Come Trump ha ucciso il conservatorismo americano
L'editorialista dell'Atlantic Peter Wehner, ex funzionario di tre amministrazioni repubblicane, sostiene che il movimento MAGA ha distrutto la tradizione conservatrice del partito, sostituendola con radicalismo e volgarità
Peter Wehner, editorialista dell'Atlantic e già collaboratore delle amministrazioni Reagan e di entrambi i Bush, sostiene che il movimento "Make America Great Again" ha ucciso il conservatorismo americano. Wehner, che nel gennaio 2016 scrisse sul New York Times un appello ai repubblicani a non votare Trump "in nessuna circostanza", torna ora sull'argomento con un lungo articolo in cui analizza le trasformazioni del Partito Repubblicano nell'ultimo decennio.
Secondo Wehner, alcuni sviluppi recenti all'interno del movimento MAGA confermano i suoi timori. All'inizio di marzo, i College Republicans of America, una delle più antiche organizzazioni giovanili legate al partito, hanno assunto come direttore politico Kai Schwemmer, una figura con legami passati con il suprematista bianco e antisemita Nick Fuentes e con il suo movimento Groyper, una rete di attivisti nazionalisti bianchi e troll che gravitano attorno a influencer online. Il presidente dell'organizzazione, Martin Bertao, ha difeso la scelta su X scrivendo di aver riflettuto sulla decisione e di volersi "scusare con assolutamente NESSUNO", aggiungendo che l'organizzazione "non indietreggerà mai davanti alla mob woke".
Non si tratta di un caso isolato. L'anno scorso Politico ha pubblicato chat trapelate da Telegram in cui leader di sezioni locali dei Young Republicans, presidenti e vicepresidenti di diversi Stati, si scambiavano messaggi razzisti e antisemiti. Di fronte alle critiche, il vicepresidente Vance ha difeso i giovani repubblicani dicendo che "i ragazzi fanno cose stupide, specialmente i giovani maschi" e che "raccontano battute provocatorie e offensive, è quello che fanno i ragazzi". Wehner osserva che molti degli autori dei messaggi peggiori avevano più di trent'anni. Pochi mesi dopo, il Miami Herald ha rivelato altre chat trapelate da un gruppo repubblicano della Florida International University con insulti razzisti, desideri espressi di aggredire persone nere, definizioni delle donne come "prostitute", battute sulle camere a gas, la schiavitù e lo stupro, e ripetuti elogi di Adolf Hitler. Il gruppo, a un certo punto, era stato rinominato "Nazi Heaven".
Wehner descrive anche una feroce guerra interna al movimento MAGA tra personalità di primo piano dei media e della politica. Da una parte Tucker Carlson, Candace Owens e Matt Walsh, dall'altra Ben Shapiro e Mark Levin. E poi Laura Loomer contro Elon Musk, Musk contro Steve Bannon, Bannon contro Dinesh D'Souza, D'Souza contro Carlson. Le recriminazioni più recenti riguardano la guerra in Iran e Israele. Wehner riporta uno scambio tra Mark Levin, conduttore radiofonico sostenitore della guerra e di Israele, e Megyn Kelly, critica di entrambi. Levin ha definito Kelly su social media una "persona emotivamente instabile, volgare e petulante", e Kelly ha risposto con un insulto a sfondo sessuale. Trump è intervenuto difendendo Levin su Truth Social, definendolo "un grande patriota americano", mentre la deputata Marjorie Taylor Greene si è schierata con Kelly. "Il movimento MAGA, come altri movimenti politici radicali prima di lui, sta divorando se stesso", scrive Wehner.
Wehner riconosce che gli impulsi oggi visibili nel MAGA esistevano già prima dell'ingresso di Trump in politica, ma sostiene che "erano per la maggior parte confinati ai margini" e che i leader repubblicani cercavano di mantenerli tali. "Dal momento in cui Trump ha annunciato la sua candidatura nell'estate del 2015, ha cercato di coltivare e incoraggiare le passioni più brutte all'interno del partito, versando cherosene sulle braci dell'odio", scrive. Secondo l'editorialista, Trump ha sovvertito molti impegni storici dei conservatori: il sostegno al libero commercio, la riforma della spesa pubblica, gli aiuti internazionali, la fedeltà alla NATO, l'opposizione all'oppressione russa. Ma il danno più profondo, secondo Wehner, riguarda "il conservatorismo come sensibilità".
Per spiegare cosa intende, Wehner fa riferimento a Edmund Burke, statista e filosofo irlandese del Settecento considerato tra i padri del pensiero conservatore, e al filosofo britannico Michael Oakeshott. Burke sosteneva che i costumi e le buone maniere "sono più importanti delle leggi" e che spogliare la civiltà della sua bellezza avrebbe portato a "impoverimento spirituale e, alla fine, al terrore". Oakeshott definiva il conservatorismo "non un credo o una dottrina, ma una disposizione", il cui compito è "non infiammare le passioni" ma "iniettare moderazione nelle attività di uomini già troppo appassionati". Wehner argomenta che il MAGA "non è solo antitetico al conservatorismo, è in guerra con esso".
L'editorialista cita anche episodi recenti come esempio della brutalità del movimento. Sabato scorso, pochi minuti dopo la notizia della morte di Robert Mueller, Trump ha scritto su Truth Social: "Bene, sono contento che sia morto. Non potrà più fare del male a persone innocenti!". Quindici settimane prima, Trump aveva attaccato l'attore e regista Rob Reiner subito dopo che Reiner e sua moglie erano stati uccisi a coltellate nella loro casa.
Secondo Wehner, "l'etica MAGA celebra la disumanizzazione" ed è "senza legge, volgare e combattiva". L'intero ecosistema del movimento, dai social media ai podcast alla radio, "è impegnato a diffondere bugie e teorie del complotto, ad alimentare rabbia e risentimento". Se un personaggio pubblico oggi parlasse come parlavano un tempo i conservatori, della virtù della compassione, dell'importanza del buon carattere nei leader, della cortesia e della decenza, "verrebbe deriso come woke, come debole". Per Wehner, il conservatorismo americano è oggi "politicamente senza casa" e questo è "una perdita terribile per il partito e una perdita ancora più grande per l'America".