Gli agenti ICE sono ora autorizzati ad entrare nelle case private senza mandato di un giudice
Un memo interno dell'ICE autorizza gli agenti federali a usare la forza per fare irruzione nelle abitazioni private basandosi solo su documenti amministrativi interni. La decisione rompe con decenni di prassi e solleva dubbi costituzionali sul Quarto Emendamento.
Gli agenti federali dell’immigrazione possono ora fare irruzione nelle abitazioni private senza un mandato firmato da un giudice. Un’inchiesta dell’Associated Press ha rivelato infatti l’esistenza di un memo interno riservato dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) che autorizza questa pratica, segnando una rottura con decenni di prassi consolidata.
Il documento, datato 12 maggio 2025 e firmato dal direttore ad interim dell’ICE Todd Lyons, consente agli agenti di usare la forza per entrare nelle residenze basandosi esclusivamente su un “mandato amministrativo”, vale a dire un atto interno emesso dalle stesse autorità dell’immigrazione, e non da un giudice, nei confronti di persone con un ordine di espulsione definitivo. Per anni avvocati e organizzazioni per i diritti civili hanno raccomandato agli immigrati di non aprire la porta agli agenti federali senza un mandato giudiziario, un orientamento fondato sulla giurisprudenza della Corte Suprema relativa al Quarto Emendamento, che tutela tutte le persone sul suolo statunitense da perquisizioni arbitrarie.
Nel memo si legge che, “sebbene il Dipartimento della Sicurezza Nazionale non si sia storicamente basato sui soli mandati amministrativi per arrestare stranieri con ordini di espulsione definitivi nelle loro residenze, l’Ufficio del Consulente Generale del DHS ha recentemente stabilito che la Costituzione americana e le leggi sull’immigrazione non vietano di affidarsi ai mandati amministrativi per questo scopo”. Una posizione che rappresenta un cambio di rotta significativo nella linea legale finora seguita dal governo federale.
Secondo Whistleblower Aid, una organizzazione che assiste i dipendenti pubblici che denunciano illeciti, il memo costituisce “una rottura completa con la legge” e mina “il Quarto Emendamento e i diritti che protegge”. Due funzionari governativi, rimasti anonimi, hanno riferito all’Associated Press che il documento non è stato diffuso ampiamente all’interno dell’agenzia: sarebbe stato mostrato solo a funzionari selezionati ed utilizzato per la formazione delle nuove reclute dell’ICE, in contrasto con i materiali ufficiali del Dipartimento della Sicurezza Nazionale.
Il memo stabilisce alcune procedure operative: gli agenti devono bussare, identificarsi chiaramente e possono intervenire solo tra le 6:00 e le 22:00. Tuttavia, se gli occupanti non aprono la porta, il documento autorizza l’uso della forza. Si specifica che “gli agenti ICE dovrebbero usare solo la quantità di forza necessaria e ragionevole per entrare nella residenza dello straniero”, senza però definire cosa debba intendersi per forza “necessaria e ragionevole”.
Un episodio che illustra l’applicazione concreta della nuova direttiva risale all’11 gennaio a Minneapolis, dove agenti dell’ICE hanno sfondato con un ariete la porta della casa di un uomo liberiano, equipaggiati con giubbotti tattici e fucili spianati. Anche in quel caso disponevano soltanto di un mandato amministrativo, non di un mandato giudiziario.
Il cambio di prassi si inserisce nell’ampliamento delle operazioni di arresto per immigrazione voluto dall’amministrazione del presidente Trump, che ha dispiegato migliaia di agenti nell’ambito di una campagna di espulsioni di massa, una delle priorità della sua politica anti immigrazione. La nuova interpretazione legale offre agli agenti margini operativi più ampi per effettuare arresti anche all’interno delle abitazioni private.
La portavoce del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, Tricia McLaughlin, ha difeso la nuova linea sostenendo che i destinatari dei mandati amministrativi hanno già avuto “pieno accesso al giusto processo” durante i procedimenti di immigrazione che hanno portato agli ordini di espulsione. Ha inoltre affermato che la Corte Suprema ha “riconosciuto la legittimità dei mandati amministrativi nei casi di applicazione delle leggi sull’immigrazione”, fornendo così una base giuridica alla nuova prassi.
Il cambio di rotta è destinato però a essere contestato in tribunale da gruppi per i diritti civili e amministrazioni locali. La battaglia legale che si profila potrebbe ridefinire i confini tra sicurezza nazionale e diritti costituzionali fondamentali negli Stati Uniti, con implicazioni che vanno ben oltre la politica migratoria e toccano i principi di tutela della privacy e della proprietà privata sanciti dalla Costituzione.