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# Nove anni dopo, è Pechino ad avere più carte in mano di Trump
- URL: https://focusamerica.it/nove-anni-dopo-e-pechino-ad-avere-piu-carte-in-mano-di-trump/
- Published: 2026-10-04T20:30:28.000Z
- Updated: 2026-10-04T20:30:28.000Z
- Description: Per l'analista Temur Umarov dal 2017 ad oggi Trump ha perso il controllo dell'escalation con la Cina, che oggi è più forte su commercio, tecnologia e Taiwan. Lo stallo del vertice di Washington conviene a entrambi.
- Author: Daniele John Angrisani
- Tags: Politica estera, Cina, Xi Jinping, Taiwan, Dazi, Analisi, #ig-pubblicato

Nel 2017 Donald Trump trattava con Xi Jinping da una posizione di forza. Nove anni dopo, è Pechino ad avere più carte in mano. È la tesi di Temur Umarov, ricercatore del *Carnegie Russia Eurasia Center* di Berlino, in un’analisi scritta per *Carnegie Politika* e ripubblicata dal sito indipendente russo [*Meduza*](https://meduza.io/feature/2026/10/03/vstrecha-si-tszinpina-i-donalda-trampa-v-ssha-obeschala-byt-istoricheskoy-no-po-itogu-ne-ostavila-posle-sebya-nichego-krome-pary-memov-pochemu-tak-poluchilos?utm%5Fsource=chatgpt.com). Secondo Umarov, la visita di Stato del presidente cinese a Washington, dal 23 al 25 settembre, lo dimostra: Trump lo ha ricevuto con onori eccezionali, ma il principale risultato del vertice, come [raccontato](https://focusamerica.it/il-vertice-tra-xi-e-trump-e-servita-a-molto-poco/?utm%5Fsource=chatgpt.com) anche da Focus America, è stato una proroga di due mesi della tregua sui dazi. Nell’analisi di Umarov, dello sfarzo è rimasto soprattutto qualche meme divenuto virale su Internet. 

Il contrasto con il primo incontro tra i due presidenti è evidente. Nell’aprile 2017, a Mar-a-Lago, la residenza di Trump in Florida, il presidente offrì a Xi "la più bella torta al cioccolato del mondo" mentre gli Stati Uniti lanciavano missili Tomahawk sulla Siria. All’epoca Trump accusava la Cina delle difficoltà dei suoi elettori nell’America profonda e già nel 2015, da candidato presidente, aveva criticato la cena di Stato offerta a Xi da Barack Obama, affermando che lui gli avrebbe dato un hamburger di McDonald’s.

Stavolta Trump lo ha [accolto](https://focusamerica.it/trump-accoglie-xi-con-tutti-gli-onori-ma-il-vertice-produce-pochi-risultati/?utm%5Fsource=chatgpt.com) di persona ai piedi della scaletta dell’aereo, nella base di Andrews, con un sorvolo di bombardieri e caccia. A cena gli ha servito lo spumante californiano *Schramsberg*, lo stesso dello storico incontro tra Richard Nixon e Zhou Enlai a Pechino nel 1972\. Per l’occasione è stata costruita in fretta anche una nuova piazzola in marmo per gli elicotteri: "Xi ama il buon granito", ha detto il presidente mostrandogliela. I media di Stato cinesi hanno celebrato l’accoglienza come il riconoscimento definitivo della Cina quale superpotenza alla pari degli Stati Uniti. Del tono paternalistico di 9 anni prima, scrive Umarov, non resta più alcuna traccia.

A Washington, lo sfarzo ha suscitato critiche anche nel partito del presidente. Il senatore repubblicano Roger Wicker ha [detto](https://www.foxnews.com/politics/red-carpet-despot-trumps-lavish-xi-welcome-collides-gop-anti-communism-message?utm%5Fsource=chatgpt.com) a Fox News di aver "suggerito al presidente di non invitare Xi Jinping a Washington per un’accoglienza così sfarzosa". In una [dichiarazione](https://www.foreign.senate.gov/press/dem/release/senate-democrats-statement-on-president-trump-and-president-xis-summit-in-washington?utm%5Fsource=chatgpt.com) congiunta, invece, 21 senatori democratici hanno accusato Trump di aver preferito lo spettacolo alla sostanza, anziché affrontare le pratiche commerciali scorrette di Pechino.

I temi sul tavolo sono sostanzialmente gli stessi di 9 anni fa: le tre "T" indicate da Umarov, "*trade, technology and Taiwan*", ossia commercio, tecnologia e Taiwan. Secondo l’analista, il tono americano è cambiato perché Trump ha perso il controllo dell’escalation commerciale avviata nel primo mandato, mentre Pechino ha rafforzato la propria posizione su tutti e tre i fronti. Nel 2018, il primo anno della guerra commerciale, i dazi americani sulle importazioni cinesi passarono in media dal 3,1% al 12,4%, per poi salire a circa il 19% tra il 2019 e il 2020: livelli modesti rispetto a quelli raggiunti in seguito.

Joe Biden li aveva mantenuti come leva di pressione, ma, con il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan, aveva concentrato la strategia sul contenimento tecnologico mirato. Gli strumenti principali erano il *CHIPS Act*, la legge che finanzia la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti, e le restrizioni all’esportazione di chip avanzati. Pechino aveva risposto introducendo licenze per esportare minerali critici: gallio e germanio nel 2023, antimonio nel 2024.

Tornato alla Casa Bianca, Trump ha invocato l’*International Emergency Economic Powers Act*, la legge sui poteri economici d’emergenza. L’escalation seguita al "*Liberation Day*" ha portato i dazi sulle merci cinesi fino al 145%, con un’aliquota media ponderata stimata al 127,2%. La Cina ha risposto con dazi al 125%, ma la mossa decisiva, secondo Umarov, è stata un’altra: nell’aprile 2025 ha introdotto licenze per l’esportazione di alcune terre rare e dei relativi magneti permanenti. Pechino controlla circa il 90% della raffinazione mondiale delle terre rare ed il crollo delle esportazioni di magneti ha costretto alcune fabbriche americane, tra cui uno stabilimento *Ford* a Chicago, a fermarsi.

A maggio 2025, a Ginevra, il Segretario al Tesoro Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng hanno concordato così una riduzione dei dazi. A ottobre, a Busan, a margine del vertice dell’APEC, Trump e Xi hanno raggiunto una tregua di un anno. Gli Stati Uniti hanno ridotto i dazi, mentre Pechino ha sospeso le sue contromisure commerciali, ripreso gli acquisti di soia e accettato di allentare le restrizioni sulle terre rare. Un’ulteriore riduzione dei dazi americani è arrivata dopo la sentenza del febbraio 2026 con cui la Corte Suprema ha stabilito che l’*IEEPA* non autorizzava il presidente a imporli.

La tregua sarebbe scaduta il 10 novembre e il vertice di Washington avrebbe dovuto produrre un’intesa di lungo periodo. Le due parti l’hanno invece prorogata fino al 10 gennaio 2027\. Nel [resoconto della Casa Bianca](https://focusamerica.it/usa-e-cina-aprono-un-dialogo-sullia-ma-sulle-terre-rare-lintesa-resta-lontana/?utm%5Fsource=chatgpt.com) figurano anche raccomandazioni per ridurre i dazi su circa 30 miliardi di dollari di beni in entrambe le direzioni e l’avvio di un dialogo sulla "super intelligenza", il modo in cui Trump definisce l'intelligenza artificiale. Secondo Umarov, Pechino avrebbe voluto estendere la tregua fino alla fine del mandato di Trump, mentre la Casa Bianca ha preferito proroghe brevi: la priorità immediata per Trump è superare indenne le elezioni di metà mandato. L’analista colloca i dazi medi reciproci ormai intorno al 20%.

Il vertice di Washington

Nove anni dopo, *Pechino* ha più carte in mano di Washington

Nel 2017 Trump trattava con Xi da una posizione di forza. Secondo l'analista Temur Umarov, il vertice di Washington del 23-25 settembre mostra che oggi il rapporto di forza si è rovesciato.

Grafica di FocusAmerica

**Dazi.** La media dei dazi americani sulle merci cinesi è passata dal 3,1% del gennaio 2018 al 126,1% del maggio 2025; oggi è al 35,2% (PIIE).

**Tecnologia.** L'organizzazione cinese WAICO ha 29 fondatori, l'americana Pax Silica 25 firmatari: il Kazakistan è in entrambe.

**Taiwan.** Trump tiene in sospeso 14 miliardi di dollari di armi per l'isola; della Commissione militare centrale cinese restano 2 membri su 7.

**Calendario.** La tregua sui dazi scade il 10 gennaio 2027, dopo una proroga di due mesi.

Dazi medi degli Stati Uniti sulle merci cinesi

Rivedi 

Aprile 2017

A Mar-a-Lago Trump offre a Xi una torta al cioccolato, mentre gli Stati Uniti lanciano missili sulla Siria.

23 settembre 2026

Ad Andrews Trump accoglie Xi ai piedi della scaletta, con un sorvolo di bombardieri e caccia.

Commercio Tecnologia Taiwan Calendario 

Commercio

Pechino ha risposto con le terre rare, e Washington ha dovuto trattare

Dazi medi: dal 2018 al picco del 2025, fino a oggi

La carta decisiva: chi controlla le terre rare

Dalla guerra dei dazi alla tregua

Tecnologia

Due blocchi per l'intelligenza artificiale, e un solo Paese li ha scelti entrambi

La corsa dei modelli

Taiwan

Su Taiwan Xi alza la voce, e secondo Umarov Trump non nomina nemmeno l'isola

I sette membri della Commissione militare centrale eletti nel 2022

Calendario

La tregua è stata prorogata di soli due mesi, mentre Pechino la voleva molto più lunga

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Quanto dura la tregua, contando dalla fine del vertice (25 settembre)

Le prossime scadenze

Fonti: PIIE (dazi, dati al 22 agosto 2026); IEA (terre rare e magneti, dati 2024); Dipartimento di Stato Usa (Pax Silica); Xinhua e agenzie di stampa (WAICO e vertici militari cinesi). Analisi e stime attribuite a Temur Umarov (Carnegie Politika). Mappe: Natural Earth, proiezione Equal Earth.

### **La corsa all’IA e il silenzio su Taiwan**

Sul fronte tecnologico, il confronto tra i due Paesi è diventato una vera e propria corsa all’intelligenza artificiale. All’inizio del 2025, la società cinese *DeepSeek* ha presentato R1, un modello con prestazioni paragonabili a quelle dei migliori concorrenti americani, pur disponendo di risorse molto più limitate. Per Umarov, quel successo ha smentito la tesi dell’efficacia delle restrizioni americane.

Secondo l’analista, i progressi dei modelli cinesi non sarebbero stati possibili senza la "distillazione" su scala industriale dei prodotti di *OpenAI*, *Anthropic* e *Google*: una tecnica che utilizza le risposte di un modello per addestrarne o migliorarne un altro. A febbraio 2026, *Anthropic* ha accusato *DeepSeek* e altri due laboratori cinesi di aver usato circa 24.000 account fraudolenti per estrarre le capacità di *Claude*. Intanto, accelerare lo sviluppo è diventato rischioso: durante alcuni test di quest’estate, agenti di IA sono sfuggiti al controllo e hanno compiuto attacchi informatici. Più di cento dipendenti delle principali aziende di IA della *Silicon Valley* hanno quindi scritto alla Casa Bianca, chiedendo di rallentare lo sviluppo quanto possibile senza perdere terreno rispetto alla Cina.

Nessuna delle due capitali, però, sembra voler rallentare questa corsa. Secondo il quadro ricostruito da Umarov, a luglio Xi ha lanciato a Shanghai la *WAICO*, un’Organizzazione Mondiale per la Cooperazione sull’IA con 29 Paesi partecipanti, mentre l’iniziativa americana *Pax Silica* ne riunisce altri 24\. L'unico Paese che aderisce ad entrambe le iniziative è il Kazakistan. Trump considera i timori sui rischi dell’IA delle "invenzioni" e ha proposto di chiamarla "super intelligenza", mentre Xi sostiene invece che debba "restare sempre sotto il controllo umano". Ma la collaborazione tra le due potenze resta limitata e Umarov dubita, in particolare, che il canale diretto per gli incidenti legati all’IA possa funzionare davvero come tale, a causa della complessità dei processi decisionali di Pechino.

Su Taiwan, Xi ha definito la questione "la più importante e delicata" e ha chiesto agli Stati Uniti di "opporsi all’indipendenza" dell’isola. Trump, durante il vertice, non l’ha mai nominata pubblicamente. Secondo Umarov, il presidente ha già ammorbidito la linea rispetto alle dichiarazioni di Biden, che aveva più volte affermato che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti militarmente per difendere Taiwan. Dopo l’incontro di maggio a Pechino, Trump ha bloccato un pacchetto di armi da 14 miliardi di dollari destinato a Taipei, definendo le forniture come "un’ottima merce di scambio" con Pechino, nonostante senatori di entrambi i partiti, tra cui il repubblicano Mitch McConnell e i democratici Chuck Schumer e Jeanne Shaheen, ne [chiedano](https://www.wtoc.com/2026/09/24/mcconnell-republican-senators-urge-trump-approve-taiwan-arms-package/?utm%5Fsource=chatgpt.com) lo sblocco.

L’ambiguità delle posizioni di Trump alimenta negli Stati Uniti il timore che possa sacrificare Taiwan in cambio di accordi economici o dell’aiuto cinese in Medio Oriente, dove il conflitto sta costringendo Washington a trasferire sempre più truppe dal Pacifico. Secondo gli esperti militari citati da Umarov, ormai gli Stati Uniti non godono più di una superiorità indiscussa nello Stretto di Taiwan.

L’analista interpreta le purghe nell’esercito cinese, la pressione militare attorno all’isola e le grandi esercitazioni come segnali dei preparativi di Pechino per un’escalation militare. Sul fronte aereo, i [comunicati del Ministero della Difesa taiwanese](https://www.mnd.gov.tw/en/News/PressRelease/87710?utm%5Fsource=chatgpt.com) documentano ripetuti attraversamenti della linea mediana dello Stretto e ingressi nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan, l’*ADIZ*. Dal 2022, scrive Umarov, oltre cento alti ufficiali dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese hanno perso il loro posto o sono scomparsi nel nulla. Tra loro figurano anche Zhang Youxia e Liu Zhenli, due generali considerati vicini a Xi, finiti sotto indagine a gennaio ed espulsi dal partito a settembre.

### **Uno stallo che conviene a entrambi**

Né Trump né Xi hanno però interesse a un’escalation nell’immediato. Il presidente americano affronta difficili elezioni di metà mandato nelle quali i repubblicani rischiano di perdere il controllo di entrambe le camere del Congresso e, con i prezzi del carburante ai massimi, ha assoluto bisogno di mostrare qualche successo in politica estera. Xi ha davanti a sé il plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, previsto fra un mese, e nel 2027 punta alla conferma per un quarto mandato quinquennale alla guida del partito. In Cina pesano intanto la crisi immobiliare, entrata nel quinto anno, il debito delle amministrazioni locali, così come la disoccupazione giovanile in aumento e la debolezza della domanda interna.

Per questo, secondo Umarov, è improbabile che Washington usi presto contro Pechino la nuova legge sulle sanzioni promossa dal senatore Lindsey Graham e firmata da Trump il 18 settembre, che consente di imporre dazi fino al 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi. L’analista ritiene più probabile che la minaccia venga rivolta all’India, che non dispone verso Washington di una leva paragonabile al controllo cinese sui minerali critici.

In caso di una nuova escalation, conclude Umarov, la Cina potrebbe infliggere agli Stati Uniti danni maggiori di quelli che Washington potrebbe infliggere a Pechino e di quelli che la Cina ìstessa subirebbe dalle proprie contromisure. È questa asimmetria, rovesciata rispetto a nove anni fa, a trattenere Trump e Xi nella tregua. Uno stallo che, per l’analista, è paradossalmente una buona notizia per il resto del mondo.