Gli Stati Uniti mandano truppe in Nigeria
Il generale Anderson ha annunciato l'invio di una piccola squadra militare per combattere i jihadisti. È la prima conferma di forze americane sul terreno dopo i raid aerei di Natale.
Gli Stati Uniti hanno inviato una squadra militare in Nigeria. L'annuncio è arrivato martedì 3 febbraio dal generale Dagvin R.M. Anderson, comandante dell'Africa Command (Africom), il comando militare americano per l'Africa. Si tratta della prima conferma ufficiale della presenza di truppe americane sul terreno nel paese africano dopo che il presidente Trump aveva ordinato raid aerei il 25 dicembre scorso contro obiettivi dello Stato Islamico.
Durante una conferenza stampa virtuale, il generale Anderson ha spiegato che Stati Uniti e Nigeria hanno deciso di rafforzare la collaborazione per affrontare la minaccia terroristica in Africa occidentale. "Questo ha portato a una collaborazione accresciuta tra le nostre nazioni, che include una piccola squadra americana che porta capacità uniche dagli Stati Uniti", ha dichiarato il generale. Anderson non ha fornito dettagli sulle dimensioni del contingente né sulla portata precisa della missione.
Il ministro della Difesa nigeriano Christopher Musa ha confermato la presenza della squadra americana nel paese, senza però aggiungere ulteriori informazioni. Secondo un ex funzionario americano citato da Reuters, il team statunitense appare fortemente coinvolto nella raccolta di intelligence e nel supporto alle forze nigeriane per colpire i gruppi affiliati al terrorismo. L'agenzia Reuters aveva inoltre riferito che gli Stati Uniti stavano conducendo voli di sorveglianza sul paese dal Ghana almeno dalla fine di novembre.
La pressione di Washington su Abuja
La Nigeria si trova sotto forte pressione da parte di Washington. Il presidente Trump aveva accusato il paese dell'Africa occidentale di non riuscire a proteggere i cristiani dagli attacchi dei militanti islamisti che operano nel nord-ovest. Trump aveva inoltre parlato di "genocidio" e di "persecuzione" dei cristiani nigeriani, minacciando già a fine ottobre un intervento militare.
Il governo nigeriano ha respinto con fermezza queste accuse, negando qualsiasi persecuzione sistematica dei cristiani. Le autorità di Abuja sottolineano di combattere i gruppi jihadisti e altre formazioni armate che attaccano indistintamente civili cristiani e musulmani. Questa posizione è condivisa dalla maggioranza degli esperti, che hanno smentito la tesi del genocidio sostenendo che le violenze colpiscono entrambe le comunità religiose senza distinzione.
La Nigeria è quasi equamente divisa tra un nord a maggioranza musulmana e un sud prevalentemente cristiano. Sebbene milioni di persone vivano pacificamente fianco a fianco, l'identità religiosa ed etnica rimane un tema sensibile in un paese segnato da violenze confessionali.
L'insurrezione jihadista e i raid americani
Il nord-ovest e il nord-est della Nigeria sono l'epicentro di un'insurrezione jihadista che dura da 17 anni. I combattenti di Boko Haram e della sua fazione dissidente, la Islamic State West Africa Province (Iswap), hanno intensificato gli attacchi contro convogli militari e civili. Questi gruppi affiliati allo Stato Islamico rappresentano la principale minaccia alla sicurezza del paese.
I raid aerei americani del giorno di Natale hanno colpito obiettivi dello Stato Islamico nello stato di Sokoto, nel nord-ovest del paese. Secondo l'Africa Command, l'operazione è stata condotta in coordinamento con le autorità nigeriane e ha ucciso diversi militanti dell'Isis. L'Africom ha precisato a fine gennaio che il supporto militare americano si concentrerà proprio sulle regioni del nord-ovest e del nord-est, aumentando le consegne di materiale e la condivisione di intelligence con le forze nigeriane.
La strategia americana mira a tracciare e colpire i jihadisti dello Stato Islamico attraverso una collaborazione rafforzata con le autorità locali. La presenza del team militare americano rappresenta un'escalation del coinvolgimento di Washington in Nigeria, dopo anni di relazioni altalenanti tra i due paesi sulla questione della sicurezza e della lotta al terrorismo nella regione.