DeepSeek, l’Intelligenza Artificiale cinese che ha scosso l’egemonia di OpenAI e travolto i mercati globali
Nel corso della giornata di ieri, le azioni dei colossi tecnologici statunitensi ed europei hanno perso complessivamente circa mille miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato in poche ore, in quello che è stato definito dagli analisti come un collasso inatteso.
A scatenare il terremoto è stato il lancio di DeepSeek, un’app di intelligenza artificiale (IA) sviluppata da una startup di Hangzhou, in Cina, e che è stata capace di scalare le classifiche dell’App Store in Cina, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, detronizzando in popolarità la finora ben più celebre ChatGPT, nel giro di poche ore.
La storia di DeepSeek inizia con un dato sorprendente: secondo i suoi ideatori, il costo complessivo per l’addestramento del suo modello di punta – DeepSeek-V3, accompagnato più di recente dalla nuova versione R1 – sarebbe stato di appena 6 milioni di dollari, un’inezia rispetto agli investimenti a nove zeri su cui aziende come OpenAI, Microsoft e Nvidia hanno costruito le proprie fortune.
Ciò nonostante, DeepSeek avrebbe raggiunto una performance quasi paragonabile a quelle del modello o1, il più avanzato al momento disponibile di OpenAI, così come di altri avanzati modelli di IA occidentali in ambiti quali calcolo matematico, coding e produzione di testi.
I responsabili di DeepSeek, inoltre, sottolineano che queste capacità non necessitano di cluster di supercomputer tanto potenti quanto quelli tradizionalmente impiegati da giganti come Anthropic o OpenAI, abbattendo così la barriera all’ingresso e i costi di elaborazione.
Le conseguenze di questa sfida all’egemonia occidentale sono state immediate. Nvidia, che fornisce i chip più ambiti per l’addestramento delle reti neurali, ha visto le proprie azioni perdere fino al 15% nella Borsa di New York, mentre altre società americane che hanno investito pesantemente sull'IA – come Microsoft e Meta – hanno registrato cali fra il 3% e il 10%.
Il “momento Sputnik” dell’AI?
La rapidissima ascesa del software cinese ha quindi procurato un vero e proprio scossone all’industria tecnologica. Marc Andreessen, consigliere del nuovo presidente statunitense Donald Trump, ha definito la novità come “il momento Sputnik dell’intelligenza artificiale”.
Il paragone è storico: quando l’Unione Sovietica lanciò il primo satellite artificiale nello spazio, gli Stati Uniti vennero colti alla sprovvista e furono costretti a rivedere in tutta fretta la propria strategia in fatto di ricerca e innovazione.
Oggi, a distanza di decenni, la paura è che la Cina abbia bruciato sul tempo gli Stati Uniti nel cuore della tecnologia più dirompente del nostro presente, l’IAP generativa.
Tuttavia, DeepSeek non ha attirato l’attenzione del mondo solo per il suo potenziale tecnologico ed economico. Alcuni critici fanno notare che l’IA cinese abbia chiari problemi di libertà di espressione, e sono virali i video in cui si mostra l'app che rifiuta di rispondere a certe domande politiche sensibili, soprattutto se riguardano la leadership cinese o il presidente Xi Jinping.
DeepSeek censors its own response in realtime as soon as Xi Jinping is mentioned pic.twitter.com/Nb2ylRXERG
— Jane Manchun Wong (@wongmjane) January 24, 2025
La risposta di Washington e la corsa all'IA
Il presidente Trump, insediatosi da poco, ha fatto dell’IA generativo una colonna portante del suo programma economico.
Nel suo discorso d’inaugurazione ha definito gli Stati Uniti “la capitale mondiale dell’intelligenza artificiale” e, poco dopo, ha annunciato un faraonico progetto da 500 miliardi di dollari denominato “Stargate”, con l’obiettivo di costruire nel Paese imponenti infrastrutture per l’IA e conservare la leadership nel settore.
Tuttavia, la notizia che un gruppo di ricercatori cinesi si sarebbe mosso con maggiore efficienza a costi nettamente inferiori mette in dubbio la solidità del piano annunciato da Trump e rischia di rallentare il flusso di investimenti privati nelle startup IA d’Oltreoceano.
Nel frattempo, il governo cinese ha stanziato ufficialmente “solo” 8,2 miliardi di dollari per la ricerca in intelligenza artificiale, ma appare evidente come, attraverso iniziative private e la possibilità di aggirare i vincoli di export statunitensi sui microchip più performanti, lo slancio cinese sia stato più vivace del previsto.
DeepSeek, a quanto risulta, avrebbe fatto incetta di chip Nvidia A100 prima che l’amministrazione statunitense ne vietasse la vendita in Cina, per poi supportarli con hardware più economico.
Nuovi approcci e sfida alle grandi piattaforme
Un altro aspetto chiave che emerge dal caso DeepSeek è la crescente sperimentazione di modelli di IA capaci di “imparare” con meno dati e, soprattutto, di richiedere meno risorse computazionali.
L’ottimizzazione degli algoritmi, infatti, consente di impiegare un numero inferiore di chip rispetto alle architetture mastodontiche di qualche anno fa. Il successo di DeepSeek, inoltre, ha ispirato altri colossi cinesi come Alibaba, che con la sua IA QwQ cerca di tenere il passo del rivale di Hangzhou.
Nel frattempo, altri player come Huawei sono al lavoro su chip interamente made in China, puntando a sottrarsi completamente alla dipendenza tecnologica dall’estero.
Parallelamente all’impennata di popolarità, DeepSeek si è trovata però a dover fare i conti con presunti attacchi informatici, che hanno costretto l’azienda a sospendere temporaneamente le nuove registrazioni per proteggere i server dal sovraccarico.
Stando al comunicato pubblicato sul loro sito, gli utenti già registrati possono accedere regolarmente, ma la creazione di nuovi profili è rallentata e soggetta a limitazioni.
Non è chiaro se a colpire siano stati concorrenti preoccupati o vere e proprie operazioni di sabotaggio, ma resta il fatto che il blocco potrebbe frenare la crescita dell’app, almeno finché non saranno risolti i problemi di sicurezza.
Prospettive di un futuro conteso
La sfida attuale fra Cina e Stati Uniti per l’intelligenza artificiale ripropone uno scenario già visto nelle grandi corse tecnologiche del passato: dalla corsa allo spazio, ai supercalcolatori, fino alle telecomunicazioni di nuova generazione.
Con DeepSeek, la posta in gioco si alza ulteriormente, perché l’AI generativa è considerata il vero motore dell’economia globale nei prossimi anni.
Alcuni osservatori, tuttavia, invitano alla cautela: se DeepSeek manterrà le promesse, i colossi statunitensi dovranno aggiornare i propri modelli di business, diventando necessariamente più competitivi e riducendo i costi.
Se invece, come spesso accade nelle fasi di euforia, le aspettative saranno esagerate, i mercati potranno presto riassestarsi e restituire a Nvidia e soci la fiducia perduta.
Al di là delle scommesse di Wall Street e del clamore mediatico, una cosa è certa: l’ascesa di DeepSeek ha gia segnato un punto di svolta nella gara per la supremazia tecnologica, con un forte contraccolpo sulle strategie industriali e sulle politiche di finanziamento.
La risposta occidentale non tarderà certo ad arrivare, e gli scenari restano aperti tra collaborazioni internazionali, sperimentazioni di modelli open source e misure protezionistiche. Nel frattempo, DeepSeek continua la sua scalata, imponendo a tutti un’inevitabile riflessione sulla nuova era dell’intelligenza artificiale.