Gabbard nega al Congresso i documenti segreti che la riguardano
Il direttore dell'intelligence nazionale invoca il privilegio esecutivo per non condividere i documenti riservati alla base di un esposto contro di lei
L'amministrazione Trump si rifiuta di consegnare al Congresso i documenti segreti che hanno portato a un esposto contro Tulsi Gabbard, direttore dell'intelligence nazionale, citando il privilegio esecutivo presidenziale. La notizia, rivelata dal Wall Street Journal, apre uno scontro istituzionale sulla trasparenza dei servizi segreti americani.
In un'email del 13 febbraio inviata ai collaboratori democratici del Congresso e ottenuta dal Wall Street Journal, l'ufficio di Gabbard ha comunicato di non poter fornire i documenti non censurati che sono alla base dell'esposto, "a causa dell'applicazione del privilegio esecutivo su alcune parti" dell'intelligence stessa. In risposta, il senatore Mark Warner e il deputato Jim Himes, i principali esponenti democratici nelle commissioni di intelligence del Congresso, hanno scritto martedì a Gabbard chiedendo chi abbia invocato questo privilegio e su quale base giuridica.
Per capire la posta in gioco, è utile spiegare alcuni termini. Il "privilegio esecutivo" è il potere riconosciuto al presidente degli Stati Uniti di tenere riservate alcune informazioni o conversazioni, sottraendole al controllo del Congresso o della magistratura. L'"NSA", ovvero la National Security Agency, è l'agenzia americana che si occupa di intercettazioni e sorveglianza elettronica su scala globale. Il "Gang of Eight" è invece il gruppo degli otto parlamentari di più alto rango, quattro repubblicani e quattro democratici, che per legge hanno il diritto di accedere alle informazioni più riservate dei servizi segreti.
Al centro della vicenda c'è un rapporto compilato dalla NSA agli inizi del 2025, che riguarda una conversazione tra due stranieri in cui si parlava di Jared Kushner, genero del presidente e suo collaboratore volontario senza un ruolo formale nell'amministrazione. Funzionari dell'amministrazione Trump hanno definito false le affermazioni contenute in quel rapporto, senza però fornire dettagli per non rivelare metodi di sorveglianza ritenuti particolarmente sensibili. L'intelligence sarebbe in parte relativa all'Iran e deriverebbe da una tecnica di raccolta eccezionalmente delicata.
Un esposto presentato la scorsa primavera accusa Gabbard di aver limitato in modo improprio, per ragioni politiche, la circolazione di quell'intelligence all'interno dell'amministrazione. Gabbard ha sempre negato le accuse. Il documento è rimasto bloccato nel suo ufficio per oltre otto mesi prima di arrivare al Congresso, chiuso in una cassaforte mentre si consumava una battaglia interna sul suo destino. Quando l'esposto è stato infine consegnato ai parlamentari designati, era pesantemente censurato, sempre in nome del privilegio esecutivo. Tanto che Warner e Himes hanno dichiarato di non essere riusciti a confermare se la conversazione riguardasse davvero Kushner, data la quantità di parti oscurate.
L'uso del privilegio esecutivo in questo contesto è giudicato insolito dagli esperti. Glenn Gerstell, ex consulente legale della NSA, ha dichiarato al Wall Street Journal che il privilegio esecutivo viene raramente invocato per non condividere informazioni con il Gang of Eight, e che la giustificazione diventa ancora più difficile quando le comunicazioni in questione riguardano persone esterne alla Casa Bianca.
Sul piano politico, i democratici si trovano in una posizione debole: sono in minoranza in entrambe le camere del Congresso e non possono forzare la mano senza l'appoggio repubblicano. I repubblicani, che controllano le commissioni di intelligence, hanno liquidato l'esposto come infondato e come un tentativo di screditare Gabbard e l'amministrazione. In teoria, se i democratici controllassero quelle commissioni potrebbero emettere una citazione in giudizio per ottenere i documenti, ma ciò potrebbe innescare uno scontro legale prolungato tra i due rami del governo.
La Casa Bianca non ha risposto alle richieste di commento sul privilegio esecutivo. La portavoce di Gabbard ha invece rimandato a una precedente lettera del consulente legale del suo ufficio, in cui si sosteneva che Gabbard avesse rispettato i propri obblighi di notifica al Congresso sull'esposto.