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# Trump non è riuscito a cambiare la società americana
- URL: https://focusamerica.it/trump-non-e-riuscito-a-cambiare-la-societa-americana/
- Published: 2026-09-24T19:30:47.000Z
- Updated: 2026-09-24T19:30:47.000Z
- Description: Secondo un'analisi sul New York Times, Trump ha trasformato la presidenza ma ha fallito nel progetto più ambizioso: usare lo Stato per piegare università, media e società civile.
- Author: Redazione
- Tags: Politica interna, Donald Trump, MAGA, Democrazia, Minneapolis, #ig-pubblicato

In venti mesi di secondo mandato Donald Trump ha trasformato la presidenza e ha cambiato ciò che gli americani sono disposti a tollerare dal loro governo. Ha però fallito nel progetto più ambizioso che lui e i suoi alleati avevano portato alla Casa Bianca: usare il potere dello Stato per rifare la società americana. È la tesi di un'analisi pubblicata sul [*New York Times*](https://www.nytimes.com/2026/09/19/opinion/trump-vance-turning-point-minneapolis.html?ref=focusamerica.it) da Jonathan Rauch, ricercatore della Brookings Institution, e Peter Wehner, ricercatore del Trinity Forum che ha lavorato nelle amministrazioni di Ronald Reagan e dei due Bush. Secondo i due autori, proprio questo fallimento spiega perché il paese è oggi in una situazione meno pericolosa di un anno fa.

Rauch e Wehner distinguono tre agende diverse. La prima, quella a cui il presidente tiene di più, è ciò che gli studiosi chiamano patrimonialismo: un sistema in cui lo Stato è gestito come proprietà personale e affare di famiglia del leader. In questo sistema le burocrazie tecniche e le regole neutrali sono sostituite dalla volontà del capo. Gli esempi citati sono l'arricchimento del presidente e della sua famiglia, stimato in diversi miliardi di dollari, il tentativo di ottenere quasi 1,8 miliardi dai contribuenti con quello che gli autori definiscono un finto accordo legale, l'uso del dipartimento della Giustizia per vendette personali e delle grazie per proteggere gli amici. Trump ha nominato ai vertici del dipartimento i suoi avvocati difensori, ha messo a capo dell'FBI un fedelissimo e ha licenziato ispettori generali, procuratori di carriera e agenti che avevano seguito le regole. Con lo smantellamento di USAID, l'agenzia federale per gli aiuti allo sviluppo, ha scavalcato il Congresso mettendolo davanti al fatto compiuto.

La seconda agenda è quella che i due autori chiamano "re-norming", cioè l'abbassamento deliberato di ciò che è considerato accettabile nella vita pubblica. Trump ha definito gli avversari "parassiti", ha detto che gli immigrati stanno "avvelenando il sangue" del paese e, quando a marzo è morto l'ex procuratore speciale Robert Mueller, ha scritto di essere "contento che sia morto". Ha scherzato sull'aggressione al marito di Nancy Pelosi e ha concesso la grazia agli assalitori del Congresso del 6 gennaio. Secondo Rauch e Wehner la strategia non consiste nel convincere gli americani che questi comportamenti siano accettabili, ma nello sfinirli finché smettono di protestare. Oggi non è più chiaro che cosa un presidente potrebbe dire per pagarne un prezzo politico.

Il terzo progetto era il più ambizioso: una rivoluzione culturale che il presidente ha appoggiato ma che è stata pensata soprattutto da chi gli stava intorno. Dentro l'amministrazione c'erano Stephen Miller, Russell Vought, il vicepresidente JD Vance ed Elon Musk nei quattro mesi in cui ha lavorato per il governo. Fuori c'erano attivisti come Christopher Rufo del Manhattan Institute, Kevin Roberts della Heritage Foundation e Steve Bannon, intellettuali come il politologo Patrick Deneen e centri studi conservatori come la Heritage Foundation e il Claremont Institute. Nel libro "Regime Change" del 2023 Deneen scriveva che serviva il "rovesciamento pacifico ma vigoroso" di una classe dirigente liberale corrotta e la creazione di una nuova élite. Rufo, a cui viene attribuita la campagna contro le università, ha detto che andavano gettate "in un terrore esistenziale".

La campagna è andata avanti settore per settore. L'amministrazione ha congelato miliardi di fondi federali per la ricerca a Harvard, Columbia, Penn e altri atenei per influenzare ammissioni, assunzioni e governance. Ha firmato ordini esecutivi contro i grandi studi legali, togliendo loro le autorizzazioni di sicurezza (alcuni hanno accettato le condizioni del governo, quelli che hanno fatto causa hanno vinto). Ha fatto causa a ABC, CBS e altre testate ottenendo accordi milionari, mentre il presidente della FCC, l'autorità che regola le telecomunicazioni, minacciava le licenze delle televisioni. Trump si è nominato presidente del Kennedy Center e lo ha ribattezzato col suo nome, ha tolto i fondi alla televisione pubblica, ha ordinato una revisione ideologica delle mostre della Smithsonian e ha fatto togliere quasi 400 libri dalla biblioteca dell'Accademia navale. Ha speso almeno 60 milioni di dollari per un incontro di arti marziali miste sul prato della Casa Bianca per il suo ottantesimo compleanno.

Il fronte più importante, secondo i due autori, è stato quello delle strade. L'amministrazione ha schierato la Guardia Nazionale a Washington e in altre città e ha mandato agenti federali mascherati e senza segni di riconoscimento a Chicago, Portland, Los Angeles e soprattutto Minneapolis-St. Paul. Centinaia di migranti sono stati trasferiti senza udienza nel CECOT, il carcere di massima sicurezza di El Salvador. Per Rauch e Wehner ogni amministrazione cerca di influenzare la cultura: questa si distingue per i mezzi e la scala, perché ha puntato sulla coercizione invece che sulla persuasione, su tutti i fronti allo stesso tempo e con metodi che i tribunali hanno giudicato illegali.

Il punto di svolta, scrivono, potrebbe essere stato Minneapolis. A gennaio l'operazione Metro Surge ha fatto arresti di massa, è entrata nelle case e ha ucciso due cittadini americani, Renee Good e Alex Pretti. Miller, che guidava l'operazione con telefonate quotidiane ai vertici del dipartimento della Sicurezza interna, avrebbe ordinato agli agenti di "forzare lo scontro" con i manifestanti e avrebbe detto che se i cittadini del Minnesota avessero pensato che la protesta funzionava, le operazioni sull'immigrazione sarebbero fallite in tutto il paese. La città ha risposto con una resistenza pacifica: decine di migliaia di persone in piazza nel gelo, un blocco dei consumi in tutto lo Stato, una causa dello Stato in tribunale e reti di cittadini che documentavano l'attività dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione. Nel giro di pochi giorni l'amministrazione ha annunciato un ritiro degli agenti, il comandante dell'operazione Greg Bovino è stato rimandato in California e la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem è stata licenziata.

Altre battaglie sono andate perse. Il primo papa americano ha sfidato apertamente Trump, le marce No Kings sono state tra le più grandi proteste di un solo giorno nella storia americana, Harvard, UCLA e gli studi legali hanno vinto in tribunale e i giudici federali, compresi alcuni nominati da Trump, hanno bloccato una misura dopo l'altra. Gli americani, scrivono gli autori, volevano un confine ordinato e l'espulsione degli immigrati criminali, non una guerra culturale combattuta nelle strade. Questo, insieme ai fallimenti sull'Iran e sul costo della vita, ha fatto scendere l'approvazione del presidente vicino ai minimi storici per un presidente al secondo mandato. Oggi la maggioranza degli americani [ritiene](https://focusamerica.it/per-la-maggioranza-degli-americani-la-stretta-sullimmigrazione-e-andata-troppo-oltre/) che la stretta sull'immigrazione sia andata troppo oltre.

Secondo Rauch e Wehner la debolezza nei sondaggi ha avuto conseguenze concrete. Con un'approvazione intorno al 50 per cento invece che al 30, Trump avrebbe potuto provocare una vera crisi costituzionale, ignorando la Corte Suprema o invocando l'Insurrection Act, la legge che consente al presidente di usare l'esercito sul territorio nazionale. Quando invece a febbraio la Corte ha annullato i suoi dazi, si è adeguato, anche se ne ha poi ripristinati alcuni sulla base di un'altra legge. Le pressioni non sono finite: l'amministrazione continua a minacciare le università e ha appena [escluso](https://focusamerica.it/trump-bandisce-dalla-casa-bianca-cnn-ms-now-e-politico/) dalla Casa Bianca i giornalisti di CNN, MS NOW e Politico. Ma secondo i due autori le priorità del presidente si sono spostate dal dominio della società civile alla costruzione di monumenti a sé stesso, come l'arco di trionfo che sta [costruendo](https://focusamerica.it/trump-vuole-trasformare-larco-di-trionfo-che-sta-costruendo-in-una-base-per-cecchini-e-droni/) a Washington.

Il presidente, che ha 80 anni e poco meno di due anni e mezzo di mandato davanti, sta perdendo presa sul potere e anche sulla sua base, mentre il movimento MAGA si divide e non incute più la paura di prima. La conclusione dei due autori è che la società civile americana si è dimostrata più difficile da intimidire e riprogrammare di quanto sperassero i rivoluzionari culturali del movimento. Ai conservatori chiedono di cambiare la cultura come faceva Reagan, con la persuasione e non con la forza, e ai democratici di occupare il centro morale del paese invece di spostarsi troppo a sinistra.