File Epstein, documenti mancanti sulle accuse a Trump: cresce la polemica sulla gestione dei file

Il New York Times ha scoperto che almeno tre memo dell'FBI relativi ad una donna che ha accusato il presidente di aggressione sessuale negli anni Ottanta non sono stati resi pubblici. Intanto il Telegraph rivela l'esistenza di depositi segreti usati dal finanziere per nascondere prove.

File Epstein, documenti mancanti sulle accuse a Trump: cresce la polemica sulla gestione dei file

Tra i documenti relativi alle indagini su Jeffrey Epstein resi pubblici dal Dipartimento della Giustizia statunitense mancherebbero alcuni materiali investigativi collegati a un’accusa che coinvolge il presidente Donald Trump. A segnalarlo è un’analisi del New York Times, secondo cui non risultano inclusi almeno 3 memorandum del Federal Bureau of Investigation (FBI) riguardanti le dichiarazioni di una donna che nel 2019 denunciò di essere stata aggredita sessualmente sia da Epstein sia da Trump negli anni Ottanta, quando era ancora minorenne.

L’esistenza di questi documenti emerge da un indice pubblico dei materiali investigativi. Il registro indica che l’FBI condusse 4 interviste sulla vicenda, redigendo un memo per ciascuna. Nei file diffusi, tuttavia, compare soltanto uno dei 4 memorandum — quello in cui vengono descritte le violenze attribuite a Epstein. Degli altri tre memo, così come degli appunti originali delle interviste, non vi è alcuna traccia nella documentazione resa accessibile.

In una prima nota, il Dipartimento della Giustizia ha affermato che "gli unici materiali non pubblicati erano coperti da privilegi o costituivano duplicati". Successivamente ha precisato che altri documenti potrebbero essere stati esclusi perché legati a "un’indagine federale in corso". Nessuna spiegazione specifica è stata però fornita sull’assenza dei memorandum relativi alle accuse che chiamano in causa Trump.

Le dichiarazioni della donna

Nel riepilogo dell'interrogatorio del 24 luglio 2019 — l’unico documento finora pubblicato — la donna racconta agli investigatori di essere stata ripetutamente aggredita da Epstein quando era adolescente, in South Carolina. Secondo il suo racconto, era stata invitata a fare da babysitter in una casa a Hilton Head Island dove, però, non c’erano bambini: vi si trovava soltanto un uomo che lei conobbe come “Jeff”. Questi, sempre secondo la sua versione, le avrebbe offerto alcool, marijuana e cocaina prima di violentarla in più occasioni.

La donna ha riferito di aver scoperto la piena identità di Epstein solo nel 2019, quando un’amica le inviò una fotografia in cui lo riconobbe. Gli agenti annotarono che si trattava di un’immagine ampiamente circolata sui media, che ritraeva Epstein insieme a Trump. La donna chiese che il presidente venisse ritagliato dalla foto; il suo avvocato spiegò che la cliente "temeva ritorsioni nel coinvolgere persone note".

Un memorandum datato 2025 e incluso tra i file pubblicati riporta inoltre che la donna avrebbe dichiarato che Epstein le presentò Trump e che quest’ultimo l’avrebbe aggredita in un episodio descritto come violento. I fatti risalirebbero alla metà degli anni Ottanta, quando la ragazza aveva fra i 13 e i 15 anni.

Nei documenti diffusi non compaiono valutazioni dell’FBI sulla credibilità delle accuse. Trump ha sempre negato qualsiasi illecito. Una portavoce della Casa Bianca, Abigail Jackson, ha dichiarato che il presidente "è stato completamente scagionato da qualsiasi questione relativa a Epstein".

La polemica sulla gestione dei file

L’assenza dei memorandum ha riacceso il dibattito sulla trasparenza con cui il Dipartimento della Giustizia ha gestito la pubblicazione dei file Epstein, disposta da una legge firmata dallo stesso Trump dopo pressioni bipartisan al Congresso.

La normativa consente di oscurare materiali che possano identificare le vittime, raffigurare violenze o compromettere indagini in corso. Vieterebbe però espressamente di trattenere documenti "sulla base di imbarazzo, danno reputazionale o sensibilità politica" riguardanti personaggi pubblici.

Secondo il deputato democratico Robert Garcia, membro di primo piano della Commissione Vigilanza della Camera, anche nella versione non censurata dei file consultata presso il Dipartimento della Giustizia i riepiloghi relativi alla denunciante risultano assenti. "Documenti elencati, che dovrebbero essere inclusi e che sono citati in altri atti, non sono nei file", ha dichiarato Garcia, aggiungendo che quei materiali non sono stati trasmessi neppure alla commissione nonostante un mandato di comparizione emesso l’anno scorso.

I democratici intendono ora avviare un’indagine separata sull’indisponibilità degli atti. Un’analisi del New York Times sui numeri di serie delle pagine suggerisce che oltre cinquanta pagine di materiale investigativo relative alle accuse non siano presenti nei file pubblici. La discrepanza era stata segnalata in precedenza dal giornalista Roger Sollenberger sulla piattaforma Substack e da NPR.

I depositi segreti in Florida: l’inchiesta del Telegraph

Parallelamente, il quotidiano britannico Telegraph ha riferito che Epstein avrebbe incaricato investigatori privati di rimuovere oggetti dalla sua proprietà in Florida per nasconderli prima di una perquisizione della polizia nel 2005.

I materiali sarebbero stati custoditi in un deposito a Palm Beach affittato dall’agenzia investigativa Riley Kiraly. Secondo il giornale, si trattava di uno di almeno sei depositi utilizzati dal finanziere nell’arco di sedici anni.

L’inventario, ottenuto dal Telegraph, elenca 3 computer, 29 rubriche, un elenco di massaggiatrici, fotografie di nudo ritenute raffigurare vittime di Epstein, decine di riviste pornografiche, videocassette VHS, DVD con contenuti sessuali che coinvolgerebbero adolescenti, una videocassetta da 8 mm e due manuali descritti come manuali di addestramento per schiave sessuali.

Dai mandati di perquisizione esaminati dal quotidiano emerge che le autorità sospettavano da tempo che Epstein fosse stato avvertito dell’ispezione nella sua villa di Palm Beach nell’ottobre 2005. L’allora capo della polizia locale, Michael Reiter, dichiarò che "il luogo era stato ripulito".

L’FBI non avrebbe mai perquisito i depositi. Copie dei dischi rigidi conservati a Palm Beach furono ritrovate nella residenza newyorkese di Epstein dopo il suo arresto nel 2019, ma i computer originali non risultano recuperati.

E-mail esaminate dal Telegraph mostrerebbero inoltre che Epstein ordinò ripetutamente al proprio personale di cancellare dati dai computer e distruggere nastri negli anni precedenti all’arresto. Lo stesso quotidiano ha riferito che nel 2014 fece installare telecamere nascoste all’interno di scatole di fazzoletti nella sua abitazione, dopo aver ricevuto un’e-mail che suggeriva che "i russi potrebbero tornare utili" per l’operazione.

Anche in questo caso, in un memorandum interno, tuttavia, l’FBI ha dichiarato di non aver trovato prove che Epstein registrasse le violenze o conservasse materiale compromettente su altri uomini.

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