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# Un ex funzionario di Bush accusa il governo Trump di usare lo Stato per vincere le midterm
- URL: https://focusamerica.it/un-ex-funzionario-di-bush-accusa-il-governo-trump-di-usare-lo-stato-per-vincere-le-midterm/
- Published: 2026-10-07T17:30:12.000Z
- Updated: 2026-10-07T17:30:12.000Z
- Description: Ministri ai comizi, pressioni sulle tv e controllo federale sul voto per posta: secondo un ex funzionario di Bush, il governo Trump usa lo Stato per far vincere i repubblicani.
- Author: Lorenzo Ruffino
- Tags: Politica interna, Donald Trump, USA 2026, Midterm, Democrazia, #ig-pubblicato

Membri dei governi ai comizi elettorali, pressioni sulle reti televisive e un tentativo di sottoporre al controllo federale il voto per posta. Secondo Paul Rosenzweig, che durante la presidenza di George W. Bush è stato funzionario di nomina politica al dipartimento della Sicurezza interna, l'amministrazione Trump sta usando gli strumenti del governo federale per favorire i repubblicani alle elezioni di metà mandato di novembre. In un'analisi pubblicata sull'[*Atlantic*](https://www.theatlantic.com/ideas/2026/10/government-neutrality-elections/688877/?ref=focusamerica.it), Rosenzweig sostiene che il governo ha abbandonato il principio di neutralità secondo cui lo Stato va amministrato nell'interesse di tutti i cittadini e non di un solo partito.

Gli Stati Uniti non hanno mai rispettato questo principio in modo perfetto, ammette l'autore, ma in passato era una norma osservata più spesso che violata. Quando lavorava nell'amministrazione Bush era impensabile che il segretario alla Difesa, quello alla Sicurezza interna o il ministro della Giustizia partecipassero a un comizio: i loro ruoli erano troppo importanti per la sicurezza nazionale per rischiare di apparire come attivisti di partito.

Oggi invece i membri del governo fanno campagna per i candidati repubblicani dalle loro posizioni istituzionali. L'elenco di Rosenzweig comprende le pressioni sui notiziari televisivi perché diano una copertura più favorevole, il tentativo di costringere il servizio postale a rendere quasi impossibile il voto per corrispondenza e la minaccia di negare gli aiuti della FEMA, l'agenzia federale per la gestione delle emergenze, agli Stati che non eleggeranno candidati repubblicani. Ci sono poi gli spot di propaganda a favore del presidente pagati con soldi pubblici e la [promessa](https://focusamerica.it/gli-assegni-da-5-000-dollari-si-ritorcono-contro-trump-solo-il-13-crede-alla-promessa/) di assegni da 5.000 dollari agli elettori in caso di vittoria repubblicana, che l'autore considera la violazione più grossolana. Alcune di queste iniziative sono in una zona grigia dal punto di vista legale, altre sono vietate in modo esplicito.

Il caso più grave riguarda lo *Hatch Act*, la legge del 1939 che tiene i dipendenti pubblici lontani dall'attività di partito quando esercitano le loro funzioni. I dipendenti federali non possono usare la propria autorità per influenzare un'elezione, ma possono fare politica fuori dall'orario di lavoro. Per alcune categorie, tra cui tutto il personale della sicurezza nazionale e delle forze dell'ordine, i limiti sono più stretti: non possono "prendere parte attiva" a nessuna campagna elettorale.

La legge viene ancora applicata, ma solo ai dipendenti comuni. L'ispettore generale del dipartimento della Sicurezza interna, l'ufficio che controlla in modo indipendente il lavoro del dipartimento, ha [stabilito](https://www.oig.dhs.gov/sites/default/files/assets/2026-08/OIG-26-21-Aug26.pdf?ref=focusamerica.it) di recente che alcuni soccorritori della FEMA avevano violato lo *Hatch Act* perché dopo l'uragano Milton avevano saltato le case con i cartelli a sostegno di Trump.

Il ministro della Giustizia, Todd Blanche, ha invece partecipato a diversi eventi elettorali. È andato a Long Island per parlare a un comizio di Bruce Blakeman, candidato repubblicano a governatore dello Stato di New York, ha tenuto un discorso alla convention di metà mandato del Comitato nazionale repubblicano, l'organo che dirige il partito, e ha fatto campagna per Michael Whatley, candidato al Senato in North Carolina.

Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, è andato alla fiera statale dell'Iowa per sostenere il deputato repubblicano Zach Nunn. Ad agosto il segretario ai Trasporti, Sean Duffy, ha parlato in Michigan a un evento di un super PAC, uno dei comitati che raccolgono e spendono fondi per sostenere i candidati, mescolando questioni di governo e lodi a un candidato repubblicano. Come aveva rivelato lo stesso *Atlantic*, il presidente ha anche organizzato tra i membri del governo una gara segreta a punti per vedere chi visitava più collegi in bilico per la Camera durante l'estate, anche se non tutti quei viaggi violavano in modo evidente lo *Hatch Act*.

Il controllo su queste violazioni spetta all'*Office of Special Counsel*, l'agenzia federale indipendente che vigila sul rispetto dello *Hatch Act*. Il presidente ne ha licenziato il direttore all'inizio del secondo mandato e ha poi proposto al suo posto il conduttore di un podcast di estrema destra, con precedenti e qualifiche così scarsi che nemmeno i senatori repubblicani lo hanno sostenuto. Pur senza un direttore stabile, l'ufficio ha aperto un'indagine per violazione dello *Hatch Act* contro una persona che interessa molto al presidente: Jack Smith, l'ex procuratore speciale che aveva indagato su di lui. L'indagine nasce da una denuncia secondo cui Smith avrebbe chiesto date ravvicinate per i processi penali contro Trump allo scopo di influenzare le presidenziali del 2024.

Ha perso la sua neutralità tradizionale, secondo Rosenzweig, anche la FCC, la *Federal Communications Commission*, l'agenzia che regola radio e televisioni e ne concede le licenze. Per anni la regola delle pari opportunità, la *equal-time rule*, ha tradotto in legge la neutralità del governo tra le parti politiche: se un'emittente ospita un candidato, deve offrire le stesse opportunità a tutti gli altri candidati alla stessa carica, con eccezioni per i veri fatti di cronaca. La regola è stata a lungo interpretata in modo elastico e ha permesso a programmi come *Access Hollywood*, *Today* e *The Howard Stern Show* di ospitare candidati senza dover dare lo stesso spazio agli avversari.

Sotto la presidenza di Brendan Carr, scelto da Trump, la FCC ha usato i suoi poteri per minacciare le emittenti considerate ostili al presidente. Alla fine di gennaio 2026 l'agenzia ha pubblicato nuove indicazioni rivolte ai conduttori dei programmi di seconda serata, rovesciando la tolleranza del passato. Alcune reti hanno cambiato i contenuti dei loro programmi: la CBS ha tolto dallo show di Stephen Colbert un'intervista a James Talarico, il candidato democratico al Senato in Texas. Subito dopo Carr ha chiarito che le nuove indicazioni non valevano per i talk show radiofonici, noti per il loro orientamento conservatore. Anna Gomez, l'unica commissaria della FCC di nomina democratica, ha definito l'iniziativa parte della "più ampia campagna dell'amministrazione per censurare e controllare la libertà di parola".

Il caso più rilevante riguarda la ABC, la rete televisiva di proprietà della Disney. Alla fine del 2025 Carr aveva chiesto alla rete di togliere dall'aria Jimmy Kimmel dopo un commento maldestro del conduttore sulla morte di Charlie Kirk. Intervenendo in un podcast di destra, Carr aveva detto: "Possiamo farlo nel modo facile o in quello difficile. Queste aziende possono trovare il modo di cambiare comportamento e di intervenire, francamente, su Kimmel, oppure la FCC avrà altro lavoro da fare". Per Rosenzweig era una minaccia poco velata alle licenze della rete. Kimmel era stato sospeso, ma poi era tornato in onda.

Ad aprile Carr ha avviato una revisione anticipata di tutte le otto licenze della ABC, giustificandola con dubbi sulle politiche di diversità e inclusione della rete. Ad agosto la ABC ha fatto causa alla FCC per bloccare la revisione, sostenendo che si tratti di una ritorsione contraria al Primo emendamento della Costituzione, che tutela la libertà di espressione. La FCC ritiene la causa prematura, perché non ha ancora deciso se prendere provvedimenti contro l'azienda. Per Rosenzweig, però, la sola minaccia basta a produrre effetti.

A luglio la ABC ha deciso di non trasmettere in televisione un discorso alla nazione del presidente, ma per ridurre il rischio di ritorsioni lo ha diffuso in streaming, cosa che normalmente non avrebbe fatto. *The View*, il talk show della rete che storicamente ospitava candidati, ha smesso di farlo dopo che la FCC ha aperto un'indagine in seguito a una partecipazione di Talarico. A poche settimane dal voto la ABC ha anche [escluso](https://www.theverge.com/policy/993383/jimmy-kimmel-fcc-brendan-carr-james-talarico?ref=focusamerica.it) dalla programmazione televisiva un'intervista di Kimmel a Talarico, spostandola su YouTube.

Sul voto per posta il presidente ha invece perso, almeno per ora. A settembre la Corte Suprema ha [bocciato](https://www.supremecourt.gov/opinions/25pdf/26a305%5F4g15.pdf?ref=focusamerica.it) il suo tentativo di rendere più difficile il voto per corrispondenza. Trump sembra convinto, a ragione o no, che il voto di persona il giorno delle elezioni favorisca i repubblicani e ha cercato di usare il governo per ostacolare quello per posta.

Al centro di questa strategia c'era l'ordine esecutivo, cioè il decreto presidenziale, intitolato "Ensuring Citizenship Verification and Integrity in Federal Elections" (Garantire la verifica della cittadinanza e l'integrità delle elezioni federali), che chiedeva allo USPS, il servizio postale americano, di scrivere una norma con "standard uniformi" per le schede inviate per posta. Come ha descritto un tribunale federale del Massachusetts, la norma finale era molto più severa di quanto suggerisse la formula: le autorità elettorali statali e locali avrebbero dovuto sottoporre all'approvazione delle poste le buste delle schede e poi comunicare l'identità di ogni elettore che vota per corrispondenza, da inserire in un portale elettronico gestito dal governo federale.

Senza l'approvazione della busta non si sarebbero potuti caricare i dati degli elettori. Senza l'approvazione del modello di scheda, i codici a barre intelligenti e la registrazione dei dati degli elettori, le poste si sarebbero rifiutate di consegnare le schede. Il voto per posta di ogni Stato sarebbe così finito sotto approvazione federale con il pretesto delle regole sulle buste. Nel ricorso alla Corte Suprema il *solicitor general*, l'avvocato che rappresenta il governo davanti alla Corte, ha paragonato questi obblighi alle "analoghe regole di preparazione per la spedizione di ceneri umane e di riproduzioni di esplosivi". Ha anche sostenuto, nonostante il titolo dell'ordine esecutivo, che la norma riguardasse solo il servizio postale e non servisse a portare le elezioni sotto il controllo federale.

Secondo Rosenzweig, anche se finora non ha funzionato, l'uso delle poste rientra nello stesso progetto di sfruttare il governo federale a vantaggio del partito del presidente. È di fatto un rifiuto dell'obbligo di "servizio universale" delle poste, cioè il dovere di non rifiutare la posta senza un'autorizzazione specifica del Congresso, con l'intento di trasformare la neutralità del servizio postale in un'arma politica.

Quando i politici usano l'azione di governo per restare al potere, conclude Rosenzweig, rompono la promessa di imparzialità nell'offrire servizi e benefici ai cittadini. Secondo l'autore l'attacco del presidente a questo principio non ha ancora attecchito nella cultura americana. Se dovesse succedere, non si perderebbe solo il controllo della Camera o del Senato, ma la possibilità stessa che prevalga la volontà degli elettori.