Guerra all'Iran, gli americani non ne vedono il senso

Gli ultimi sondaggi mostrano che la maggioranza dei cittadini statunitensi ritiene che il conflitto renda il paese meno sicuro. Anche tra i repubblicani emergono dubbi

Guerra all'Iran, gli americani non ne vedono il senso
Official White House Photo by Joyce N. Boghosian

A due settimane dall'inizio della guerra contro l'Iran, il più significativo conflitto militare americano degli ultimi vent'anni, i sondaggi restituiscono un quadro in cui prevalgono pessimismo e incertezza sui benefici dell'operazione. È quanto emerge da un'analisi di Aaron Blake pubblicata dalla CNN, che ha messo a confronto i principali sondaggi condotti nelle ultime settimane.

Il dato più rilevante, secondo Blake, è che gli americani ritengono che questa guerra li renda meno sicuri, non più sicuri. Cinque sondaggi su sette condotti da istituti considerati affidabili mostrano un'opposizione al conflitto a doppia cifra, compreso un sondaggio CNN della scorsa settimana. Blake riconosce che il quadro non è del tutto uniforme: un nuovo sondaggio del Washington Post, pubblicato giovedì, mostra una sostanziale parità tra favorevoli (42%) e contrari (40%) alla "campagna militare statunitense contro l'Iran", e un sondaggio di Fox News registra uno split identico, 50% a 50%, tra gli elettori registrati. Ma, osserva l'analista della CNN, è presto per concludere che il consenso stia crescendo: il Washington Post ha posto domande diverse tra una settimana e l'altra, e la seconda formulazione non menzionava Trump, il che può influire sui risultati quando il presidente è impopolare. Inoltre, due sondaggi condotti nello stesso periodo, uno della Quinnipiac University (53% contrari, 40% favorevoli tra gli elettori registrati) e uno Reuters-Ipsos (43% contrari, 29% favorevoli), confermano un'opposizione netta.

Il punto centrale dell'analisi di Blake riguarda la percezione della sicurezza nazionale. Il sondaggio Fox News, pur mostrando una parità generale sull'approvazione della guerra, rivela che il 51% degli elettori registrati ritiene che la gestione dei rapporti con l'Iran da parte di Trump abbia reso gli Stati Uniti meno sicuri, contro appena il 29% che la considera positiva. Lo stesso schema si ripete negli altri sondaggi: secondo Reuters-Ipsos, il 42% pensa che la guerra danneggerà la sicurezza nazionale nel lungo periodo contro il 29%; secondo Quinnipiac, il 47% degli elettori registrati ritiene che il paese sarà meno sicuro contro il 34%; secondo la CNN, il 54% degli americani pensa che l'Iran diventerà una minaccia maggiore contro il 28%. Persino il sondaggio del Washington Post, relativamente più favorevole all'amministrazione, mostra che il 53% degli americani non crede che la guerra contribuirà alla sicurezza di lungo termine del paese.

Blake sottolinea che nemmeno l'elettorato repubblicano appare compattamente convinto dei benefici del conflitto. Nella media dei cinque sondaggi che pongono la domanda sulla sicurezza, il 19% dei repubblicani ritiene che la guerra renderà gli Stati Uniti meno sicuri, contro il 66% che la considera positiva. La maggioranza è favorevole, ma non in modo schiacciante, e sembra che anche alcuni repubblicani che approvano la guerra dubitino che migliorerà effettivamente la sicurezza nazionale. Questo, secondo l'analista, indica che il sostegno al conflitto poggia su basi fragili.

Un altro elemento significativo riguarda la percezione della minaccia iraniana. Il sondaggio Fox News mostra che il 61% degli elettori registrati considera l'Iran una "reale minaccia alla sicurezza nazionale", dato coerente con i sondaggi precedenti. Ma quando si introduce il concetto di minaccia "imminente", il risultato cambia: secondo Quinnipiac, il 55% degli americani ritiene che l'Iran non rappresentasse una minaccia militare imminente per gli Stati Uniti, contro il 39% che la pensava diversamente. In altre parole, gli americani riconoscono il pericolo iraniano ma non pensavano che giustificasse una guerra adesso.

Blake conclude osservando che molti americani non stanno seguendo il conflitto con grande attenzione, il che potrebbe spiegare alcune apparenti contraddizioni nei dati. Secondo il sondaggio Reuters, quasi la metà degli intervistati ha sentito parlare degli attacchi contro l'Iran solo "poco" o meno, e solo il 17% ha dichiarato di interessarsene "moltissimo". Questa scarsa attenzione, secondo l'analista della CNN, è una premessa per possibili oscillazioni nell'opinione pubblica nelle prossime settimane, in funzione della durata del conflitto e dei suoi costi.

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