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# Perché l'America non è un'oligarchia
- URL: https://focusamerica.it/perche-lamerica-non-e-unoligarchia/
- Published: 2026-07-23T19:00:53.000Z
- Updated: 2026-07-23T19:00:53.000Z
- Description: Su Free Press l'economista scrive che le politiche americane le decidono gli elettori e i gruppi di interesse tradizionali, non i miliardari: nemmeno Musk è riuscito a controllare il governo
- Author: Redazione
- Tags: Politica interna, #ig-pubblicato

L'America non è governata da un'oligarchia, cioè da un piccolo gruppo coeso di persone ricchissime che decide per tutti. Lo sostiene l'economista Tyler Cowen in un'analisi pubblicata sulla testata americana [*Free Press*](https://www.thefp.com/p/tyler-cowen-america-isnt-an-oligarchy?ref=focusamerica.it), in risposta a un argomento usato sempre più spesso dal Partito Democratico: nell'ultimo anno le email di raccolta fondi del partito hanno [cominciato](https://freesystems.substack.com/p/ai-is-the-democratic-partys-next) a incolpare i "miliardari" della rovina del paese e nelle ultime settimane i progressisti hanno [rilanciato](https://focusamerica.it/i-progressisti-americani-rilanciano-la-tassa-sui-grandi-patrimoni/) una campagna per portare la tassa sui grandi patrimoni al centro delle elezioni di metà mandato. Cowen parla di "billionaire derangement syndrome", sindrome da squilibrio da miliardari, e risponde che la maggior parte delle politiche americane la decidono gli elettori e i gruppi di interesse tradizionali, non i più ricchi.

Nella vita quotidiana gli americani hanno a che fare più con i governi statali e locali che con quello federale, scrive Cowen, e la maggior parte della spesa di questi governi risponde alla domanda degli elettori: va a scuole, strade e, sempre di più, a Medicaid, il programma sanitario pubblico per le persone a basso reddito, capitoli che non riflettono le agende dei miliardari. I rimborsi che Medicaid riconosce a ospedali e medici sono relativamente bassi e molti dei migliori medici non accettano nemmeno i suoi pazienti.

Anche nel bilancio federale le voci principali di spesa, cioè Medicare (l'assicurazione sanitaria pubblica per gli anziani), la previdenza sociale, Medicaid, la difesa e gli interessi sul debito, sono per Cowen un misto di programmi popolari e necessari, che non sono stati creati né vengono mantenuti da miliardari o oligarchi. Se c'è un argomento che circola più tra i ricchi che tra gli elettori comuni è che deficit e debito federali siano insostenibili: le élite hanno in genere la preparazione finanziaria per capire che un debito sopra i 39.000 miliardi di dollari è un problema. Ma proprio su questo punto i miliardari non hanno ottenuto nulla e i conti pubblici americani continuano a peggiorare.

Per Cowen la stessa elezione di Donald Trump nel 2016 mostra fino a che punto comandino ancora gli elettori: Trump raccolse per la campagna presidenziale molti meno soldi di Hillary Clinton e la maggior parte delle élite, comprese molte di quelle repubblicane, lo temeva, sosteneva la sua avversaria o entrambe le cose.

Gli elettori perdono invece il controllo, ammette Cowen, sulle politiche poco visibili, difficili da capire e che toccano un numero ristretto di persone: lì vincono molto spesso i gruppi di interesse, che però raramente sono composti da miliardari. Il suo collega economista Alex Tabarrok ha [raccontato](https://marginalrevolution.com/marginalrevolution/2026/07/trial-lawyers-lobby-against-autonomous-vehicles.html?ref=focusamerica.it) le pressioni degli avvocati specializzati in cause di risarcimento contro le auto a guida autonoma, forse anche perché quei veicoli sono più sicuri e generano meno cause da cui guadagnare: la maggior parte dei governi locali non ha ancora autorizzato Waymo, la principale azienda di taxi autonomi, a operare sulle proprie strade.

Gli insegnanti difendono i sindacati della categoria, gli idraulici sostengono le licenze professionali che limitano la concorrenza e i medici si oppongono alle leggi che permetterebbero agli infermieri con formazione avanzata di svolgere molte delle loro funzioni. A San Francisco è difficile costruire nuove case soprattutto perché i proprietari attuali non vogliono. A volte questi gruppi di interesse includono miliardari, ma molto spesso no, o li coinvolgono solo in minima parte.

Elon Musk, che di miliardi ne possiede diverse centinaia, è sempre più bersaglio di odio e risentimento, ma qualunque cosa si pensi di lui e delle sue idee politiche, scrive Cowen, non è riuscito a controllare le leve del governo. Il presidente Trump gli ha affidato il volto pubblico del DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa che doveva rivoluzionare l'amministrazione americana: dopo circa quattro mesi Musk era già fuori da quel ruolo, il programma era impopolare sia tra gli elettori sia in Congresso, la spesa pubblica non è [diminuita](https://focusamerica.it/il-doge-doveva-sciogliersi-il-4-luglio-ma-eancora-ovunque/) e gran parte della burocrazia è rimasta al suo posto. L'unico risultato che si può attribuire all'influenza di un miliardario è il ridimensionamento di USAID, l'agenzia americana per gli aiuti allo sviluppo internazionale.

Musk ha influito molto di più sulle politiche americane con i prodotti delle sue aziende, scrive Cowen: SpaceX, la sua azienda spaziale, ha reso possibile una politica spaziale prima irrealizzabile e Starlink, la sua rete di internet satellitare, ha aiutato l'Ucraina a difendersi dalla Russia. Sono effetti della sua capacità produttiva, non delle pressioni sul governo. E il progetto di un nuovo partito per il pareggio di bilancio, di cui Musk aveva parlato per un periodo, è finito nel nulla.

Cowen riconosce che i benestanti partono [avvantaggiati](https://www.psqonline.org/article.cfm?IDArticle=19621&ref=focusamerica.it) in politica, come in quasi tutto, e che i poveri sono svantaggiati. Le diverse classi di reddito, però, almeno all'interno di ciascun partito, la pensano in gran parte allo stesso modo, anche se i due partiti hanno visioni opposte sulla direzione del paese. Perfino Dylan Matthews, giornalista del sito progressista [*Vox*](https://www.vox.com/2016/5/9/11502464/gilens-page-oligarchy-study?ref=focusamerica.it), è arrivato alla conclusione che l'America non è un'oligarchia.

Cowen ammette anche che il presidente Trump, lui stesso miliardario, usa alcune politiche della sua amministrazione per arricchire sé e i suoi amici, per esempio vendendo a chi cerca influenza una criptovaluta legata alla famiglia, un meccanismo che definisce corrotto e un pessimo modo di governare il paese. Una cosa però è la corruzione di chi sta al potere, un'altra l'ipotesi che gli oligarchi controllino l'intero governo e ne decidano la maggior parte delle politiche. Quelle, nel bene e nel male, restano determinate dai desideri degli elettori o dai gruppi di interesse tradizionali: prendersela con i ricchissimi, conclude Cowen, è solo un altro modo di scappare dai problemi reali del paese.