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# Se i sondaggi sbagliassero come nel 2020 i repubblicani terrebbero il Senato
- URL: https://focusamerica.it/se-i-sondaggi-sbagliassero-come-nel-2020-i-repubblicani-terrebbero-il-senato/
- Published: 2026-11-02T17:00:00.000Z
- Updated: 2026-11-02T17:00:00.000Z
- Description: Il modello rifatto con gli errori delle ultime quattro elezioni a due giorni dal voto: la Camera resta ai democratici, al Senato un errore di 3 punti cambia il favorito.
- Author: Lorenzo Ruffino
- Tags: Elezioni, USA 2026, Midterm, Senato, Il modello predittivo, #ig-pubblicato

Se i sondaggi sbagliassero come nel 2020, i democratici conquisterebbero il Senato solo 11 volte su 100\. Con un errore come quello del 2016 salirebbero a 14\. Il nostro modello oggi dà loro 77 possibilità su 100\. Con gli errori delle ultime due elezioni di metà mandato, il 2018 e il 2022, le possibilità resterebbero vicine a quelle di oggi: 82 e 75 su 100\. La Camera invece resta ai democratici in tutti gli scenari, con almeno 93 possibilità su 100.

Sono gli stessi calcoli che avevamo [pubblicato](https://focusamerica.it/cosa-accadrebbe-se-i-sondaggi-sbagliassero-come-in-passato/) l'11 ottobre, rifatti con i sondaggi del 1° novembre, a due giorni dal voto. Il metodo non cambia. Per ciascuna delle ultime quattro elezioni spostiamo i sondaggi di oggi di quanto sbagliarono allora e rifacciamo girare il [modello](https://focusamerica.it/midterm-2026/) 50.000 volte. Per la Camera usiamo l'errore della media nazionale del generic ballot, il sondaggio che chiede agli elettori per quale partito voteranno alla Camera senza nominare i candidati. Per il Senato usiamo l'errore Stato per Stato: la differenza fra la media dei sondaggi delle ultime tre settimane e il risultato nelle gare per la presidenza, per il Senato e per i governatori, calcolata sull'archivio dei sondaggi di FiveThirtyEight. Nel 2020, per esempio, i sondaggi in Iowa sopravvalutarono i democratici di 7,8 punti: nello scenario 2020 togliamo 7,8 punti ai democratici in tutti i sondaggi dell'Iowa di oggi.

Rispetto a tre settimane fa gli scenari peggiori sono quasi fermi: con l'errore del 2020 i democratici erano a 10 su 100, con quello del 2016 a 12\. Il modello invece è salito da 71 a 77 su 100 per il Senato e da 95 a 98 per la Camera, anche perché a due giorni dal voto lascia meno spazio a cambiamenti dell'ultima ora. Le gare decisive per il Senato sono strette quanto a ottobre. Oggi otto sono sotto i 4 punti di distacco: Kansas, Iowa, Maine, Alaska, South Carolina, Texas, Nebraska e Ohio. Sette si giocano in Stati che Donald Trump ha vinto nel 2024 con più di dieci punti di margine, l'eccezione è il Maine.

Il 2020 resta lo scenario peggiore per i democratici. Quell'anno i sondaggi li sopravvalutarono in 33 dei 35 Stati che votano per il Senato quest'anno, di quasi 6 punti in media. Applicati alle gare di oggi, quegli errori spostano verso i repubblicani tutti gli Stati decisivi. L'Iowa passa da un vantaggio democratico di mezzo punto a uno repubblicano di 6,4 punti, il Maine da più 1,5 a meno 5,3 per il democratico Troy Jackson contro Susan Collins, il Kansas da un sostanziale pareggio a uno svantaggio di 4,2 punti. In Alaska Mary Peltola passa da più 2,5 a meno 3\. Anche l'Ohio di Sherrod Brown e il Texas di James Talarico, dove oggi i democratici sono avanti di 3-4 punti, finiscono di poco ai repubblicani, mentre il Michigan diventa un pareggio. Nella simulazione mediana i democratici si fermano a 48 seggi, mentre gliene servono 51: in caso di 50 a 50 decide il voto del vicepresidente JD Vance.

Nel 2016 gli errori furono simili per dimensione ma distribuiti in modo diverso, con i più grandi nel Midwest e in Alaska. In questo scenario Alaska, Iowa, Maine, Ohio e Kansas passano ai repubblicani, il Michigan e il Minnesota diventano pareggi. Il Texas resta di un punto ai democratici, perché lì nel 2016 i sondaggi sbagliarono meno di 2 punti. I democratici vincono il Senato 14 volte su 100.

Nelle due elezioni di metà mandato gli errori non andarono tutti nella stessa direzione. Nel 2018 i sondaggi sottovalutarono i democratici in Texas, Kansas e South Carolina e li sopravvalutarono in Maine, Alaska, Ohio e Iowa. In questo scenario i democratici perdono quattro gare oggi favorevoli ma conquistano il South Carolina e vincono il Senato 82 volte su 100\. Nel 2022 sbagliarono a favore dei repubblicani in Maine, Michigan e New Hampshire, dove Jackson, Abdul El-Sayed e Chris Pappas allargherebbero il loro vantaggio. Iowa e Kansas invece passerebbero ai repubblicani di poco più di un punto. Con gli errori del 2022 le possibilità dei democratici scendono a 75 su 100, quasi come nel modello.

Per perdere il Senato basta un errore più piccolo di quelli del 2016 e del 2020\. Abbiamo rifatto girare il modello anche con un errore uguale in tutti gli Stati. Se i sondaggi sopravvalutano i democratici di 2 punti ovunque, le loro possibilità scendono a 59 su 100\. Con 3 punti si fermano a 50 seggi nella simulazione mediana e vincono il Senato 40 volte su 100\. Con 4 punti scendono a 24 su 100, con 5 a 12\. È lo stesso ordine di grandezza indicato da Nate Silver sul [Silver Bulletin](https://www.natesilver.net/p/the-good-bad-and-ugly-outcomes-in?ref=focusamerica.it), secondo cui un errore "normale" vale 3-4 punti nella stessa direzione in tutti gli Stati: con 3 punti i democratici si fermerebbero a 50 seggi, con 4 il Senato andrebbe ai repubblicani 52 a 48.

La Camera regge in tutti gli scenari perché il margine dei democratici è ampio e il modello sconta già un errore a loro favore. Il generic ballot li dà avanti di 8,2 punti, ma il modello lo sposta di 1,5 punti verso i repubblicani, l'errore medio delle elezioni di metà mandato dal 2010 a questa distanza dal voto. L'errore del 2020, 4 punti, è solo 2,5 punti più grande. In quello scenario i democratici scendono a 229 seggi nella simulazione mediana, undici sopra la maggioranza, e vincono la Camera 93 volte su 100\. Anche con un errore di 5 punti la vincerebbero 83 volte su 100\. Nella nostra ricostruzione della media nazionale, i sondaggi hanno sopravvalutato i democratici in 13 delle 16 elezioni dal 1994, compreso il 2024, quando l'errore fu di 2,9 punti.

Secondo un'analisi dell'Economist, dal 1998 i sondaggi per il Congresso sottostimano il partito più forte di ogni Stato: se lo schema si ripetesse, i democratici sarebbero [sopravvalutati](https://focusamerica.it/perche-i-sondaggi-potrebbero-sopravvalutare-i-dem-negli-stati-repubblicani/) proprio negli Stati repubblicani dove si decide il Senato. L'analista G. Elliott Morris ha trovato invece un errore nella direzione opposta: molti istituti pesano i campioni in base al voto del 2024 e gli elettori di Trump delusi che oggi dicono di aver votato Kamala Harris porterebbero a [sottostimare](https://focusamerica.it/gli-elettori-di-trump-delusi-dicono-di-aver-votato-harris-cosi-i-sondaggi-sottostimano-i-dem/) i democratici di circa un punto. I sondaggisti riuniti da Politico [pensano](https://focusamerica.it/per-i-sondaggisti-americani-i-sondaggi-che-indicano-unonda-blu-sono-affidabili/) che questa volta i numeri reggano, anche perché nel 2018 e nel 2022 i sondaggi sbagliarono meno che nelle presidenziali. Silver ritiene che l'errore possa andare in entrambe le direzioni, anche verso una vittoria democratica più larga del previsto.

Negli scenari l'errore è fissato, quindi resta solo l'incertezza delle singole gare: per questo le probabilità sono più nette di quelle del modello. Gli errori del passato inoltre non si ripetono uguali. Il 2016 e il 2020 erano elezioni presidenziali con Trump candidato, il 2018 e il 2022 erano elezioni di metà mandato come quelle di quest'anno. In quelle due occasioni i sondaggi degli Stati sbagliarono meno e non sempre a favore dello stesso partito.