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# Trump si avvicina a diventare il presidente più impopolare della storia
- URL: https://focusamerica.it/trump-si-avvicina-a-diventare-il-presidente-piu-impopolare-della-storia/
- Published: 2026-10-03T17:00:49.000Z
- Updated: 2026-10-03T17:00:49.000Z
- Description: Il presidente è al 37,2 per cento nella media del Silver Bulletin, il minimo del mandato. AP/NORC lo dà al 31: livelli simili, in passato, hanno preceduto pesanti sconfitte alle midterm.
- Author: Lorenzo Ruffino
- Tags: Sondaggi, Donald Trump, USA 2026, Midterm, Repubblicani, #ig-pubblicato

L'approvazione del presidente Donald Trump è scesa al livello più basso del suo secondo mandato e si sta avvicinando ai valori peggiori mai registrati da un presidente americano. Nella media dei sondaggi calcolata dal [Silver Bulletin](https://www.natesilver.net/p/trump-approval-ratings-nate-silver-bulletin?ref=focusamerica.it), la newsletter dello statistico Nate Silver, il 27 settembre la quota di americani che approva il suo operato è arrivata al 37,2 per cento. Il 23 gennaio 2025, tre giorni dopo l'insediamento, era al 52,4 per cento, il valore più alto del mandato.

Nello stesso periodo la disapprovazione è salita di 20 punti: era al 40 per cento il giorno dopo l'insediamento ed è arrivata al 60,4 per cento il 24 settembre. Oggi il 49,1 per cento degli americani disapprova con decisione il lavoro del presidente, mentre solo il 20 per cento lo approva con convinzione. In un'analisi pubblicata sul [*New York Magazine*](https://nymag.com/intelligencer/article/how-low-can-trump-go-in-job-approval.html?ref=focusamerica.it), il giornalista Ed Kilgore descrive il secondo mandato di Trump come un lungo e costante scivolamento verso l'impopolarità. Il problema per i repubblicani è che mancano solo quattro settimane alle midterm del 3 novembre, le elezioni di metà mandato in cui si rinnovano tutta la Camera e un terzo del Senato.

Il sondaggio nazionale più recente, realizzato dall'agenzia Associated Press con il centro di ricerca NORC e [pubblicato](https://apnorc.org/projects/most-blame-president-trump-for-higher-prices-and-are-unhappy-with-how-he-is-handling-the-economy/?ref=focusamerica.it) il primo ottobre, dà Trump al 31 per cento di approvazione e al 69 per cento di disapprovazione (il 51 per cento degli intervistati lo disapprova con decisione). Nell'ultima settimana altri sei sondaggi nazionali lo hanno collocato sotto il 40 per cento: Quinnipiac e Angus Reid Global al 34 per cento, Emerson, Economist/YouGov ed Echelon Insights al 36 per cento, Verasight al 37 per cento.

Midterm 2026

L’approvazione di Trump scende verso i *minimi storici* dei presidenti americani

A quattro settimane dalle elezioni di metà mandato, nella media dei sondaggi il presidente è al livello più basso del suo secondo mandato.

Grafica di FocusAmerica

Media dei sondaggi al 27 settembre 2026

37,2%

degli americani approva l’operato di Trump, secondo la media del Silver Bulletin. Tre giorni dopo l’insediamento era il 52,4%.

−15,2 punti

di approvazione dal 23 gennaio 2025

+20 punti

di disapprovazione: dal 40% al 60,4%

**52,4%** il 23 gennaio 2025, tre giorni dopo l’insediamento

**37,2%** il 27 settembre 2026

**34%** Donald Trump, gennaio 2021 (minimo Gallup)

**29%** George H.W. Bush, luglio 1992 (minimo Gallup)

**28%** Jimmy Carter, giugno 1979 (minimo Gallup)

**25%** George W. Bush, ottobre 2008 (minimo Gallup)

**24%** Richard Nixon, luglio-agosto 1974 (minimo Gallup)

**22%** Harry Truman, febbraio 1952 (minimo Gallup)

AP-NORC è un singolo sondaggio, non una media.

Che cosa c’era dietro ogni minimo storico

**Donald Trump, 34% (gennaio 2021).** Aveva appena spinto i suoi sostenitori a tentare di ribaltare la sconfitta alle elezioni del 2020.

**George H.W. Bush, 29% (luglio 1992).** Governava durante una recessione e con il Partito Repubblicano diviso: a novembre fu eletto Bill Clinton.

**Jimmy Carter, 28% (giugno 1979).** Si avviava verso una pesante sconfitta alla rielezione, nel 1980.

**George W. Bush, 25% (ottobre 2008).** Pagava insieme il fallimento della guerra in Iraq e una grave crisi finanziaria.

**Richard Nixon, 24% (luglio-agosto 1974).** Stava per dimettersi: lasciò la Casa Bianca il 9 agosto 1974.

**Harry Truman, 22% (febbraio 1952).** Era alle prese con la guerra di Corea e con una forte reazione contro il New Deal: a novembre vinse nettamente il repubblicano Dwight Eisenhower.

Le midtermI sondaggiIl Senato

Più il presidente è impopolare, più seggi perde il suo partito

Ogni punto è un’elezione di metà mandato dal 1946 al 2022\. Più è a sinistra, meno il presidente era popolare; più è in basso, più seggi ha perso il suo partito alla Camera.

Presidente democraticoPresidente repubblicanoAltre midterm

**1966 · Lyndon Johnson.** Approvazione 44%; Camera −47 seggi; Senato −4 seggi. Johnson era al 44%: quasi sette punti in più rispetto a Trump oggi.

**1974 · Gerald Ford.** Approvazione 53%; Camera −48 seggi; Senato −5 seggi. Richard Nixon si era dimesso ad agosto, quando era al 24%. Al voto c’era Gerald Ford, che godeva ancora di una certa popolarità.

**1994 · Bill Clinton.** Approvazione 48%; Camera −54 seggi; Senato −8 seggi. I repubblicani conquistarono la Camera per la prima volta in quarant’anni.

**2006 · George W. Bush.** Approvazione 37%; Camera −30 seggi; Senato −6 seggi. È il precedente che somiglia di più alla situazione di oggi.

**2010 · Barack Obama.** Approvazione 45%; Camera −63 seggi; Senato −6 seggi. È la sconfitta più pesante alla Camera tra tutte le midterm dal 1946.

**2018 · Donald Trump.** Approvazione 44%; Camera −41 seggi; Senato +2 seggi. Nel primo mandato di Trump i repubblicani persero la Camera, ma guadagnarono due seggi al Senato.

Nei sondaggi più recenti Trump è sempre sotto il 40%

Quota di americani che approva l’operato del presidente in sette sondaggi nazionali condotti tra il 16 e il 28 settembre.

**31%** AP-NORC (24-28 set.)

**33%** Verasight (16-21 set.)

**34%** Quinnipiac (24-27 set.)

**34%** Angus Reid (19-25 set.)

**36%** Economist/YouGov (25-28 set.)

**36%** Echelon Insights (17-21 set.)

**39%** Emerson College (21-22 set.)

**37,2%** media del Silver Bulletin

Chi lo disapprova è molto più convinto di chi lo approva

Approva con convinzione

20%

Disapprova con decisione

49,1%

degli americani

degli americani

Gli altri approvano o disapprovano senza convinzione, oppure non rispondono. Media del Silver Bulletin.

Per il modello di FocusAmerica i democratici sono favoriti al Senato

Il 3 novembre sono in palio 35 seggi su 100: 22 sono oggi dei repubblicani, 13 dei democratici. La previsione combina i sondaggi con i «fondamentali»: clima nazionale, voto storico dello Stato, senatore uscente e raccolta fondi.

Democratici

68

Repubblicani

32

volte su 100 ottengono il controllo del Senato

volte su 100 lo conservano

Come si dividono i 100 seggi nella previsione

Democratici 49Repubblicani 46

349931

50

Solid D **9**Likely D **3**Lean D **3**Tossup **5**Lean R **3**Likely R **3**Solid R **9**Non al voto · Dem **34**Non al voto · Rep **31**

In caso di 50-50 il voto decisivo spetta al vicepresidente.

La previsione Stato per Stato

Tocca uno Stato, oppure usa le frecce per scorrere le sfide dalla più incerta alla più scontata.

AK

ME

VT

NH

WA

ID

MT

ND

MN

IL

WI

MI

NY

MA

RI

OR

NV

WY

SD

IA

IN

OH

PA

NJ

CT

CA

UT

CO

NE

MO

KY

WV

VA

MD

DE

AZ

NM

KS

AR

TN

NC

SC

OK

LA

MS

AL

GA

HI

TX

FL

Nessuna elezione nel 2026

**Iowa · Tossup.** Josh Turek (Dem) 49,1%, Ashley Hinson (Rep) 48,9%

**Maine · Tossup.** Troy Jackson (Dem) 49,6%, Susan M. Collins (Rep) 48,4%

**Kansas · Tossup.** Roger Marshall (Rep) 49,9%, Adam Hamilton (Dem) 48,1%

**Alaska · Tossup.** Mary S. Peltola (Dem) 49,9%, Dan Sullivan (Rep) 48,1%

**Texas · Tossup.** James Talarico (Dem) 50,3%, Ken Paxton (Rep) 47,7%

**Nebraska · Lean R.** Pete Ricketts (Rep) 50,6%, Dan Osborn (Ind) 47,4%

**Michigan · Lean D.** Abdul El-Sayed (Dem) 50,9%, Mike Rogers (Rep) 47,1%

**Ohio · Lean D.** Sherrod Brown (Dem) 51,0%, Jon Husted (Rep) 47,0%

**South Carolina · Lean R.** Darline Graham (Rep) 51,0%, Annie Andrews (Dem) 47,0%

**Minnesota · Lean D.** Peggy Flanagan (Dem) 51,2%, Michele Tafoya (Rep) 46,8%

**Florida · Lean R.** Ashley Moody (Rep) 51,6%, Angie Nixon (Dem) 46,4%

Modello Midterm 2026 di FocusAmerica, aggiornato al 3 ottobre 2026\. La versione aggiornata ogni giorno è su [focusamerica.it/midterm-2026](https://focusamerica.it/midterm-2026).

**Nota.** I minimi storici sono singoli sondaggi Gallup, che oggi non misura più l’approvazione presidenziale; il dato di Trump nel 2026 è una media di sondaggi.

Fonte: Silver Bulletin, Gallup, American Presidency Project, AP-NORC e gli altri istituti citati, modello Midterm 2026 di FocusAmerica. Dati aggiornati al 3 ottobre 2026.

Gallup, l'istituto di sondaggi che misura l'approvazione dei presidenti dai tempi di Franklin Delano Roosevelt, ha l'archivio storico più lungo. I valori più bassi della sua [serie](https://news.gallup.com/poll/116677/presidential-approval-ratings-gallup-historical-statistics-trends.aspx?ref=focusamerica.it) appartengono a sei presidenti: Harry Truman (22 per cento nel febbraio 1952), Richard Nixon (24 per cento tra luglio e agosto 1974), George W. Bush (25 per cento nell'ottobre 2008), Jimmy Carter (28 per cento nel giugno 1979) e George H.W. Bush (29 per cento nel luglio 1992). L'ultimo della lista è proprio Trump, che nel gennaio 2021 era sceso al 34 per cento.

Dietro ciascuno di quei minimi c'era una crisi profonda. Truman era alle prese con la guerra di Corea e con una forte reazione contro il New Deal, i programmi economici e sociali avviati da Roosevelt, che avrebbe portato poco dopo alla vittoria schiacciante del repubblicano Dwight Eisenhower. Nixon stava per dimettersi. George W. Bush pagava insieme il fallimento della guerra in Iraq e una grave crisi finanziaria. Carter si avviava verso una pesante sconfitta alla rielezione. George H.W. Bush governava durante una recessione e con il Partito Repubblicano diviso, una situazione che avrebbe favorito l'elezione di Bill Clinton. Trump, nel gennaio 2021, aveva appena spinto i suoi sostenitori a tentare di ribaltare la sconfitta alle elezioni del 2020, un episodio che allora condannarono anche molti repubblicani.

Solo uno di questi minimi storici ha preceduto delle elezioni di metà mandato: quello di Nixon nel 1974\. A novembre di quell'anno Nixon si era già dimesso e al suo posto c'era Gerald Ford, che per un breve periodo godette di una certa popolarità. I repubblicani persero comunque 48 seggi alla Camera e 5 al Senato.

Nel 1966, alla vigilia del voto, Lyndon Johnson era al 44 per cento secondo Gallup e i democratici persero 47 seggi alla Camera e 4 al Senato, mentre nel 1994 Bill Clinton era al 48 per cento e il suo partito ne perse 54 alla Camera e 8 al Senato. Nel 2006 George W. Bush, in una situazione a cui quella di oggi [somiglia](https://focusamerica.it/le-midterm-del-2026-somigliano-piu-a-quelle-del-2006-che-a-quelle-del-2018/) per molti aspetti, era al 37 per cento e i repubblicani persero 30 seggi alla Camera e 6 al Senato. Nel 2010 Barack Obama era al 45 per cento e i democratici persero 63 seggi alla Camera e 6 al Senato. Nel 2018 lo stesso Trump era al 44 per cento (i repubblicani persero 41 seggi alla Camera, ma ne guadagnarono 2 al Senato).

In alcuni di questi casi le grandi vittorie del partito di opposizione correggevano in parte i successi ottenuti in precedenza dal partito del presidente. Secondo Kilgore, però, la tendenza è abbastanza solida da rendere poco credibile l'ipotesi che i repubblicani riescano a conservare entrambe le camere del Congresso. La popolarità del presidente resta la variabile più importante per l'esito delle midterm. I singoli parlamentari del suo partito possono talvolta prendere le distanze dal suo operato, ma succede sempre meno a causa della polarizzazione e del voto di lista, cioè l'abitudine degli elettori a scegliere lo stesso partito per tutte le cariche presenti sulla scheda.

Il partito del presidente riesce a limitare i danni soprattutto quando al centro della campagna ci sono temi che lo favoriscono, oppure quando anche l'altro partito è impopolare. In parte è quello che successe nel 2022, quando la reazione alla sentenza della Corte Suprema che aveva cancellato *Roe* v. *Wade*, la decisione del 1973 che garantiva il diritto all'aborto in tutto il paese, aiutò i democratici, mentre i repubblicani avevano presentato alcuni candidati al Senato particolarmente deboli. Per Kilgore, però, l'approvazione di Trump rimane l'indicatore più affidabile di quello che succederà il 3 novembre. Oggi quell'indicatore è una cattiva notizia per i repubblicani.

Il presidente potrebbe anche non aver toccato il fondo. Kilgore scrive che, viste le condizioni del paese e una guerra con l'Iran che non accenna a finire, la sua popolarità potrebbe scendere ancora prima del voto, fino a ridursi al solo nucleo più fedele del movimento MAGA.