Biden non è riuscito a salvare i sindacati americani

I dati federali mostrano che l'adesione sindacale nel settore privato ha toccato il minimo storico. Metà degli iscritti lavora nel pubblico impiego

Biden non è riuscito a salvare i sindacati americani
Official White House Photo by Adam Schultz)

Il tasso di iscrizione sindacale negli Stati Uniti è sceso al 10 per cento nel 2025, un livello più basso rispetto a quando Joe Biden entrò alla Casa Bianca nel 2021. Nel settore privato il dato è ancora più netto: 5,9 per cento, il minimo storico. Sono i numeri del rapporto annuale del Bureau of Labor Statistics (l'agenzia federale che si occupa di statistiche sul lavoro), pubblicato mercoledì, che permettono un bilancio completo degli anni di Biden alla presidenza.

Biden si era presentato come il presidente più favorevole ai sindacati nella storia americana. La sua amministrazione aveva adottato numerose politiche a sostegno del lavoro organizzato e i giornali avevano parlato a lungo di una rinascita sindacale, anche grazie a un aumento delle richieste di sindacalizzazione. I risultati concreti, però, raccontano una storia diversa. Come osserva Dominic Pino in un'analisi sul Washington Post, il tasso di adesione sindacale è calato di 0,3 punti percentuali durante il mandato Biden, un declino paragonabile ai 0,4 punti persi durante il primo mandato di Donald Trump. Si tratta di una tendenza che dura da decenni e che sembra indifferente al partito al potere o alle politiche del lavoro adottate dal presidente di turno: il tasso di iscrizione è sceso durante ogni mandato presidenziale dagli anni Ottanta a oggi.

L'unico fattore che sembra offrire una spinta temporanea è, paradossalmente, la recessione. Il motivo è tecnico: il Bureau of Labor Statistics calcola il tasso dividendo il numero di iscritti al sindacato per il numero totale di lavoratori occupati. Durante una crisi economica i lavoratori sindacalizzati perdono il posto meno facilmente degli altri, quindi il denominatore si riduce e il tasso sale. Una volta finita la recessione, però, la discesa riprende subito.

Il dato più significativo riguarda la composizione del mondo sindacale americano. Circa la metà degli iscritti ai sindacati lavora per il governo, e questa proporzione si mantiene stabile da quindici anni. Gli enti locali, come comuni e contee, impiegano più lavoratori sindacalizzati di qualsiasi altro settore, seguiti dai governi statali. Al terzo posto c'è il comparto istruzione e sanità che, pur essendo classificato come settore privato, dipende in larga parte da programmi governativi. Il governo federale conta più iscritti ai sindacati dell'intero settore manifatturiero.

L'immagine del sindacato americano come baluardo dell'operaio in fabbrica o nel cantiere è ormai superata dai fatti. Più dell'85 per cento dei lavoratori nei trasporti o nell'edilizia e più del 90 per cento di quelli nel settore manifatturiero o minerario non sono iscritti ad alcun sindacato. I sindacati nati in quei settori si stanno reinventando altrove. Lo United Auto Workers, il sindacato dell'auto, ha avuto più successo nell'organizzare i lavoratori nei campus universitari che nelle fabbriche automobilistiche e oggi conta circa lo stesso numero di iscritti nel sistema dell'Università della California e alla General Motors. I Teamsters, il potente sindacato dei trasportatori, nel 2023 hanno visto fallire la Yellow, un'azienda di autotrasporti con 22 mila iscritti, dopo aver contrastato un piano di ristrutturazione. Nel 2024 lo stesso sindacato ha celebrato la sindacalizzazione di 9.600 nuovi lavoratori: infermieri.

Il rapporto del Bureau of Labor Statistics indica che i lavoratori sindacalizzati guadagnano in media 230 dollari in più a settimana rispetto ai non iscritti, ma la stessa agenzia avverte che questo dato non tiene conto di molti fattori rilevanti. Gli iscritti ai sindacati sono in media più anziani, con la fascia 45-54 anni come la più sindacalizzata, e i lavoratori più anziani guadagnano di più indipendentemente dall'iscrizione sindacale. Inoltre i sindacalizzati si concentrano negli Stati con un costo della vita più alto, dove gli stipendi sono superiori per tutti. Il tasso di iscrizione tra i lavoratori a tempo pieno è circa il doppio rispetto a quelli a tempo parziale, e lavorare a tempo pieno garantisce sempre un reddito maggiore. Il confronto salariale, infine, non sottrae le quote sindacali dallo stipendio dei lavoratori iscritti.

La prova più eloquente, secondo l'analisi del Washington Post, è che se l'iscrizione al sindacato garantisse davvero un aumento significativo della retribuzione, il tasso di adesione non calerebbe da decenni, anche con presidenti favorevoli ai sindacati. Il declino dell'adesione sindacale è un fenomeno comune a tutto il mondo sviluppato, legato a un'economia globale sempre più competitiva. Il sindacato resiste nel settore pubblico, dove la competizione non esiste.

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