Caso Epstein, l'avvocato di Ghislaine Maxwell: “Pronta a scagionare Trump se le concederà la grazia”
L’ex collaboratrice del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein si avvale del diritto a non rispondere davanti ad una Commissione della Camera. Il suo legale: pronta a testimoniare e scagionare Trump da qualsiasi accusa in cambio della clemenza presidenziale.
Ghislaine Maxwell, condannata a vent’anni di carcere per aver cospirato con Jeffrey Epstein nell’abuso e nel traffico sessuale di minori, ha inviato oggi un segnale chiaro al presidente Donald Trump: è disposta a parlare, ma solo in cambio di una grazia presidenziale. L’apertura è arrivata attraverso il suo avvocato durante una deposizione virtuale davanti alla Commissione Vigilanza della Camera (House Oversight Committee), riportando il caso Epstein al centro del dibattito politico americano.
“La signora Maxwell è pronta a parlare in modo completo e onesto se le verrà concessa la clemenza dal presidente Trump”, ha dichiarato l’avvocato David Oscar Markus in una nota letta durante l’audizione e successivamente pubblicata su X.

“Solo lei può fornire il racconto completo. Ad alcuni potrebbe non piacere ciò che sentiranno, ma la verità conta. Ad esempio, sia il presidente Trump sia il presidente Bill Clinton sono innocenti da qualsiasi illecito”.
Markus ha aggiunto che “solo Maxwell può spiegare il perché, e l’opinione pubblica ha diritto a questa spiegazione”. Da parte sua, Trump non ha mai escluso la possibilità di concedere a Maxwell una grazia o una commutazione della pena.
Una deposizione senza risposte
Al di là delle dichiarazioni del suo legale, Maxwell ha scelto di non collaborare durante l’audizione. Si è avvalsa del Quinto Emendamento della Costituzione — che tutela il diritto a non autoincriminarsi — rifiutando di rispondere alle domande dei deputati.
Il presidente della Commissione, il deputato repubblicano James Comer, ha definito la scelta come “molto deludente”, sottolineando che i deputati avevano “molte domande da porre sui crimini commessi da lei ed Epstein, così come su eventuali complici”. Il principale esponente democratico della Commissione, Robert Garcia, è stato ancora più duro:
“Dopo mesi di resistenza alla nostra richiesta, Ghislaine Maxwell è finalmente comparsa davanti alla Commissione e non ha detto nulla. Non ha risposto ad alcuna domanda e non ha fornito alcuna informazione sugli uomini che hanno stuprato e trafficato donne e ragazze”.
Anche la deputata democratica Melanie Stansbury ha accusato Maxwell di tentare di “comprare” la propria clemenza rifiutandosi di testimoniare:
“Non permetteremo che questo silenzio resti senza conseguenze”.
Il doppio standard tra Washington e Londra
La pubblicazione dei file di Epstein da parte del Dipartimento di Giustizia ha prodotto conseguenze molto diverse sulle due sponde dell’Atlantico. Nel Regno Unito, il caso ha innescato una vera crisi politica: il primo ministro Keir Starmer ha perso sia il direttore delle comunicazioni che il capo di gabinetto dopo lo scandalo legato a Peter Mandelson, rimosso dall’incarico di ambasciatore britannico negli Stati Uniti proprio per i suoi legami con Epstein. Scotland Yard ha inoltre aperto un’indagine su un ex Ministro, mentre sono al vaglio accuse secondo cui l'ex principe Andrew Mountbatten-Windsor — privato dei titoli reali — avrebbe trasmesso a Epstein informazioni riservate.
Ripercussioni significative si sono registrate anche in Norvegia, dove un ex Primo Ministro è sotto indagine, un Ambasciatore si è dimesso e la principessa ereditaria ha chiesto pubblicamente scusa per la propria amicizia con Epstein.
Negli Stati Uniti, al contrario, le conseguenze professionali per molte delle figure citate nei documenti restano limitate. Il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha mantenuto il proprio incarico, nonostante i suoi rapporti di affari con Epstein: un portavoce ha dichiarato ad Axios che si sarebbe trattato di “interazioni molto limitate”. Tra i nomi emersi nelle carte figurano anche pezzi da novanta come Elon Musk, Steve Bannon, Sergey Brin e Bill Gates, che ha negato ogni illecito e si è detto “rammaricato” per i contatti avuti con Epstein.
Da parte sua il presidente Trump, anche lui citato migliaia di volte per vari motivi in questi documenti, ha minimizzato il coinvolgimento delle figure a lui vicine, invitando a “voltare pagina”, ed ha espresso persino simpatia per Bill Clinton.