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# Trump ferma i negoziati con l'Iran: la nuova linea è strangolare Teheran
- URL: https://focusamerica.it/trump-ferma-i-negoziati-con-liran-la-nuova-linea-e-strangolare-teheran/
- Published: 2026-08-19T14:30:13.000Z
- Updated: 2026-08-19T14:30:13.000Z
- Description: Il presidente ha ordinato ai suoi inviati di sospendere ogni contatto con Teheran e rivendica il controllo dello Stretto di Hormuz. Dentro il regime si valuta di colpire obiettivi americani in Europa se la guerra dovesse riprendere.
- Author: Redazione
- Tags: Politica estera, La guerra tra Stati Uniti e Iran, Iran, Donald Trump, Stretto di Hormuz, #ig-pubblicato

Donald Trump ha annunciato martedì che non esiste più alcun canale di dialogo con Teheran. “Non ci sono colloqui o conversazioni in corso, né in programma, con la Repubblica islamica dell’Iran”, ha scritto sui social. “Il blocco navale resta pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine sono state rimosse o fatte esplodere”. Un funzionario statunitense ha [riferito](https://edition.cnn.com/2026/08/18/politics/iran-war-trump?ref=focusamerica.it) che il presidente ha ordinato alla squadra negoziale di interrompere i contatti. Anche ad alcuni suoi alleati politici, la Casa Bianca ha spiegato che la strategia sta cambiando: non più attaccare l’Iran il prima possibile, ma strangolarlo lentamente.

L’ordine è stato impartito al vicepresidente JD Vance e agli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner dopo alcune discussioni definite positive. Trump, però, resta insoddisfatto perché Teheran continua a non cedere alle sue richieste e intende aspettare un segnale di disponibilità prima di riaprire il tavolo. Soltanto il giorno prima, Kushner, in viaggio in Medio Oriente, aveva detto a *Fox News* che i negoziati in corso erano “probabilmente più solidi” che mai e che gli statunitensi stavano parlando con diverse figure del regime, anche se l'Iran ha smentito più volte l’esistenza di trattative dirette con Washington. In passato il presidente si era irritato per queste smentite, sostenendo che in privato i dirigenti iraniani fossero in realtà impazienti di raggiungere un accordo.

Intanto, nello Stretto di Hormuz il traffico resta ridotto a un rivolo e le navi che lo attraversano continuano a essere bersaglio degli attacchi iraniani. Trump ha comunque pubblicato su *Truth Social* una mappa della via d’acqua strategica sormontata dalla scritta “US Territory”, territorio statunitense, e questa settimana ha detto di volerla [rivendicare](https://focusamerica.it/trump-afferma-che-intende-dichiarare-lo-stretto-di-hormuz-territorio-degli-stati-uniti/) come territorio americano. 

La guerra con l'Iran

## La strategia dello *strangolamento*

Trump chiude ogni canale con Teheran: non più un attacco immediato, ma blocco navale e sanzioni per soffocare il regime. Dopo sei mesi di guerra la Marina è al limite, mentre l'Iran studia come portare il conflitto in Europa.

Grafica di FocusAmerica

Diplomazia0

Conflitto6mesi

trattative in corso o in programma tra Washington e Teheran

di guerra: il traguardo sarà superato la prossima settimana

Il nodo di Hormuz

### Uno Stretto conteso, un pedaggio che Trump non accetta

L'Iran tratta con l'Oman per spartirsi la gestione del traffico nello Stretto: a ciascun Paese andrebbe il controllo di una direzione di navigazione. La Casa Bianca teme che l'intesa consolidi la presa iraniana sulla via d'acqua.

Golfo Persico 

Una direzione all'Iran

Mare Arabico 

Golfo Persico 

Una direzione all'Oman

Mare Arabico 

**Pedaggi: esclusi.**Alcune versioni dell'accordo prevedono dazi ambientali o di sicurezza. Trump li respinge tutti e pretende il ritorno al transito libero di prima della guerra.

Blocco navale statunitense in vigore Mine rimosse o fatte esplodere Traffico ridotto a un rivolo Navi ancora sotto attacco iraniano 

Sei mesi in mare

### Il logoramento della Marina americana

250+ giorni consecutivi in mare per la portaerei **USS Abraham Lincoln** 

050100150200250

La **USS George Washington** lascia il Pacifico per darle il cambio in Medio Oriente. La durata della missione è finita sotto esame dopo le notizie di militari che avrebbero tentato di gettarsi fuori bordo per le condizioni a bordo.

La minaccia all'Europa

### Fin dove arrivano i missili di Teheran

In caso di una nuova offensiva americana, l'Iran valuta di colpire obiettivi statunitensi nell'Europa sudorientale. L'attacco in Giordania, il più preciso mai riuscito a lunga distanza, era «anche un messaggio all'Europa».

Base di Bezmer · Bulgaria 2.008 kmaerei da rifornimento USA

**Cipro** 1.264 km

Base USA in **Giordania** 787 km3 militari americani uccisi

Stretto di **Hormuz**cavi sottomarini nel mirino

Milizie sciite · Iraq

Hezbollah · Libano

Houthi · Yemen

**IRAN**

1.000 km

2.000 km

**Diego Garcia**, fuori mappa a sud-est: i tentativi di colpirla indicano gittate oltre i 2.000 km.

Bersagli valutati da Teheran Gruppi alleati dell'Iran Distanza dall'Iran occidentale 

Per Sidharth Kaushal, analista del RUSI, la minaccia missilistica all'Europa è «reale, ma limitata»: a quelle distanze i vettori Shahab perderebbero potenza. A Teheran converrebbe piuttosto agire attraverso i gruppi alleati nella regione.

I falchi al vertice

### La nuova catena di comando a Teheran

Guida SupremaMojtaba Khamenei

Succeduto al padre, ucciso in un raid nel primo giorno di guerra. Ad agosto ha promosso i falchi ai vertici della sicurezza. 

In ascesaMohsen Rezaei

Ex comandante dei pasdaran, nominato per decreto Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. 

RidimensionatoMohammad B. Ghalibaf

Presidente del Parlamento e principale negoziatore del Paese, messo in ombra mentre l'intesa si allontana. 

«Se non trovi un accordo con Ghalibaf, dovrai vedertela con Rezaei»Una fonte vicina al regime al Financial Times

Fonte: Financial Times, Royal United Services Institute, IISS · distanze calcolate su dati Natural Earth · ritratti: Wikimedia Commons · agosto 2026

### **L’Oman e i pedaggi che Trump non accetta**

Dietro le quinte, il presidente si è irritato per l’intesa che l’Iran sta cercando di raggiungere con l’Oman sulla gestione del traffico nello Stretto. Secondo alcuni funzionari regionali, l’accordo, non ancora finalizzato, finirebbe per assegnare a ciascuno dei due Paesi il controllo di una direzione di navigazione, rispettivamente in entrata e in uscita dal Golfo Persico. La Casa Bianca teme però che l’intesa finisca per consolidare il controllo iraniano sulla via d’acqua, mentre diversi funzionari statunitensi ritengono che l’Oman abbia favorito Teheran anziché comportarsi da mediatore neutrale.

Il punto più controverso riguarda i pagamenti dei dazi di passaggio: alcune versioni dell’accordo prevedono dazi legate alla protezione ambientale o alla sicurezza, mentre Trump ha stabilito che nessun pedaggio è ammissibile e pretende che il passaggio torni alla situazione precedente alla guerra, con il transito completamente libero. In un’intervista a *Fox News* ha persino [minacciato](https://focusamerica.it/trump-minaccia-di-bombardare-loman-mentre-il-negoziato-con-liran-e-ancora-in-stallo/) di bombardare l’Oman qualora dovesse ostacolare i negoziati. Lunedì, davanti ai cronisti nello Studio Ovale, ha poi assunto un tono meno aggressivo: “Non credo si siano comportati bene, ma li gestiremmo molto facilmente, proprio come facciamo con gli altri”. 

Nuove e pesanti sanzioni contro l'Iran dovrebbero, intanto, arrivare già questa settimana, secondo alcuni funzionari statunitensi. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha inoltre assicurato che le forze schierate nella regione sono pronte a mantenere a tempo indeterminato il blocco dei porti iraniani. Trump e i suoi collaboratori continuano ad essere convinti che la pressione economica finirà per costringere il regime ad accettare le condizioni americane. A Teheran, invece, la situazione viene invece letta in modo opposto: sarebbe il presidente statunitense a subire crescenti pressioni politiche per ritirarsi. 

### **Sei mesi di guerra logorano la Marina**

La guerra raggiungerà la prossima settimana il traguardo dei sei mesi e ha portato nella discussione quotidiana questioni che fino a ieri erano riservate agli addetti ai lavori: tra queste, il livello sempre più basso delle scorte di munizioni, gli appalti del settore della difesa e il rifornimento delle navi in mare. La Marina, in particolre, è al centro dell’attenzione perché le missioni sempre più prolungate stanno mettendo alla prova navi, marinai, marines e le loro famiglie.

La portaerei *USS Abraham Lincoln* ha [superato](https://focusamerica.it/la-uss-abraham-lincoln-non-tocca-porto-da-oltre-200-giorni-ma-trump-nega-i-problemi-a-bordo/) i 250 giorni in mare, mentre la *USS George Washington*, di stanza nel Pacifico, sarà trasferita in Medio Oriente per darle il cambio. La durata eccezionale della missione è finita sotto esame dopo le notizie secondo cui alcuni militari avrebbero addirittura tentato di gettarsi fuori bordo per le condizioni orribili all'interno della nave. Il Pentagono non [convoca](https://www.axios.com/2026/08/19/iran-war-trump-oman-aircraft-carriers?ref=focusamerica.it) una conferenza stampa da mesi ed è stato criticato anche per la scarsa trasparenza con cui ha tenuto traccia dei decessi tra le truppe durante la guerra.

## Teheran valuta possibili attacchi in Europa

Intanto le forze iraniane stanno valutando la possibilità di colpire obiettivi statunitensi nell’Europa sudorientale in caso di una nuova offensiva americana, hanno riferito al [*Financial Times*](https://www.ft.com/content/9ea0cde8-129e-4d88-976f-e367b7dd4d2c?ref=focusamerica.it) due persone vicine al regime. Tra i possibili bersagli figura la Bulgaria, che il mese scorso ha autorizzato l’impiego della base aerea di Bezmer da parte degli aerei da rifornimento statunitensi, ma anche l'isola di Cipro. Secondo le stesse fonti, Teheran starebbe inoltre considerando un attacco ai cavi sottomarini in fibra ottica presenti nello Stretto di Hormuz.

I Guardiani della Rivoluzione Islamica e altri comandanti hanno avvertito che, in un nuovo conflitto su vasta scala, l’Iran andrebbe oltre la strategia seguita finora, concentrata principalmente su obiettivi militari, impianti energetici e infrastrutture del Medio Oriente. Il mese scorso i pasdaran hanno minacciato anche il Regno Unito per l’impiego delle sue basi da parte degli Stati Uniti: “Qualsiasi base utilizzata per lanciare un attacco contro il territorio iraniano sarà considerata un obiettivo legittimo”.

Sidharth Kaushal, ricercatore del *Royal United Services Institute* di Londra, ha definito al *Financial Times* la minaccia dei missili iraniani contro l’Europa “reale, ma limitata”. Teheran può infatti schierare vettori balistici a medio raggio della serie Shahab, che però faticherebbero a provocare danni alle distanze maggiori, mentre i modelli più pesanti dovrebbero essere equipaggiati con testate più leggere per raggiungere obiettivi più lontani. Secondo Kaushal, all’Iran converrebbe piuttosto agire attraverso i gruppi alleati: le milizie sciite in Iraq, Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen.

Douglas Barrie, dell’*International Institute for Strategic Studies*, osserva però che i tentativi compiuti quest’anno di colpire l'isola Diego Garcia indicherebbero il possesso di armi con una gittata superiore ai 2.000 km. Resta però da capire quanti di questi missili possieda Teheran e se sia disposta davvero a sacrificarne alcuni per un gesto dimostrativo, correndo il rischio che falliscano o vengano abbattuti.

L’attacco del mese scorso contro una base statunitense in Giordania, nel quale sono morti 3 militari americani, rappresenta secondo le fonti vicine al regime l'attacco a lunga gittata più preciso mai riuscito all’Iran. “Era anche un messaggio all’Europa: può essere raggiunta dai missili, quindi deve sapere da che parte stare in questa guerra”, ha detto una delle due fonti. “Un errore molto grave, come colpire le nostre infrastrutture, potrebbe portare la guerra fuori dalla regione, fino all’Europa”.

All’inizio di agosto l’ayatollah Mojtaba Khamenei, nuova Guardia Suprema della Repubblica Islamica dopo l'uccisione del padre in un raid aereo nel primo giorno di guerra, ha promosso alcuni falchi ai vertici degli apparati di sicurezza e delle forze armate. Tra questi figura Mohsen Rezaei, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, nominato per decreto Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ovvero l’organismo che coordina la politica estera e di sicurezza, nonché rappresentante della Guida suprema al suo interno.

Gli analisti iraniani hanno interpretato la decisione come un ridimensionamento di figure come il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, il principale negoziatore del Paese, in una fase in cui le prospettive di un’intesa duratura appaiono sempre più remote. L’Iran “sta mandando un messaggio chiaro: se non trovi un accordo con Ghalibaf, dovrai vedertela con Rezaei”, ha spiegato la seconda fonte. “Il messaggio è: non fatemi arrabbiare, perché sono più pazzo di voi”.