Cuba al buio: il blackout nazionale aggrava la crisi e la Cina arriva in aiuto

La Cina riempie il vuoto energetico con il solare, ma non basta. L'amministrazione americana chiede le dimissioni di Díaz-Canel e prepara nuove mosse

Cuba al buio: il blackout nazionale aggrava la crisi e la Cina arriva in aiuto
Cubadebate

Cuba è sprofondata lunedì nel suo terzo blackout nazionale in quattro mesi, lasciando circa dieci milioni di persone senza elettricità mentre il presidente Trump intensifica le pressioni sull'isola caraibica e la Cina prova a riempire il vuoto energetico con pannelli solari. La rete elettrica nazionale si è disconnessa completamente nel pomeriggio di lunedì, secondo quanto comunicato dal ministero dell'Energia e delle Miniere cubano. Martedì le autorità hanno dichiarato di aver ricollegato il sistema dalla provincia occidentale di Pinar del Río fino a Holguín, vicino alla punta orientale dell'isola, ma Santiago de Cuba, la seconda città del paese, restava ancora senza corrente.

Il collasso è una conseguenza diretta del blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti. A gennaio Trump ha minacciato dazi contro qualsiasi paese che venda o fornisca petrolio a Cuba, tagliando di fatto le forniture dal Venezuela. Quest'anno solo due piccole navi cisterna con carichi di petrolio sono arrivate sull'isola, secondo i dati di tracciamento navale della LSEG citati da Reuters. Anche prima del blackout totale, la maggior parte dei cubani, compresi gli abitanti dell'Avana, subiva sedici o più ore al giorno senza corrente.

Le dichiarazioni di Trump hanno alzato ulteriormente la tensione. Lunedì il presidente ha affermato di ritenere che avrà "l'onore di prendersi Cuba", aggiungendo di poter "fare tutto quello che vuole" con l'isola, "una nazione molto indebolita". Alla domanda se intendesse diplomazia o azione militare, ha risposto in modo ambiguo, parlando di "prendere Cuba in qualche forma, liberarla, prenderla". Martedì ha aggiunto: "Faremo qualcosa con Cuba molto presto". Il segretario di Stato Marco Rubio ha chiesto "nuove persone al comando" dell'isola, dichiarando che Cuba ha un'economia che non funziona e un sistema che il governo non è in grado di aggiustare. Secondo un funzionario americano e una fonte a conoscenza delle trattative tra Washington e L'Avana, citate dalla Associated Press, l'amministrazione Trump vuole che il presidente Miguel Díaz-Canel lasci il potere, ma non ha indicato chi vorrebbe vedere al suo posto.

Cuba e Stati Uniti hanno aperto colloqui per disinnescare la crisi, ma nessuna delle due parti ha fornito dettagli. Michael Bustamante, esperto di Cuba e professore associato di storia alla University of Miami, ha dichiarato alla Associated Press che alcuni elementi della vicenda non gli tornano: non riesce a capire quale sia l'obiettivo finale per nessuna delle due parti. Le Nazioni Unite hanno avvertito che Cuba, un paese di undici milioni di abitanti, è sull'orlo di un "collasso" umanitario, e che la carenza di carburante sta limitando l'accesso ai servizi essenziali.

In questo scenario si inserisce la Cina, che sta aiutando Cuba a costruire un'infrastruttura di energia solare a ritmi senza precedenti. Le esportazioni cinesi di apparecchiature solari verso Cuba sono passate da circa 5 milioni di dollari nel 2023 a 117 milioni nel 2025, secondo il think tank energetico britannico Ember. Pechino si è impegnata l'anno scorso a costruire più di 92 parchi solari sull'isola entro il 2028, e più della metà di questi progetti è già operativa. L'aspetto più insolito, come ha spiegato l'analista di Ember Dave Jones al Washington Post, è che le aziende cinesi non si limitano a esportare i pannelli, ma lavorano direttamente a Cuba per installarli, un modello diverso da quello adottato in altri paesi come il Pakistan, dove sono i singoli clienti a comprare e montare i pannelli sui propri tetti.

I risultati sono significativi. Questo mese il governo cubano ha annunciato di aver generato per la prima volta più di 900 megawatt di energia fotovoltaica in un segmento di metà giornata. Secondo Jones, il solare potrebbe già coprire fino al 10 per cento della produzione elettrica cubana, partendo praticamente da zero un anno fa. Sarebbe una delle espansioni più rapide dell'energia solare al mondo, che collocherebbe Cuba davanti alla maggior parte dei paesi, Stati Uniti compresi, nella quota di elettricità generata dal sole. Un portavoce dell'ambasciata cinese a Washington ha dichiarato al Washington Post che la cooperazione energetica con Cuba ha ottenuto "risultati fruttuosi" e continuerà, aggiungendo che Pechino si oppone a interferenze esterne che privino il popolo cubano dei suoi diritti.

L'energia solare, però, è lontana dal soddisfare il fabbisogno dell'isola. I combustibili fossili fornivano ancora il 95 per cento del mix energetico cubano all'inizio del 2024. Lo stesso Díaz-Canel, in un discorso pubblico della settimana scorsa, ha riconosciuto che gli aumenti della capacità solare non bastano a risolvere la crisi: "Anche con tutto quello che stiamo mettendo insieme, abbiamo ancora bisogno di petrolio". Evan Ellis, professore di studi latinoamericani presso lo U.S. Army War College Strategic Studies Institute, ha affermato che il sostegno cinese "non farà abbastanza differenza" contro la campagna di pressione americana.

La partita tra le due potenze si gioca anche sul piano strategico. Nel 2023 funzionari americani hanno dichiarato che la Cina aveva installato una stazione di ascolto a Cuba in grado di intercettare le comunicazioni elettroniche nel sud-est degli Stati Uniti. Nel 2024, il Center for Strategic and International Studies ha identificato almeno quattro siti collegati alla Cina a Cuba potenzialmente capaci di raccogliere intelligence sugli Stati Uniti. Pechino ha interesse nella "sopravvivenza di un regime amico vicino agli Stati Uniti", ha detto Ellis, ma probabilmente non vuole apparire così interventista da provocare ritorsioni da Washington. Spedire pannelli solari, ha aggiunto, è un'opzione che finora è passata "sotto il radar". Yanran Xu, professoressa associata di relazioni internazionali alla Renmin University di Pechino, ha spiegato al Washington Post che la Cina è anche cauta nel non esagerare "nel cortile di casa degli Stati Uniti", ma che "a volte l'argomento economico si sovrappone agli obiettivi strategici".

Per il futuro dell'energia solare cubana, secondo i ricercatori, c'è ancora molto spazio di crescita, considerato il clima tropicale dell'isola. Il governo cubano ha eliminato questo mese i dazi sulle importazioni di pannelli solari e introdotto incentivi per i privati. Il passo successivo, secondo Jones, saranno i sistemi di batterie per immagazzinare l'energia fotovoltaica durante la notte, quando i deficit sono più acuti. La tecnologia è costosa e complessa da installare, ma la Cina sta facendo progressi rapidi e le sue esportazioni di batterie hanno raggiunto un record nel 2025.

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