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# L'Iran si sente più forte ed ora Washington teme una nuova escalation in Medio Oriente
- URL: https://focusamerica.it/liran-si-sente-piu-forte-ed-ora-washington-teme-una-nuova-escalation-in-medio-oriente/
- Published: 2026-09-05T14:30:45.000Z
- Updated: 2026-09-05T14:30:45.000Z
- Description: L’intelligence americana ritiene che Teheran voglia prolungare il conflitto per logorare Washington. Intanto Israele consolida le posizioni in Libano contro Hezbollah, mentre gli Houthi avanzano nello Yemen verso una altra delle rotte energetiche più delicate del mondo.
- Author: Redazione
- Tags: Sicurezza e Difesa, La guerra tra Stati Uniti e Iran, Israele, Libano, USA 2026, Midterm, Yemen, Politica estera

L'Iran ritiene di poter prolungare la guerra ancora per mesi e logorare gli Stati Uniti. È quanto emerge dai rapporti dell'intelligence americana delle ultime settimane, di cui ha parlato il [*New York Times*](https://www.nytimes.com/2026/09/04/us/politics/iran-war-intelligence-reports.html?ref=focusamerica.it): secondo i funzionari che li hanno letti, Teheran avrebbe acquisito maggiore fiducia nella propria capacità di resistere e starebbe ora valutando nuove escalation, mentre la pressione cresce anche in altre zone chiave del Medio Oriente come Libano e Yemen.

Nell'ultima settimana l'Iran ha colpito navi nello Stretto di Hormuz e obiettivi militari statunitensi nella regione, mentre in risposta le forze americane hanno [bombardato](https://focusamerica.it/iran-la-guerra-riesplode-raid-rappresaglie-e-truppe-americane-fino-al-2027/) obiettivi in territorio iraniano. Donald Trump continua a ritenere che la pressione militare ed economica possa alla fine costringere Teheran a cedere sul controllo dello Stretto e, in prospettiva, anche sul programma nucleare. I rapporti dell'intelligence indicano però che un accordo resta ancora lontano e che, nel breve periodo, le sanzioni potrebbero alimentare una nuova escalation regionale.

La guerra delle rotte

L'Iran sta chiudendo le *due porte* del petrolio del Golfo

Lo Stretto di Hormuz è bloccato da sei mesi. L'Arabia Saudita ha spostato il suo greggio sul Mar Rosso, ma adesso gli Houthi puntano all'altra uscita. A Teheran scommettono che il conto arrivi a Washington prima che a loro.

Grafica di FocusAmerica

I due orologi che Teheran guarda

dal 28 febbraio

189

al 3 novembre

59

giorni di guerra, da quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran

giorni al voto di metà mandato, che decide il controllo del Congresso

Le due porte

Il petrolio del Golfo esce dal Medio Oriente da due soli passaggi, e in sei mesi l'Iran li ha chiusi quasi tutti e due

Le rotte del petrolio saudita si sono spostate due volte da febbraio a oggi. La sequenza parte da sola: puoi anche toccare i singoli passaggi.

01FebFebbraio 02MarMarzo 0320 lug20 luglio 04AgoAgosto 

Mappa interattiva delle rotte del greggio dal Golfo Persico al Mar Rosso: senza JavaScript restano leggibili i quattro passaggi descritti qui sotto.

Prima della guerra passava tutto da Hormuz

Dallo stretto uscivano ogni giorno circa 20 milioni di barili fra greggio e prodotti raffinati, un quinto della fornitura mondiale di petrolio. L'Arabia Saudita caricava più di 6 milioni di barili al giorno dai terminal del Golfo, a cominciare da Ras Tanura.

130

navi al giorno nello stretto

20

milioni di barili al giorno

Hormuz si chiude e il greggio va a ovest

Dal 28 febbraio la marina dei Guardiani della Rivoluzione attacca le navi e mina lo stretto. Riad riempie allora l'oleodotto Est-Ovest, costruito nel 1981 proprio per questa eventualità, e porta il greggio a Yanbu, sul Mar Rosso.

7

milioni di barili al giorno nell'oleodotto

5

milioni caricati a Yanbu

Gli Houthi chiudono la porta sud

Il 20 luglio la milizia yemenita dichiara il blocco navale contro le navi saudite e comincia a colpire il traffico verso Bab al-Mandab. La rotta nuova perde subito l'uscita verso l'Asia, mentre missili e droni colpiscono il porto di Mokha, a un'ottantina di chilometri dallo stretto.

14

missili balistici sulla costa yemenita il 3 settembre

80

chilometri fra Mokha e lo stretto

L'ultima uscita rimasta è verso nord

Le petroliere risalgono il Mar Rosso fino ad Ain Sukhna e il greggio attraversa l'Egitto nell'oleodotto Sumed, per essere ricaricato a Sidi Kerir sul Mediterraneo. Ad agosto il Sumed ha superato 1,9 milioni di barili al giorno, contro meno di 0,65 di due mesi prima.

1,9

milioni al giorno nel Sumed ad agosto

6

navi passate da Hormuz il 3 settembre

Rotta attiva

Rotta interrotta

Oleodotto

Passaggio bloccato

Rivedi la sequenza 

Lo spostamento

Da dove esce oggi il greggio saudita

Milioni di barili al giorno. In sei mesi l'Arabia Saudita ha ricostruito due volte le sue esportazioni: prima verso il Mar Rosso, poi verso il Mediterraneo.

Mar Rosso, caricato a Yanbu

febbraio

1,4

fine marzo

5,0

Egitto, terminal di Ain Sukhna

prima del blocco

0,8

agosto

1,1

Mediterraneo, oleodotto Sumed attraverso l'Egitto

giugno

0,65

agosto

1,9

Nello stesso periodo il greggio uscito direttamente dallo Stretto di Hormuz è sceso a 2,2 milioni di barili al giorno, e le esportazioni via mare di tutto il Golfo sono passate da circa 17 milioni nel 2025 a 9 milioni ad agosto 2026.

Il conto

Quello che succede nel Golfo si legge alla pompa americana

Nessun Labor Day aveva mai superato i quattro dollari al gallone. Il gasolio, che muove camion e treni e quindi il prezzo di quasi tutto, ha battuto il record del giugno 2022.

Benzina

4,14 $ al gallone

Media nazionale del 4 settembre. A febbraio, prima della guerra, era 2,98 dollari.

Gasolio

5,85 $ al gallone

Record assoluto: il precedente risaliva al giugno 2022\. Un anno fa costava 3,71 dollari.

Brent

95 $ al barile

Il 3 settembre, dopo i nuovi attacchi. Alla vigilia della guerra viaggiava sui 72 dollari.

Perché Teheran pensa di avere tempo

Finché una delle due porte resta aperta, Riad continua a esportare e la Casa Bianca può sostenere di avere la situazione sotto controllo. Se si chiudono tutte e due, il prezzo del greggio smette di essere un problema di mercato e diventa un problema elettorale. Secondo i rapporti dell'intelligence americana citati dal New York Times, è esattamente il calcolo che stanno facendo a Teheran.

Fonti: EIA, AAA, UNCTAD e Kpler, Bloomberg, Vortexa, Reuters, AFP, New York Times e Al Jazeera. Rotte e confini elaborati su dati Natural Earth. Dati aggiornati al 4 settembre 2026.

### **Teheran punta a logorare Washington**

A luglio l'Iran ha attaccato basi americane in Medio Oriente, uccidendo tre soldati statunitensi alla base aerea di *Muwaffaq Salti*, in Giordania, e ha colpito ripetutamente il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz e infrastrutture nella regione. Nello stesso periodo hacker legati a Teheran hanno preso di mira oltre cento sistemi idrici americani. Nessun impianto è stato compromesso al punto da rendere l'acqua non potabile, ma alcuni gestori hanno dovuto passare ai comandi manuali.

Il vicepresidente JD Vance ha però minimizzato la minaccia informatica. “Se si guarda alla capacità iraniana di alterare la vita normale degli americani, credo sia piuttosto limitata”, ha detto giovedì. “Non è zero, ma è piuttosto limitata”.

Il punto centrale dei rapporti dell'intelligence è però politico. “Gli iraniani si sentono piuttosto ottimisti sulla loro posizione”, ha spiegato Jason Crow, deputato democratico del Colorado e membro della Commissione Intelligence della Camera. La nuova leadership iraniana appare più compatta di quella precedente, l'opposizione interna è stata messa a tacere e Teheran conserva ancora rilevanti scorte di missili e droni. Inoltre, secondo funzionari americani, il Pentagono avrebbe più difficoltà a organizzare nuove offensive di grande portata a causa delle scorte di munizioni in [calo](https://focusamerica.it/i-generali-avvertono-hegseth-la-guerra-alliran-sta-logorando-le-forze-americane/).

Teheran guarda anche al calendario politico americano. La guerra e il [rincaro](https://focusamerica.it/linflazione-e-la-guerra-in-iran-pesano-sulle-midterm-di-trump/) della benzina provocato dalle difficoltà del traffico nello Stretto di Hormuz pesano duramente sulla Casa Bianca in vista delle elezioni di metà mandato. “Gli iraniani pensano di avere in mano il massimo della leva in questo momento”, ha detto il deputato democratico Josh Gottheimer. “Quindi, dal loro punto di vista, perché non continuare a metterlo in difficoltà?”.

A questa strategia si accompagna una campagna d'influenza sui social. Meta ha rimosso a fine agosto una rete con base in Iran composta da falsi account Facebook e Instagram che si spacciavano per attivisti e studenti americani e diffondevano contenuti anti repubblicani, in parte generati con l'intelligenza artificiale.

### **Israele consolida la sua presenza nel sud del Libano**

La pressione sull'Iran cresce intanto in Libano. Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha [annunciato](https://www.nytimes.com/2026/09/04/world/middleeast/israel-captures-ridge-occupation-katz.html?ref=focusamerica.it) venerdì che la conquista del crinale di Ali al-Taher, circa 15 km oltre il confine israeliano, ha completato “il processo di consolidamento della nostra presa sulla zona di sicurezza nel Libano meridionale”. Sotto il rilievo, a circa 600 metri di quota, si estende una delle maggiori basi sotterranee di Hezbollah. L'operazione israeliana era cominciata a giugno e l'esercito israliano afferma ora di avere raggiunto il “controllo operativo” del crinale dopo aver ripulito due gallerie.

L'Iran aveva avvertito gli Stati Uniti attraverso l'Oman che un'offensiva israeliana contro Ali al-Taher avrebbe superato una linea rossa. Secondo fonti iraniane, decine di miliziani di Hezbollah e alcuni consiglieri dei Guardiani della Rivoluzione erano rimasti intrappolati nel complesso durante l'accerchiamento da parte delle forze israeliane.

L'intesa mediata dagli Stati Uniti a giugno prevedeva il disarmo di Hezbollah da parte dell'esercito libanese e un progressivo ritiro israeliano. Il meccanismo, però, si è quasi fermato: Hezbollah rifiuta ancora di consegnare le armi, Israele accusa Beirut di non impedirne il ritorno nelle zone evacuate, mentre il governo libanese attribuisce lo stallo ai raid e ai ritiri israeliani mai completati. Katz ha ribadito che le truppe resteranno nel sud del Libano finché Hezbollah non sarà disarmato. Per Teheran, invece, qualunque accordo con Washington deve comprendere la cessazione dei combattimenti su tutti i fronti.

### **Gli Houthi avanzano verso Bab al-Mandab**

Contemporaneamente si è riaperto anche il fronte terrestre nello Yemen. Giovedì gli Houthi hanno lanciato l'offensiva più vasta dalla tregua mediata dalle Nazioni Unite nell'aprile 2022\. Secondo funzionari locali citati dal [*New York Times*](https://www.nytimes.com/2026/09/04/world/middleeast/yemen-houthis-red-sea-strait.html?ref=focusamerica.it), l'obiettivo è conquistare posizioni che permetterebbero alla milizia di aumentare la pressione sullo Stretto di Bab al-Mandab, il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.

I combattimenti più duri si concentrano nella parte occidentale della provincia di Taiz e nel sud di Hodeidah. Le forze governative sostengono di avere riconquistato alcune posizioni, ma gli Houthi cercano di tagliare le vie di rifornimento verso Mokha, città portuale a meno di ottanta chilometri dallo stretto. Mokha è già sotto attacco da giorni con missili balistici e droni che hanno danneggiato il porto e le navi ormeggiate. La città è controllata dalle forze del generale Tareq Saleh, alleato del governo riconosciuto internazionalmente dello Yemen.

A luglio gli Houthi avevano inoltre dichiarato un blocco navale contro l'Arabia Saudita e attaccato il traffico petrolifero saudita. L'eventuale conquista delle alture attorno a Mokha darebbe loro una capacità decisamente maggiore di minacciare le navi in transito nel Bab al-Mandab. La perdita simultanea di un accesso sicuro a Hormuz e al Mar Rosso finirebbe per ridurre drasticamente la capacità di Riad di esportare greggio sui mercati mondiali.

La posta in gioco è aumentata enormemente dopo l'inizio della guerra con l'Iran. Con il traffico attraverso Hormuz fortemente ridotto, l'Arabia Saudita ha dirottato oltre il 70% delle esportazioni verso i terminal del Mar Rosso, soprattutto Yanbu. Dopo l'inizio della campagna degli Houthi contro le navi saudite, però, anche i flussi attraverso lo Stretto di Bab al-Mandab sono crollati e una parte crescente del greggio viene ora instradata verso nord, attraverso il canale di Suez e l'oleodotto Sumed, oppure circumnavigando l'Africa.