Trump annuncia nuovi dazi globali del 10% dopo la bocciatura della Corte Suprema

I nuovi dazi si basano sulla Sezione 122 del Trade Act del 1974, una norma mai utilizzata prima. Il presidente attacca duramente i giudici della Corte Suprema che hanno votato contro di lui, definendoli "sleali" e "antipatriottici".

Trump annuncia nuovi dazi globali del 10% dopo la bocciatura della Corte Suprema
Screenshot dalla diretta sull'account X della Casa Bianca

Il presidente Donald Trump ha annunciato oggi in conferenza stampa la firma di un ordine esecutivo per imporre dazi del 10% su tutte le importazioni verso gli Stati Uniti, ricorrendo a un’autorità legale diversa da quella appena invalidata dalla Corte Suprema. La decisione arriva poche ore dopo che il massimo organismo giudiziario americano ha dichiarato illegittimi i dazi imposti attraverso l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), stabilendo che la legge non autorizza il presidente a imporre unilateralmente tariffe doganali di portata e durata illimitate e di ammontare indefinito.

"Oggi firmerò un ordine per imporre un dazio globale del 10% ai sensi della Sezione 122, che si aggiunge ai dazi normali già in vigore", ha dichiarato Trump dalla sala stampa della Casa Bianca. Il presidente ha inoltre annunciato l’intenzione di avvalersi della Sezione 301, un altro strumento commerciale che consente al governo di aprire indagini su pratiche ritenute sleali e di imporre dazi di conseguenza — lo stesso meccanismo già utilizzato contro la Cina durante il suo primo mandato.

Una norma mai invocata prima

La Sezione 122, introdotta dal Trade Act del 1974, consente al presidente di imporre dazi fino al 15% per un massimo di 150 giorni, salvo proroga da parte del Congresso. A differenza dell’IEEPA, la Sezione 122 prevede quindi limiti sia temporali sia quantitativi, ma la sua applicazione alla situazione attuale resta giuridicamente incerta.

La norma è stata infatti concepita per affrontare "gravi deficit della bilancia dei pagamenti" o "problemi fondamentali nel sistema dei pagamenti internazionali", ed è stata approvata dopo che il presidente Richard Nixon, nel 1971, aveva imposto un dazio globale del 10% per correggere uno squilibrio finanziario con il resto del mondo.

Nessun presidente l’aveva mai invocata prima d’ora e non è chiaro come i tribunali federali interpreteranno l’estensione di questa autorità nel contesto attuale dopo la decisione odierna della Corte Suprema. Alcuni esperti hanno sostenuto che la norma non fosse stata pensata per affrontare specificamente i deficit commerciali, sui quali invece Trump ha costruito gran parte della propria politica tariffaria.

Le altre autorità citate dal presidente, come la Sezione 301, richiedono indagini formali e tempi di attuazione più lunghi. "Ora andrò in una direzione diversa", ha detto Trump, riconoscendo che ci sarà bisogno di "un processo un po’ più lungo".

Lo scontro con la Corte Suprema

La sentenza rappresenta una delle più significative limitazioni dell’uso dei poteri esecutivi da parte di Trump. Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha scritto nell’opinione della maggioranza che il presidente "ha rivendicato il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di ammontare, durata e portata illimitati" ma che, data l’ampiezza di tale rivendicazione, avrebbe "dovuto identificare una chiara autorizzazione congressuale per esercitarla".

Trump ha reagito alla sentenza con un attacco frontale alla Corte, leggendo una dichiarazione preparata. Ha definito la decisione "profondamente deludente", dichiarando di vergognarsi di alcuni membri della Corte ed accusando i giudici che hanno votato a favore di questa sentenza di essere "antipatriottici e sleali verso la Costituzione". Ha inoltre sostenuto, senza fornire dettagli, che la Corte sarebbe stata influenzata da "interessi stranieri" e da individui da lui descritti con epiteti dispregiativi.

Le critiche hanno coinvolto anche giudici da lui stesso nominati. Pur senza dichiarare esplicitamente di pentirsi delle nomine di Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett — entrambi schierati con la maggioranza in questa sentenza — Trump ha affermato che la loro sentenza rappresenta "un’umiliazione per le loro famiglie". Al contrario, ha riservato elogi al giudice Brett Kavanaugh, autore di un’opinione dissenziente che delineava possibili percorsi alternativi per l’imposizione dei dazi, definendolo "un genio". Interrogato sulla partecipazione dei giudici al discorso sullo State of the Union della prossima settimana, ha risposto: "Onestamente, non mi importa se vengono".

Le implicazioni politiche ed economiche

La decisione della Corte Suprema non riguarda soltanto uno strumento economico, ma investe uno dei pilastri dell’agenda politica di Trump, che ha sempre presentato i dazi come essenziali per rilanciare la manifattura americana. Il presidente li ha inoltre utilizzati come leva diplomatica per spingere altri Paesi a cooperare su temi come l'immigrazione ed i negoziati per accordi di pace. Più di recente, ha minacciato dazi nei confronti dei Paesi alleati europei nel contesto del suo tentativo di acquisire la Groenlandia.

Alla domanda se intendesse ora collaborare con il Congresso per introdurre i dazi che intende riproporre, Trump ha risposto seccamente: "Non ne ho bisogno. Ho il diritto di imporre dazi". Una posizione che però appare in contrasto diretto con quanto stabilito dalla Corte Suprema.

Resta inoltre aperta la questione dei rimborsi per i dazi già riscossi. Trump ha espresso frustrazione verso la Corte anche su questo aspetto: "Impiegano mesi e mesi a scrivere un’opinione e non affrontano nemmeno quella parte", ha detto, concludendo: "Vedremo come andrà su questo in tribunale nei prossimi 5 anni".

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