Cresce il giudizio negativo degli americani su Israele e Netanyahu, soprattutto tra i giovani
Il 60% degli adulti statunitensi ha un'opinione sfavorevole di Israele. Tra i repubblicani sotto i 50 anni la maggioranza è ora critica. Anche la fiducia in Trump sulla gestione dei rapporti con Israele è bassa
Il giudizio degli americani su Israele e sul primo ministro Benjamin Netanyahu continua a peggiorare, con un'accelerazione marcata nell'ultimo anno. Secondo un sondaggio del Pew Research Center condotto tra il 23 e il 29 marzo su 3.507 adulti, il 60% degli statunitensi ha un'opinione sfavorevole di Israele, in aumento di sette punti rispetto all'anno scorso e di quasi venti rispetto al 2022. La quota di chi esprime un giudizio "molto sfavorevole" è quasi triplicata nello stesso periodo, passando dal 10% al 28%. Il sondaggio è stato realizzato circa un mese dopo l'inizio della guerra in Iran guidata da Stati Uniti e Israele.
Il dato più significativo riguarda la frattura generazionale, che ormai attraversa entrambi gli schieramenti politici. Tra i democratici, otto su dieci hanno un'opinione negativa di Israele, un aumento netto rispetto al 69% dell'anno scorso e al 53% del 2022. I democratici sotto i 50 anni esprimono un giudizio "molto sfavorevole" con maggiore frequenza rispetto a quelli più anziani (47% contro 39%). Tra i repubblicani il quadro resta diverso, con una maggioranza ancora favorevole a Israele (58% contro 41%), ma il cambiamento è visibile soprattutto nelle fasce più giovani: il 57% dei repubblicani tra i 18 e i 49 anni ha oggi un'opinione negativa, rispetto al 50% dell'anno scorso. Le ampie maggioranze favorevoli resistono solo tra i repubblicani sopra i 50 anni.
Anche la fiducia in Netanyahu segue la stessa traiettoria. Il 59% degli americani esprime poca o nessuna fiducia nella capacità del primo ministro israeliano di fare la cosa giusta in materia di affari internazionali, in aumento di sette punti rispetto all'anno scorso e di quasi venti rispetto al 2023. Tra i democratici la sfiducia raggiunge il 76%, con la metà che dichiara di non avere "nessuna fiducia". Tra i repubblicani le valutazioni sono ormai divise quasi a metà: 45% con fiducia, 44% senza. È un cambiamento rilevante, perché nelle precedenti rilevazioni del Pew la maggioranza dei repubblicani esprimeva fiducia in Netanyahu. Anche qui il fattore età pesa: i repubblicani sopra i 50 anni hanno il doppio delle probabilità rispetto a quelli più giovani di fidarsi di Netanyahu (58% contro 30%).
L'appartenenza religiosa influenza in modo consistente le opinioni. Gli ebrei americani e i protestanti evangelici bianchi mantengono opinioni prevalentemente positive su Israele, con percentuali favorevoli del 64% e del 65%. Tra i cattolici il dato scende al 35%, tra i protestanti neri al 33%, e tra chi non si identifica con nessuna religione al 22%. Solo il 4% dei musulmani americani ha un'opinione positiva di Israele. Sulla fiducia in Netanyahu, il 56% degli ebrei americani esprime poca o nessuna fiducia, mentre tra i musulmani americani la cifra raggiunge il 91%, con il 74% che dichiara di non avere alcuna fiducia.
Anche il presidente Trump non raccoglie un consenso ampio sulla gestione dei rapporti con Israele. Più della metà degli americani (55%) esprime poca fiducia nella sua capacità di prendere buone decisioni sulla relazione tra i due Paesi, un dato sostanzialmente stabile rispetto ad agosto 2025. Circa tre quarti dei repubblicani (73%) esprimono fiducia in Trump su questo tema, contro solo il 16% dei democratici. Ma anche all'interno del campo repubblicano emerge una divisione generazionale netta: solo il 52% dei repubblicani sotto i 30 anni si fida della gestione trumpiana del rapporto con Israele, contro il 93% degli ultrasessantacinquenni.
Il conflitto tra Israele e Hamas resta personalmente importante per poco più della metà degli americani (53%), un dato stabile rispetto all'anno scorso. È però percepito come meno rilevante rispetto all'azione militare americana in Iran, che il 77% considera importante. Tra i gruppi religiosi, il 91% degli ebrei americani considera il conflitto personalmente importante, seguito dal 70% dei musulmani americani e dal 65% dei protestanti evangelici bianchi. Questi ultimi, però, attribuiscono maggiore importanza personale alla campagna militare in Iran (86%) rispetto al conflitto israelo-palestinese.