A Mar-a-Lago tra balli e bombe: così Trump ha diretto l'attacco all'Iran
Il presidente ha lanciato l'attacco all'Iran dal suo resort in Florida, tra gala di beneficenza e cene da un milione di dollari a coperto
La sera del 28 febbraio, mentre nel salone di Mar-a-Lago si svolgeva un gala di beneficenza, il presidente Trump è entrato nella sala, ha ballato brevemente sulle note di "God Bless the USA" di Lee Greenwood e poi ha salutato gli invitati: "Devo andare a lavorare. Divertitevi". Si è ritirato in una stanza laterale coperta da tendaggi neri per supervisionare l'inizio dei bombardamenti sull'Iran, la più grande operazione militare americana degli ultimi vent'anni. Poche ore dopo, le bombe americane e israeliane hanno iniziato a cadere, uccidendo la guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, decine di alti funzionari e, secondo l'organizzazione per i diritti umani HRANA, oltre mille civili, tra cui 181 bambini sotto i dieci anni.
La ricostruzione, pubblicata da Vanity Fair a firma di Aidan McLaughlin, si basa su testimonianze di membri del club, fonti vicine alla Casa Bianca e osservatori di lungo corso. Dalle foto ufficiali diffuse dalla Casa Bianca emerge la scena nella stanza operativa improvvisata: Trump con il cappellino da baseball, affiancato dalla capo di gabinetto Susie Wiles e dal segretario di Stato Marco Rubio alla sua sinistra, dal direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe alla sua destra. Su un cavalletto, una mappa del Medio Oriente con bandierine americane a indicare le posizioni militari e rombi rossi a segnalare i bersagli in Iran.
La stanza è quella che in gergo si chiama sensitive compartmented information facility, una struttura protetta per discutere informazioni classificate, la stessa da cui Trump avrebbe monitorato l'operazione per la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a gennaio. Una fonte della Casa Bianca ha spiegato a Vanity Fair che la sicurezza di Mar-a-Lago è gestita dal Secret Service, che ha predisposto anche sistemi di comunicazione sicura. In genere i presidenti americani conducono operazioni di questo tipo dalla Situation Room della Casa Bianca, ma secondo diverse fonti vicine al presidente, Trump preferisce di gran lunga le comodità del suo resort in Florida. Il vicepresidente JD Vance e la direttrice dell'intelligence nazionale Tulsi Gabbard sono rimasti a Washington durante gli attacchi, definiti da una fonte vicina al presidente come "la squadra B".
Ciò che distingue Mar-a-Lago da altre residenze presidenziali fuori Washington, come Camp David, è che non si tratta di una residenza privata ma di un club con tessera associativa che ospita eventi aperti a chiunque abbia un biglietto. Le iscrizioni sono state portate a un milione di dollari nel 2024. Nelle 42 ore successive ai bombardamenti, Trump è rimasto nel suo club, ricevendo telefonate da leader mondiali e giornalisti. La sera dopo l'inizio della guerra ha partecipato a una cena di raccolta fondi da un milione di dollari a coperto per il suo super PAC, MAGA Inc., proprio a Mar-a-Lago. Ai suoi collaboratori ha spiegato che doveva partecipare "perché tanto doveva cenare comunque", secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.
John Bolton, che fu consigliere per la sicurezza nazionale di Trump durante il primo mandato, ha dichiarato a Vanity Fair di non voler interferire con i programmi del fine settimana del presidente, ma ha aggiunto che "non si può fare la guerra lavorando da casa" e che "il presidente dovrebbe essere alla Casa Bianca in un momento di crisi, nell'Ufficio Ovale o nella Situation Room". La Casa Bianca ha difeso la scelta attraverso il portavoce Davis Ingle, che ha dichiarato a Vanity Fair che gli Stati Uniti dispongono delle capacità operative per permettere al presidente di comunicare in sicurezza e condurre affari ufficiali da qualsiasi luogo, esattamente come alla Casa Bianca.
Michael Wolff, giornalista che ha trascorso del tempo con Trump a Mar-a-Lago e ha scritto diversi libri su di lui, ha spiegato a Vanity Fair che l'idea della segretezza "è per Trump una seccatura, un fastidio, perché inibisce il suo messaggio. E Mar-a-Lago è più aperta della Casa Bianca". Wolff ha aggiunto che le persone che circondano il presidente nel resort sono "quanto meno acritiche" e gli forniscono tutta l'approvazione che desidera. Diverse fonti consultate dalla rivista hanno osservato che la composizione demografica del club, fatta di persone anziane, ricche e di orientamento neoconservatore, tende a sostenere il tipo di interventi militari aggressivi che Trump ha condotto dalla Florida, dall'operazione in Venezuela all'attacco all'Iran.
Trump stesso, dall'Ufficio Ovale, ha detto questa settimana di non aver "mai ricevuto tanti complimenti" per qualcosa che ha fatto, riferendosi a una guerra che secondo i sondaggi è profondamente impopolare nel Paese. Ma dentro Mar-a-Lago l'entusiasmo è palpabile. Il presidente ha lanciato un conflitto tra un ballo e una cena di gala, e il suo club ha applaudito. Se questa adulazione sia un buon carburante per le decisioni di guerra resta una domanda senza risposta.