesi produttori come Iraq e Kuwait non dispongono di alternative per esportare il proprio petrolio, e il G7 ha lasciato intendere che potrebbe sbloccare riserve strategiche per compensare la carenza di offerta. Nella giornata di oggi il prezzo del barile ha oscillato bruscamente tra 80 e 90 dollari, dopo che ieri aveva toccato il livello più alto dalla metà del 2022, quando i mercati erano stati scossi dall'invasione russa dell'Ucraina. Secondo la American Automobile Association, In questo contesto, il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto il massimo di entrambi i mandati di Trump.
Washington frena Israele
Proprio il timore di un'ulteriore escalation dei prezzi energetici è alla base di una svolta inattesa: l'Amministrazione Trump ha chiesto a Israele lunedì di non colpire ulteriori infrastrutture energetiche iraniane, in particolare quelle petrolifere. Lo hanno riferito ad Axios tre fonti a conoscenza della vicenda. Si tratta della prima volta che Washington impone un limite all'alleato israeliano dall'inizio dell'operazione congiunta contro l'Iran.
I raid israeliani avevano avvolto Teheran, città di 10 milioni di abitanti, in una coltre di fumo nero tossico e pioggia acida, provocando allarmi sanitari per la popolazione civile. Il messaggio americano è stato trasmesso ai massimi livelli politici e al capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa israeliane, Eyal Zamir, ha confermato un funzionario israeliano. Un secondo funzionario ha aggiunto che "gli Stati Uniti hanno chiesto di essere informati in anticipo su qualsiasi futuro attacco contro impianti petroliferi in Iran".
L'Amministrazione Trump ha motivato la richiesta con tre argomenti:
- Gli attacchi danneggiano la popolazione civile iraniana, considerata in larga parte ostile al regime;
- Il presidente intende cooperare con il settore petrolifero iraniano dopo la guerra, seguendo un approccio simile a quello adottato con il Venezuela;
- I raid israeliani rischiano di provocare pesanti ritorsioni iraniane contro le infrastrutture energetiche degli Stati del Golfo.
Secondo una fonte citata sempre da Axios, Trump considera gli attacchi al petrolio iraniano come un'"opzione estrema", da tenere in riserva solo nel caso in cui Teheran colpisca deliberatamente gli impianti petroliferi del Golfo.
Lo stesso Trump ha anticipato pubblicamente questa posizione, avvertendo lunedì che l'Iran "sarà colpito 20 volte più duramente" se danneggerà le forniture globali di petrolio. Persino il senatore repubblicano Lindsey Graham, tra i più accesi sostenitori della guerra nel Partito Repubblicano, ha criticato i bombardamenti israeliani sui depositi di carburante, scrivendo su X che "l'economia petrolifera dell'Iran sarà essenziale" per la ricostruzione del Paese dopo un eventuale cambio di regime.
Our allies in Israel have shown amazing capability when it comes to collapsing the murderous regime in Iran. America is most appreciative.
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) March 9, 2026
However, there will be a day soon that the Iranian people will be in charge of their own fate, not the murderous ayatollah’s regime.
In…