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# Midterm, i sondaggi indicano un'onda blu ma il Senato si decide in undici sfide in bilico
- URL: https://focusamerica.it/midterm-i-sondaggi-indicano-unonda-blu-ma-il-senato-si-decide-in-undici-sfide-in-bilico/
- Published: 2026-10-21T12:00:00.000Z
- Updated: 2026-10-21T12:00:00.000Z
- Description: I democratici sono quasi certi di conquistare la Camera. Al Senato sono avanti in otto delle undici sfide più strette, ma un errore dei sondaggi di tre punti salverebbe i repubblicani.
- Author: Redazione
- Tags: Elezioni, USA 2026, Midterm, Senato, Camera, #ig-pubblicato

A due settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, i sondaggi [indicano](https://focusamerica.it/anche-i-sondaggi-dei-singoli-collegi-indicano-unonda-blu-piu-forte-del-2018/) un'onda blu, cioè una netta vittoria dei democratici, nonostante una mappa elettorale che favorisce i repubblicani soprattutto al Senato. Come spiega un'analisi di Ed Kilgore sul [*New York Magazine*](https://nymag.com/intelligencer/article/polls-show-a-midterms-blue-wave-but-beware-all-the-close-races.html?ref=focusamerica.it), la conquista della Camera da parte dei democratici è quasi certa. Il controllo del Senato dipende invece da un numero insolitamente alto di sfide molto strette, che potrebbero decidersi sugli ultimi spostamenti di opinione e sull'affluenza.

Il fattore che pesa di più sul clima nazionale è il giudizio negativo sull'operato del presidente Donald Trump. Da mesi il suo indice di gradimento si muove intorno a un rapporto di tre giudizi negativi ogni due positivi, con un lieve peggioramento man mano che gli elettori decidono il voto. Secondo la media dei sondaggi di Silver Bulletin, il sito dell'analista Nate Silver, Trump è al 37,5 per cento di approvazione e al 59,8 per cento di disapprovazione. La media di RealClearPolitics, un altro aggregatore di sondaggi, è simile: 38,9 per cento di approvazione e 59,4 di disapprovazione.

Dal dopoguerra solo due presidenti sono arrivati alle elezioni di metà mandato con numeri simili: Harry Truman nel 1946 (33 per cento di approvazione a settembre) e George W. Bush nel 2006 (37 per cento a ottobre). Nel 1946 i democratici di Truman persero 56 seggi alla Camera e 12 al Senato. Nel 2006 i repubblicani di Bush ne persero 30 alla Camera e 6 al Senato. In entrambi i casi il partito di opposizione [conquistò](https://focusamerica.it/perche-i-presidenti-americani-perdono-cosi-in-fretta-il-controllo-del-congresso/) tutte e due le camere del Congresso. Quest'anno ai democratici, per riuscirci, basta un guadagno netto di tre seggi alla Camera e di quattro al Senato.

Il dato che misura più direttamente il clima nazionale è il cosiddetto *generic ballot*, il sondaggio in cui si chiede agli elettori quale partito preferiscono per la Camera senza indicare i nomi dei candidati. Di solito approssima con buona precisione il voto popolare nazionale per la Camera. Secondo Silver Bulletin i democratici sono avanti di 8,9 punti, secondo RealClearPolitics di 8,3 e secondo Decision Desk HQ, una società che raccoglie e analizza dati elettorali, di 7,6\. Sono valori vicini a quelli delle midterm del 2018, le prime del primo mandato di Trump, quando i democratici guadagnarono 41 seggi alla Camera. Quest'anno un risultato simile è improbabile perché i collegi davvero contendibili sono meno numerosi. Il *generic ballot* a volte sbaglia anche di molto: nel 2020 secondo RealClearPolitics i democratici erano avanti di 6,8 punti, ma vinsero il voto popolare per la Camera di soli 3,1.

Tutti i principali modelli [previsionali](https://focusamerica.it/il-nostro-modello-il-senato-sale-a-72-su-100-scende-solo-il-texas/) danno ai democratici ottime possibilità di conquistare la Camera. FLIPR, il modello di Silver Bulletin, assegna loro il 93,6 per cento di probabilità, con un guadagno medio di 24 seggi. Race to the White House, un altro sito di previsioni elettorali, stima l'88,5 per cento e un guadagno di 16 seggi. Decision Desk HQ è più prudente: 77 per cento e 20 seggi.

I sondaggi pubblici sui singoli collegi della Camera sono troppo pochi per avere un quadro chiaro, ma le valutazioni del *Cook Political Report*, una newsletter specializzata nell'analisi delle elezioni americane, indicano dove si giocherà la partita. Cook vede i democratici in vantaggio in 214 collegi e i repubblicani in 200\. Dei 21 collegi considerati in bilico, i cosiddetti *toss-up*, 16 sono oggi in mano ai repubblicani e solo 5 ai democratici. Se i due partiti se li dividessero a metà, i democratici guadagnerebbero dieci o undici seggi. Secondo Kilgore la tendenza costante a favore dei democratici fa pensare però che ne vinceranno più della metà, con una maggioranza più ampia.

Al Senato la mappa è decisamente sfavorevole ai democratici: dei 35 seggi in palio quest'anno, 23 sono in stati vinti da Trump nel 2024\. I repubblicani partono inoltre da tre seggi oltre la soglia della maggioranza e possono contare sul voto decisivo del vicepresidente JD Vance in caso di parità. Le probabilità che i democratici conquistino il Senato sono quindi più basse che per la Camera, ma restano buone. FLIPR assegna loro il 75 per cento, con un guadagno medio di cinque seggi. Race to the White House stima il 72,4 per cento e 5,5 seggi, mentre Decision Desk HQ si ferma al 56 per cento e a quattro seggi.

Per il Senato i sondaggi sulle singole sfide sono più numerosi e mostrano quanto siano equilibrate. Secondo le medie di Silver Bulletin, in undici stati il candidato in testa ha meno di cinque punti di vantaggio e in otto di questi è avanti il democratico. In Alaska Peltola è avanti di 3,6 punti sul repubblicano Sullivan, in Iowa Turek di 1,1 su Hinson, in Kansas Hamilton di 1 su Marshall, in Maine Jackson di 2,8 su Collins. In Michigan El-Sayed è avanti di 3,4 punti su Rogers, in Minnesota Flanagan di 4,6 su Tafoya, in Ohio Brown di 4,1 su Husted e in Texas Talarico di 2,6 su Paxton.

I repubblicani sono avanti di poco in tre stati. In Nebraska Ricketts ha appena 0,1 punti di vantaggio su Osborn, un candidato indipendente che non appartiene a nessuno dei due partiti. In South Carolina Graham è avanti di 1,9 punti su Andrews e in South Dakota Rounds di 4,3 sull'indipendente Bengs. In altri tre stati, che in passato erano considerati in bilico, i democratici sono ora avanti di più di cinque punti: in Georgia Ossoff ha 9,1 punti di vantaggio su Collins, in New Hampshire Pappas 7,1 su Sununu e in North Carolina Cooper 9,9 su Whatley.

Se il voto rispecchiasse esattamente i sondaggi attuali, i democratici guadagnerebbero sette seggi e conquisterebbero il Senato. Basterebbe però che i repubblicani facessero tre punti meglio dei sondaggi per salvare i seggi di Iowa, Kansas, Maine e Texas. In quel caso manterrebbero il controllo del Senato con 50 seggi, grazie al voto decisivo di Vance.

Kilgore ricorda che è sbagliato pensare che i sondaggi sovrastimino quasi sempre i democratici: nelle ultime elezioni gli errori più gravi sono andati in direzioni diverse e spesso non ci sono stati affatto. Alla Camera una vittoria repubblicana sarebbe una grande sorpresa. Al Senato invece è presto per dare per scontata la vittoria dei democratici, per il possibile errore dei sondaggi, per una mappa che favorisce i repubblicani e per il vantaggio economico che il Partito Repubblicano ha nelle ultime settimane di campagna.