Cessate il fuoco Usa-Iran, ma le parti si contraddicono su tutto: dallo Stretto di Hormuz all'uranio
Stati Uniti, Iran e Israele confermano la tregua di due settimane, ma offrono versioni opposte su cosa preveda l'accordo. Venerdì inizieranno i negoziati a Islamabad, forse con Vance a capo della delegazione americana.
Stati Uniti e Iran hanno annunciato nella notte un cessate il fuoco di due settimane, ma a poche ore dall’entrata in vigore della tregua le parti si contraddicono già su quasi tutto. Non è chiaro, al momento, che cosa preveda l’intesa per lo Stretto di Hormuz, che cosa resti del programma nucleare iraniano e su quali basi si dovrebbe negoziare venerdì a Islamabad. Nel frattempo, neppure i combattimenti si sono fermati del tutto.
L’Iran ha rivendicato attacchi con missili e droni contro Israele e contro infrastrutture petrolifere negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Arabia Saudita, presentandoli come una ritorsione per i raid americani e israeliani su una raffineria iraniana. Il Pentagono ha però negato qualsiasi coinvolgimento. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece attribuito le violazioni del cessate il fuoco a problemi di comando e controllo nell’esercito iraniano, sostenendo che alcuni comandanti sarebbero ancora irraggiungibili. "Ci vuole tempo perché un cessate il fuoco si consolidi. Pensiamo che accadrà", ha detto.
Teheran impone restrizioni e dazi alle navi nello Stretto di Hormuz
Il nodo più immediato resta però lo Stretto di Hormuz. Trump aveva posto la sua riapertura come condizione per sospendere i bombardamenti. Prima della guerra, da lì transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio. Hegseth ha dichiarato subito che "lo Stretto è aperto, come concordato", ma la situazione sul campo racconta altro. Il Ministro degli Esteri iraniano ha precisato che le navi dovranno coordinarsi con l’esercito di Teheran e rispettare limiti sul numero di transiti.
Fonti Reuters riferiscono che diverse imbarcazioni nel Golfo Persico hanno ricevuto dalla Marina iraniana l'avvertimento che il passaggio resta interdetto, con la minaccia di colpire chi tenti di forzarlo senza autorizzazione. Secondo il Financial Times, Teheran ha iniziato a chiedere un pedaggio di un dollaro per ogni barile trasportato, da pagare in criptovalute per sfuggire a tracciamento e sanzioni. Lo stesso Trump ha alimentato la confusione sulla situazione riguardante lo Stretto, sostenendo che Washington e Teheran potrebbero gestire insieme un sistema di pedaggio.
Nel pomeriggio, l’agenzia iraniana Fars ha annunciato una nuova sospensione del transito delle petroliere in risposta agli attacchi israeliani in corso sul Libano. Un alto funzionario iraniano ha detto a Reuters che lo Stretto potrebbe riaprire in maniera limitata il 9 o 10 aprile, prima dell’avvio dei negoziati.
Dubbi sulle condizioni per un accordo definitivo
Le divergenze tra le parti riguardano anche le condizioni per un accordo definitivo. Trump ha sorpreso i suoi stessi alleati definendo i 10 punti presentati dall’Iran come "una base di lavoro su cui negoziare". Quelle condizioni, pubblicate dal Consiglio di Sicurezza iraniano, includono il controllo iraniano dello Stretto, il diritto ad arricchire l’uranio, la revoca di tutte le sanzioni e un risarcimento per i danni di guerra.
Oggi però, su Truth Social, Trump non ha più citato quei 10 punti. Ha fatto invece riferimento ai 15 punti, assai diversi, della proposta americana già respinta da Teheran. Ha scritto che "non ci sarà più alcun arricchimento di uranio" e che gli Stati Uniti pretenderanno la rimozione delle scorte iraniane di uranio altamente arricchito, aggiungendo che solo a quel punto Washington discuterà di una riduzione di dazi e sanzioni.
In questo contesto, il vicepresidente J.D. Vance, che dovrebbe guidare la delegazione americana a Islamabad, ha definito la tregua "fragile" parlando da Budapest, dove si trova da ieri per sostenere Viktor Orbán in vista delle elezioni di domenica. Vance ha accusato alcuni esponenti del regime iraniano di mentire su quanto concordato. "Ci sono persone che vogliono sedersi e lavorare con noi per un buon accordo, e ci sono persone che mentono persino sulla fragile tregua che abbiamo già raggiunto", ha detto.
Il retroscena del cessate il fuoco
Dietro l'annuncio del cessate il fuoco c'è stata una trattativa frenetica, ben ricostruita da Axios. Lunedì 6 aprile l’inviato speciale Steve Witkoff, al telefono con gli intermediari, aveva definito la proposta iraniana "un disastro", proprio mentre i mediatori pakistani facevano la spola tra lui e il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi. Nel frattempo Egitto e Turchia cercavano di colmare le distanze.
La decisione finale sarebbe passata dalla nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che secondo Axios ha partecipato attivamente ai negoziati comunicando tramite biglietti consegnati da corrieri, per ragioni di sicurezza. Due fonti descrivono la sua approvazione come una svolta. Senza quel via libera, non ci sarebbe stato alcun accordo.
Martedì, mentre la trattativa andava avanti, Trump ha minacciato la distruzione di "un’intera civiltà" se l’Iran non avesse accettato entro la notte di ieri, mettendo a rischio i negoziati. Nonostante questo, intorno a mezzogiorno di ieri le parti avevano raggiunto una comprensione comune sui passi necessari per il cessate il fuoco. Ma il caos era tale che, secondo Axios, molti di coloro che avevano parlato con Trump appena un’ora o due prima erano convinti che alla fine avrebbe rifiutato di sottoscriverlo.
Alla fine il presidente ha accettato. Prima dell’annuncio ha chiamato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per ottenere il suo impegno a rispettare la tregua, poi il maresciallo pakistano Asim Munir per suggellare l’intesa. Tutto questo è avvenuto mentre le forze americane in Medio Oriente continuavano a prepararsi attivamente a colpire le infrastrutture iraniane con un attacco su larga scala. L’ordine di fermarsi è arrivato solo 15 minuti dopo la pubblicazione del post con cui Trump ha annunciato il cessate il fuoco su Truth Social.