Come si vota negli Stati Uniti: il sistema di identificazione ai seggi ed il mito del voto illegale
Negli Stati Uniti non esiste una regola federale unica sull'identificazione degli elettori: 36 Stati richiedono un documento, 14 no. I casi documentati di voto da parte di non cittadini sono nell'ordine delle decine su centinaia di milioni di schede.
Il sistema elettorale degli Stati Uniti è fortemente decentralizzato, in linea con la struttura federale prevista dalla Costituzione. La Elections Clause, contenuta nell’Articolo I, Sezione 4, riconosce ai singoli Stati la competenza primaria nel determinare “tempi, luoghi e modalità” delle elezioni per il Congresso, la presidenza e le legislazioni statali, pur riservando al Congresso un potere di intervento per modificare o imporre regole uniformi a livello federale. In pratica, però, la disciplina di aspetti procedurali come la verifica dell’identità al seggio ricade principalmente sulle legislazioni statali, con regole molto diverse tra i vari Stati.
Un sistema a due livelli
Per comprendere il funzionamento del voto americano occorre partire dalla registrazione alle liste elettorali. Questo significa che negli Stati Uniti il diritto di voto in genere non si esercita automaticamente: nella maggior parte degli Stati, per votare occorre invece essere registrati (con procedure che variano, inclusa in alcuni casi la registrazione al voto nello stesso giorno delle elezioni). La registrazione richiede la fornitura di dati identificativi; spesso viene fornito un numero di patente oppure le ultime cifre del Social Security Number, secondo modalità e controlli previsti da leggi federali (tra cui l’Help America Vote Act) e statali.
Una volta registrato al voto, l’elettore può essere soggetto a ulteriori controlli di identificazione al seggio, laddove previsti dalla legge dello Stato in cui vota. Secondo la classificazione della National Conference of State Legislatures e di Ballotpedia, attualmente 36 Stati richiedono o richiedono in determinate circostanze la presentazione di un documento per votare di persona; nella classificazione di Ballotpedia, 24 rientrano nelle categorie che richiedono un documento con fotografia (con eccezioni che variano da Stato a Stato) e 12 accettano anche documenti senza foto. Le normative statali distinguono inoltre tra sistemi strict, in cui l’assenza di documento comporta l’emissione di una scheda provvisoria (provisional ballot) da convalidare successivamente, e sistemi non-strict, che prevedono alternative come dichiarazioni giurate o verifiche successive.
I restanti 14 Stati non richiedono la presentazione di un documento al seggio, ma effettuano verifiche tramite il confronto della firma con quella depositata al momento della registrazione o la conferma dei dati dell’elettore con altri metodi. Secondo il Movement Advancement Project, circa il 37% degli aventi diritto al voto (eligible voters) vive in giurisdizioni senza obbligo di presentazione di un documento al seggio.
Voto dei non cittadini: cosa dicono i dati
Il tema dell’identificazione degli elettori ai seggi è spesso collegato al dibattito sul voto da parte di non cittadini. La definizione delle qualifiche per essere elettori alla Camera è ancorata all’Articolo I, Sezione 2 della Costituzione, che stabilisce che gli elettori delle elezioni federali devono possedere le stesse qualifiche degli elettori per il ramo più numeroso delle legislature statali, lasciando a Stati e Congresso il compito di tradurle in regole e procedure concrete. Su pressione del presidente Donald Trump, pochi giorni fa la Camera dei Rappresentanti ha approvato il SAVE America Act, che introduce l'obbligo di prova documentale della cittadinanza al momento della registrazione e il photo ID obbligatorio per il voto ai seggi. La proposta è motivata dalla volontà di rafforzare l'integrità delle elezioni, secondo i suoi sostenitori.
I dati empirici disponibili indicano tuttavia che il voto da parte di non cittadini, pur essendo vietato dalla legge federale, è un fenomeno estremamente raro. Applicando i filtri “Fraud sub-category: Alien” e intervallo 1982–2025 nel database pubblico della Heritage Foundation, l’interfaccia restituisce 100 risultati (al momento della consultazione): un numero che include condanne penali, programmi di diversion e casi di registrazione o tentato voto, non esclusivamente voti effettivamente espressi. Un’analisi del Bipartisan Policy Center, che ha isolato i soli casi in cui un non cittadino ha effettivamente votato, ne identifica 77 tra il 1999 e il 2023.
Le indagini a livello statale confermano il quadro qui sopra esposto. In Michigan, un audit successivo alle elezioni del 2024 ha confermato solo 15 casi credibili di voto di non cittadini su oltre 5,7 milioni di schede votate (circa lo 0,00028%). In Georgia sono stati rintracciati 20 non cittadini nelle liste elettorali su 8,2 milioni di iscritti, di cui solo 9 risultavano aver votato in elezioni precedenti. In Ohio sono stati identificati 821 non cittadini registrati; 126 avevano votato e sono stati deferiti alle autorità competenti. Uno studio citato dal Brennan Center for Justice, relativo a 23,5 milioni di voti in 42 giurisdizioni nelle elezioni del 2016, ha individuato circa 30 casi oggetto di indagine, pari a circa 0,0001% del totale.
Molte analisi suggeriscono che una parte rilevante dei casi documentati di registrazione o voto da parte di non cittadini derivi da errori amministrativi o incomprensioni sulla propria idoneità — ad esempio in contesti legati a procedure presso uffici come quelli della motorizzazione — piuttosto che da frode intenzionale. D'altronde, le conseguenze per chi viene scoperto possono essere molto severe: procedimenti penali, gravi effetti sullo status migratorio (fino alla rimozione) e ostacoli alla futura naturalizzazione, rappresentando così un rischio elevato a fronte di un beneficio sostanzialmente nullo.