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# Nei collegi in bilico il vantaggio dei Dem è molto più stretto che a livello nazionale
- URL: https://focusamerica.it/nei-collegi-in-bilico-il-vantaggio-dei-dem-e-molto-piu-stretto-che-a-livello-nazionale/
- Published: 2026-10-23T20:30:00.000Z
- Updated: 2026-10-23T20:30:00.000Z
- Description: Secondo Charlie Cook i democratici sono avanti di 8-9 punti nei sondaggi nazionali, ma nei collegi in bilico il margine scende a 2-3. Pesano i repubblicani delusi, i candidati e i soldi
- Author: Redazione
- Tags: Elezioni, USA 2026, Midterm, Camera, Senato, #ig-pubblicato

Nei sondaggi nazionali i democratici hanno 8 o 9 punti di vantaggio sui repubblicani in vista delle midterm, ma nei collegi che decideranno il controllo della Camera il margine scende a 2 o 3 punti. Lo ha scritto Charlie Cook, uno dei più noti analisti elettorali americani, in un'analisi pubblicata sulla sua [newsletter](https://www.charliecookpolitics.com/p/looking-at-the-election-through-funhouse?ref=focusamerica.it). Secondo Cook non ci sono dubbi che sarà una serata molto positiva per i democratici, ma è impossibile sapere quanto. In questa campagna, scrive, molte cose non sono come sembrano: alcuni fenomeni vengono esagerati, altri trascurati.

Il dato nazionale a cui guardano tutti è il cosiddetto *generic ballot*, la domanda con cui i sondaggisti chiedono agli elettori se alla Camera voteranno per il candidato democratico o per quello repubblicano, senza fare nomi. Serve a stimare il voto popolare nazionale per la Camera. La media dei sondaggi calcolata da RealClearPolitics dà i democratici avanti di 8 punti, al 50 per cento contro il 42\. Quella del *Silver Bulletin* di Nate Silver, che seleziona di più i sondaggi da includere e dà meno peso a quelli meno affidabili, li vede avanti di 9 punti, al 50 per cento contro il 41.

Per Cook questo numero conta poco. I collegi davvero contesi sono meno numerosi che mai e non rappresentano il paese nel suo insieme. La maggior parte non sono nemmeno collegi in equilibrio tra i due partiti: tendono a destra con diverse sfumature e per questo si comportano in modo diverso dal resto del paese. Cook racconta spesso la barzelletta dell'uomo con un piede in una pentola di acqua bollente e l'altro in un secchio di ghiaccio, che in media sta benissimo. I sondaggi nazionali, scrive, fanno qualcosa di simile: calcolano la temperatura media dei due piedi.

Due sondaggi di buona qualità condotti nelle ultime settimane hanno intervistato solo elettori dei collegi che il *Cook Political Report with Amy Walter*, il centro di analisi elettorale che porta il nome di Cook, considera in bilico (*Toss Up*) o tendenti verso uno dei due partiti (*Lean Democrat* e *Lean Republican*). Entrambi sono stati realizzati da una coppia di istituti, uno vicino ai democratici e uno vicino ai repubblicani. Il [primo](https://www.cookpolitical.com/survey-research/battleground-district-project/17September2026-toplines?ref=focusamerica.it), di New River Strategies e GS Strategy Group, è stato condotto dall'8 all'11 settembre su 1.052 probabili elettori in 37 collegi competitivi: i democratici erano avanti di 2 punti, al 49 per cento contro il 47\. Il [secondo](https://www.aarp.org/pri/topics/voter-research/politics/2026-midterm-election-polls/?ref=focusamerica.it), di Impact Research e Fabrizio-Ward per AARP, l'associazione americana dei pensionati, è stato condotto dall'1 al 5 ottobre su 1.368 elettori in 43 collegi. Tra i probabili elettori i democratici erano avanti di 3 punti, al 49 per cento contro il 46\. Escludendo i collegi già decisi in partenza, la sfida appare quindi più equilibrata, anche se i democratici restano in vantaggio.

Una parte dell'incertezza dipende dagli elettori repubblicani delusi. Dopo mesi di prezzi altissimi del carburante, seguiti all'attacco del presidente contro l'Iran, e con un problema più generale di costo della vita che molti collegano ai dazi e alle guerre commerciali, l'entusiasmo repubblicano è crollato. A settembre la fiducia dei consumatori repubblicani misurata dall'indice dell'Università del Michigan è scesa bruscamente. Anche i sondaggi sui candidati repubblicani sono peggiorati in tutto il paese. Secondo Cook negli ultimi 18 mesi a soffrire di più sono stati gli abitanti delle zone rurali e delle piccole città, che negli ultimi anni erano diventati la base del Partito Repubblicano. Questi elettori si aspettavano che i democratici ignorassero i loro problemi, non che a danneggiarli fosse un presidente repubblicano, per di più proprio questo presidente. Nel migliore dei casi oggi sono svogliati, nel peggiore profondamente delusi.

I sondaggisti però non riescono a capire quanti di loro voteranno comunque per il proprio partito, quanti resteranno a casa e quanti faranno il passo più drastico di votare per i democratici. Molti, scrive Cook, non lo hanno ancora deciso nemmeno loro. Ancora meno sono pronti a dirlo a un sondaggista. Gli elettori democratici sono invece molto motivati e non vedono l'ora di andare a votare per ribaltare il risultato delle ultime elezioni.

Anche i democratici hanno candidati che potrebbero costare loro il Senato. Molto si è scritto dei candidati repubblicani deboli, come Ken Paxton in Texas, o poco convincenti, come Michael Whatley in North Carolina e Mike Collins in Georgia. Cook si chiede però se ci sarà una "penalità progressista", cioè se i candidati democratici a governatore, più moderati, otterranno risultati migliori dei candidati più progressisti e divisivi che il partito presenta al Senato negli stessi Stati. In molti Stati quest'anno gli elettori scelgono lo stesso giorno sia il governatore sia il senatore. Gli elettori possono quindi [votare](https://focusamerica.it/quali-stati-voteranno-disgiunto-per-senato-e-governatore/) per partiti diversi nelle due sfide.

Il primo caso è il Michigan, dove il seggio al Senato è aperto perché non c'è un senatore uscente in corsa. La candidata democratica a governatrice è la segretaria di Stato Jocelyn Benson, una centrista, mentre il candidato al Senato è Abdul El-Sayed, ex direttore della sanità della contea di Wayne e progressista dichiarato, che nell'ultimo dibattito il repubblicano Mike Rogers ha [attaccato](https://focusamerica.it/nellultimo-dibattito-in-michigan-rogers-mette-in-dubbio-la-lealta-di-el-sayed-allamerica/) sulla sua lealtà verso il paese. In Maine la candidata democratica a governatrice è Hannah Pingree, mentre al Senato contro la repubblicana Susan Collins corre Troy Jackson, ex presidente del Senato statale e più apertamente di sinistra. In Minnesota la candidata al Senato è la vicegovernatrice Peggy Flanagan, più di sinistra, che alle primarie ha battuto un rivale più centrista, mentre la candidata a governatrice è la senatrice Amy Klobuchar. In Florida, una sfida che Cook non considera davvero competitiva, il candidato democratico a governatore è l'ex deputato David Jolly, mentre al Senato corre la deputata statale Angie Nixon, legata ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione dei socialisti-democratici americani.

Per Cook una cosa è scegliere un candidato molto di sinistra in Massachusetts o in città universitarie come Ann Arbor, Austin, Berkeley o Madison. Un'altra è farlo in uno Stato in bilico, dove può costare dei seggi. È quello che è successo ai repubblicani nel 2022: secondo Cook andarono peggio del previsto non per la sentenza *Dobbs*, con cui la Corte Suprema aveva cancellato il diritto federale all'aborto, ma perché avevano candidato politici in stile MAGA in Stati e collegi che non lo erano.

Cook ritiene invece sopravvalutato il peso dei soldi che stanno arrivando nelle campagne. Una delle convinzioni più sbagliate della politica, scrive, è che sia il denaro a decidere le elezioni: averne è sempre meglio che non averne, ma conta soprattutto chi lo spende meglio. Il gruppo per i diritti riproduttivi EMILY's List prende il nome dall'acronimo inglese di "il denaro arrivato presto è come il lievito", perché aiuta le campagne a crescere. Il corollario, secondo Cook, è che il denaro arrivato tardi vale meno. Nelle sfide più importanti per il Senato e la Camera, dove la pubblicità elettorale è martellante dalla metà dell'estate, altri soldi servono a poco. E quando il clima è fortemente sfavorevole a un partito, la spesa sposta meno voti di quanto si pensi. Il sondaggista repubblicano Neil Newhouse ha detto di recente che il denaro "è un amplificatore, non una bacchetta magica". Ha aggiunto che la quantità di spot "non può cambiare un clima ostile".

Le stesse campagne elettorali hanno contribuito a creare quel clima. Cook riprende quanto scritto la settimana scorsa da John Ellis, suo amico da oltre 40 anni, nella newsletter *Political News Items*: in almeno vent'anni, con decine di miliardi di dollari di pubblicità negativa, le campagne hanno detto agli elettori che i politici sono bugiardi e disonesti. Alla fine gli elettori se ne sono convinti. Ogni due anni, secondo Ellis, le campagne americane spendono somme enormi facendo di tutto per distruggere la fiducia degli elettori nella politica.