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# Trump conta ancora tantissimo dentro il Partito Repubblicano
- URL: https://focusamerica.it/trump-conta-ancora-tantissimo-dentro-il-partito-repubblicano/
- Published: 2026-10-29T08:04:42.000Z
- Updated: 2026-10-29T08:04:42.000Z
- Description: Su 267 endorsement nelle primarie del 2026 ne ha persi solo 11, ma quasi metà delle sconfitte è arrivata nelle sfide per i governatori. E alcune scelte, come Paxton in Texas, preoccupano il partito
- Author: Redazione
- Tags: Elezioni, Donald Trump, Primarie Repubblicane, USA 2026, Midterm, #ig-pubblicato

Nelle primarie repubblicane del 2026 il presidente Donald Trump ha dato il suo sostegno ufficiale a 267 candidati e ne ha visti perdere solo 11: il 96 per cento ha vinto o è passato al voto di novembre. Il dato viene da un'analisi di [*FiftyPlusOne*](https://blog.fiftyplusone.news/p/trumps-endorsees-won-96-of-their?ref=focusamerica.it), il sito di sondaggi e analisi elettorali che ha ricostruito tutti gli *endorsement* repubblicani, cioè gli appoggi espliciti a un candidato, nelle primarie per la Camera, il Senato e i governatori. Il successo però è meno netto di quanto sembri, perché molti di quei candidati non avevano rivali o erano già in carica. E le sconfitte si sono concentrate quasi tutte in un punto: le sfide per i governatori.

Trump non ha mai fatto così tanti endorsement. Dal 2018 a ogni ciclo elettorale ne ha fatti più di quello precedente. Quest'anno sono stati 64 in più rispetto al 2024 e 77 in più rispetto al 2022\. La percentuale di vittorie è rimasta stabile, perché dal 2020 almeno il 94 per cento dei suoi candidati ha sempre vinto le primarie. Solo nel 2018 era stata più bassa, all'88 per cento, ma allora aveva appoggiato candidati in appena 17 sfide. Il presidente tiene molto a questi numeri e li rivendica spesso su Truth Social, il suo social network: dopo le primarie in Arizona del 22 luglio ha celebrato "una grande notte per il MAGA", mentre il 23 agosto ha scritto che i suoi endorsement "sono più forti che mai".

Il 41 per cento dei candidati sostenuti da Trump non aveva nessun avversario nelle primarie, mentre il 72 per cento era un uscente, cioè una persona che già occupava quel seggio. Dei 191 uscenti appoggiati da Trump, meno della metà, 88, ha dovuto affrontare almeno uno sfidante e 85 di loro hanno vinto. Il 2026 è stato un anno con un numero insolitamente alto di uscenti sconfitti alle primarie, ma solo tre di questi erano sostenuti dal presidente. Il test più severo riguarda i candidati non uscenti in primarie con più concorrenti: qui Trump ha vinto 61 sfide su 69, l'88 per cento, circa 8 punti in meno del dato complessivo.

Il presidente ha dato il suo appoggio quasi a tutti i parlamentari repubblicani in carica e lo ha fatto con molto anticipo. Ha sostenuto 173 dei 179 deputati repubblicani che si sono presentati alle primarie e 13 dei 16 senatori. In media ha dato l'endorsement ai deputati più di sette mesi prima del voto e ai senatori circa un anno prima. Il suo staff ha lavorato in stretto coordinamento con i vertici del partito, soprattutto nelle sfide considerate decisive per mantenere la maggioranza al Congresso.

Tra i nove parlamentari che non ha sostenuto, due erano Young Kim e Ken Calvert, finiti a sfidarsi nello stesso collegio della California dopo il ridisegno dei confini dei distretti. Altri tre erano moderati senza avversari: la senatrice del Maine Susan Collins, Brian Fitzpatrick in Pennsylvania e David Valadao in California. In Texas Trump non si è schierato nel secondo distretto, un collegio sicuro per i repubblicani, e questo ha probabilmente penalizzato il deputato Dan Crenshaw, che in passato si era scontrato con il presidente e i suoi alleati. Crenshaw ha perso contro Steve Toth.

Negli ultimi tre casi Trump si è schierato apertamente contro i parlamentari in carica e ha vinto ogni volta. In Texas il senatore John Cornyn ha perso contro Ken Paxton, in Louisiana il senatore Bill Cassidy ha perso contro Julia Letlow, mentre il deputato Thomas Massie, uno dei repubblicani più critici verso il presidente, è stato battuto da Ed Gallrein.

In Texas e in Louisiana Trump si è scontrato con il National Republican Senatorial Committee (NRSC), l'organizzazione del partito che si occupa delle campagne per il Senato, che aveva appoggiato sia Cornyn sia Cassidy a metà del 2025, prima che il presidente prendesse posizione. Dopo quelle due sconfitte il comitato non ha più sostenuto nessun candidato contrario a Trump. Gli altri 12 candidati del NRSC hanno vinto, per una percentuale complessiva dell'86 per cento: dieci erano sostenuti anche dal presidente, mentre gli altri due correvano in sfide in cui lui non si era espresso, Collins in Maine e Michele Tafoya in Minnesota. Nelle primarie per il Senato Trump ha vinto 25 sfide su 25.

Alla Camera il rapporto è stato ancora più stretto. Il National Republican Congressional Committee (NRCC), l'equivalente del NRSC per la Camera, ha fatto solo 33 endorsement e tutti tranne tre erano condivisi con Trump. Il comitato ha anche cambiato nome al suo storico programma per i nuovi candidati, che da "Young Guns" è diventato "MAGA Majority". Il NRCC non ha mai appoggiato un rivale di un candidato del presidente. Alla fine sia il NRCC sia Trump hanno vinto il 97 per cento delle primarie per la Camera in cui si sono schierati.

Le sfide per i governatori sono state il punto debole del presidente. Rappresentavano solo l'8 per cento dei suoi endorsement ma il 45 per cento delle sue sconfitte. Quest'anno si vota per 36 governatori e Trump ha sostenuto 22 candidati in 21 Stati, con un doppio appoggio in South Carolina. Cinque hanno perso, per una percentuale di vittorie del 77 per cento, che scende al 74 per cento, 14 su 19, se si considerano solo le primarie con più candidati. Gli sconfitti sono Burt Jones in Georgia, Randy Feenstra in Iowa, Pamela Evette in South Carolina, Mike Lindell in Minnesota e Megan Degenfelder in Wyoming.

Entrambe le donne che Trump ha sostenuto nelle primarie per governatore hanno perso. In alcuni casi le sue scelte le hanno danneggiate. In South Carolina il presidente aveva appoggiato la vicegovernatrice Evette, che era arrivata prima al primo turno. Per il ballottaggio, il secondo turno previsto in alcuni Stati quando nessuno supera una certa soglia, Trump ha sostenuto anche il suo avversario, il procuratore generale dello Stato Alan Wilson, che ha poi vinto con più di 35 punti di vantaggio. In Arizona Trump aveva appoggiato Karrin Taylor Robson nel dicembre del 2024, ma all'inizio del 2025 ha sostenuto anche il deputato Andy Biggs. Robson si è poi ritirata prima delle primarie.

In Tennessee il presidente non si è schierato tra la senatrice Marsha Blackburn, favorita e poi vincitrice, e il deputato John Rose, entrambi suoi alleati. A New York non ha sostenuto la deputata Elise Stefanik, che partiva in vantaggio nelle primarie per governatore: ha aspettato che si ritirasse e subito dopo ha dato il suo appoggio a Bruce Blakeman, capo dell'amministrazione della contea di Nassau, che è arrivato al voto di novembre senza avversari.

Molte delle 11 sconfitte hanno spiegazioni particolari. Tutti e tre i deputati uscenti sostenuti da Trump che hanno perso erano coinvolti in scandali personali o indagini etiche. In altri casi l'endorsement è arrivato molto tardi: il presidente ha appoggiato Feenstra in Iowa e Catalina Lauf, ex funzionaria della sua amministrazione candidata nel diciannovesimo distretto della Florida, a meno di una settimana dalle primarie. Quattro sconfitte su 11 sono arrivate in sfide finite al ballottaggio. Tra queste c'è quella per governatore del South Carolina e quella nel primo distretto dell'Oklahoma, dove Trump ha cambiato candidato dopo che il pastore Jackson Lahmeyer, travolto dagli scandali, si era ritirato prima del secondo turno.

Alcune scelte di Trump rischiano ora di costare care al partito alle elezioni di metà mandato del 3 novembre, quando il presidente è molto impopolare. Molti repubblicani si erano opposti al suo sostegno a Ken Paxton in Texas e a Mike Collins in Georgia, due candidati al Senato con un passato ingombrante. Paxton, da procuratore generale del Texas, è stato accusato a lungo di corruzione: ha affrontato una causa per frode finanziaria durata nove anni e nel 2023 è stato sottoposto a *impeachment*, la messa in stato d'accusa, dalla Camera del Texas dopo la denuncia di alcuni suoi ex collaboratori. Oggi i sondaggi lo danno in una sfida molto [combattuta](https://focusamerica.it/in-texas-la-sfida-per-il-senato-si-gioca-sulla-corruzione-di-paxton/) contro il democratico James Talarico, in uno Stato che Trump aveva vinto con più di dieci punti di margine nel 2024.

In Georgia i sondaggi [danno](https://focusamerica.it/in-georgia-ossoff-e-certo-della-rielezione-e-prova-a-aiutare-bottoms-per-il-governatore/) Collins in difficoltà contro il senatore democratico Jon Ossoff. La campagna di Ossoff ha insistito sui toni incendiari di Collins, sui suoi legami con ambienti suprematisti bianchi e sull'indagine etica aperta su di lui dalla Camera.

Nelle ultime settimane molti candidati sostenuti da Trump hanno cominciato a prendere le distanze dal presidente. Alcuni minimizzano il suo appoggio per il voto di novembre, altri si sono smarcati da lui su temi importanti e altri ancora hanno tolto ogni riferimento a Trump dai siti delle loro campagne. Nelle primarie il suo endorsement era quasi una garanzia di vittoria, ma con le elezioni ormai vicine molti repubblicani temono che possa diventare un peso.