Gli americani lasciano gli Stati Uniti come mai prima d'ora
Un'analisi del Wall Street Journal mostra che nel 2025 gli Stati Uniti hanno perso più abitanti di quanti ne abbiano acquisiti, un fenomeno che non si vedeva dalla Grande Depressione
Gli Stati Uniti, da sempre terra di immigrazione, stanno diventando un paese di emigrazione. Nel 2025, per la prima volta dalla Grande Depressione, più persone hanno lasciato l'America di quante ne siano arrivate, e tra chi parte ci sono sempre più cittadini americani, non solo stranieri espulsi o rimpatriati.
Un'analisi del Wall Street Journal basata su dati di residenza, acquisti immobiliari, iscrizioni universitarie e altri indicatori provenienti da oltre 50 paesi mostra che la diaspora americana all'estero, già stimata tra i 4 e i 9 milioni di persone, è in crescita accelerata. Secondo la Brookings Institution, istituto di ricerca sulle politiche pubbliche, gli Stati Uniti hanno registrato un saldo negativo di circa 150.000 persone nel 2025, e la tendenza è attesa in peggioramento nel 2026.
Qualcuno ha ribattezzato questo fenomeno "Donald Dash", attribuendolo all'elezione di Donald Trump alla presidenza. In realtà, il trend è in crescita da anni, alimentato dall'ascesa del lavoro da remoto, dall'aumento del costo della vita negli Stati Uniti e da un crescente interesse per i modelli di vita europei, percepiti come accessibili grazie agli stipendi americani.

I numeri, però, raccontano un'altra storia. L'analisi mostra che su 15 paesi che hanno già fornito dati parziali o completi per il 2025, almeno 180.000 americani si sono trasferiti in quei paesi l'anno scorso, una cifra destinata ad aumentare quando arriveranno i dati degli altri paesi. In quasi tutti i 27 stati dell'Unione Europea, il numero di americani che arrivano per vivere e lavorare è ai massimi storici. In Portogallo, la presenza americana è cresciuta del 500% rispetto al periodo pre-pandemia e del 36% nel solo 2024. In Spagna e nei Paesi Bassi il numero è quasi raddoppiato nell'ultimo decennio. Nella Repubblica Ceca ha superato il doppio.
Nel 2025, per la prima volta, più americani si sono trasferiti in Germania di quanti tedeschi siano andati negli Stati Uniti. Lo stesso è accaduto con l'Irlanda, che ha accolto 10.000 americani, il doppio rispetto all'anno precedente. Circa 50.000 messico-americani nati negli Stati Uniti hanno attraversato il confine verso il Messico per lavoro, secondo un'indagine del governo messicano citata dal Census Bureau americano.
Le ragioni di questa migrazione sono varie. I costi dell'assistenza sanitaria negli Stati Uniti spingono alcune famiglie a spostarsi in paesi dove la sanità pubblica è gratuita o quasi. Il costo degli affitti e delle case in molte città americane è diventato insostenibile. Le università europee costano una frazione di quelle statunitensi, e i sistemi scolastici di base in molti paesi europei sono considerati più sicuri e performanti. Il tema della sicurezza personale emerge spesso nelle testimonianze raccolte dal giornale: la paura delle sparatorie di massa, anche nelle scuole elementari, è citata da molti come fattore determinante nella decisione di partire.
Un sondaggio Gallup dell'anno scorso ha rilevato che il 40% delle donne americane tra i 15 e i 44 anni vorrebbe trasferirsi definitivamente all'estero. Per confronto, nel 2023 la stessa percentuale di africani subsahariani, il 37%, esprimeva lo stesso desiderio. E quando Gallup chiese agli americani, nel 2008 durante la recessione, quanti volessero lasciare il paese, la risposta era uno su dieci. L'anno scorso: uno su cinque.
L'Europa, dal canto suo, sta attivamente cercando questi nuovi residenti. Diversi paesi hanno introdotto visti speciali per i lavoratori da remoto o agevolazioni fiscali per i nuovi arrivati. L'Albania, ad esempio, consente ai cittadini americani di lavorare e vivere nel paese senza pagare tasse sui redditi esteri per un anno. Il Portogallo ha a lungo offerto regimi fiscali favorevoli. La Spagna ha semplificato l'accesso ai visti per i nomadi digitali.
La ragione economica sottostante è chiara: l'Europa ha bisogno di lavoratori qualificati e con redditi elevati per sostenere i propri sistemi pensionistici, sempre più sotto pressione demografica. Secondo il Luxembourg Income Study, istituto di ricerca, i pensionati francesi guadagnano ormai più degli adulti in età lavorativa, un segnale della pressione strutturale che pesa sui conti pubblici europei. Gli americani con stipendi in dollari portano potere d'acquisto e contribuiscono alle casse fiscali locali.
Non si tratta, però, solo di calcoli economici. Chi studia il fenomeno da anni lo inquadra in una crisi di fiducia più profonda. Caitlin Joyce, ricercatrice della Temple University che studia il fenomeno da anni, ha dichiarato al Wall Street Journal che il dato più significativo è la messa in discussione dell'eccezionalismo americano: "Gli americani si trasferiscono all'estero e scoprono che lì si vive meglio. Apprezzano le politiche socialdemocratiche".
Il fenomeno riguarda ormai tutte le fasce sociali. Le agenzie di ricollocazione, il cui numero è in forte crescita, segnalano clienti che vanno ben oltre i giovani avventurieri o i pensionati benestanti: ci sono piccoli imprenditori del Midwest, consulenti finanziari, architetti e ingegneri che risparmiano sui costi sanitari vivendo a sette fusi orari di distanza dai propri clienti. E ci sono americani che vivono di sussidi di invalidità o previdenza sociale, che in paesi come l'Albania o la Romania riescono a mantenersi con 1.000 dollari al mese.
Un dato ulteriore suggerisce che il fenomeno non sia temporaneo: il governo americano registra una lista d'attesa di mesi per chi vuole rinunciare alla cittadinanza statunitense, scelta spesso motivata dal desiderio di ottenere un passaporto straniero o di evitare la tassazione dei redditi guadagnati all'estero. Nel 2024, le richieste di rinuncia alla cittadinanza sono aumentate del 48%. Gli americani che ottengono la cittadinanza britannica sono al massimo storico dal 2004: 6.600 nell'anno fino a marzo 2025. Quelli che ottengono il passaporto irlandese hanno raggiunto 31.825 nel 2024, con una stima di 40.000 nel 2025.
Nel 2024, per la prima volta, il numero di americani nati negli Stati Uniti che vivono in Norvegia ha superato quello dei norvegesi nati in Norvegia che vivono in America. Era uno dei paesi che Trump aveva citato nei suoi comizi come modello di immigrazione desiderabile verso gli Stati Uniti.