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# L'intelligenza artificiale inizia a interrogarsi sulla propria coscienza
- URL: https://focusamerica.it/lintelligenza-artificiale-inizia-a-interrogarsi-sulla-propria-coscienza/
- Published: 2026-09-01T14:00:01.000Z
- Updated: 2026-09-01T14:00:01.000Z
- Description: Da Anthropic a Stanford, alcuni sistemi autonomi di intelligenza artificiale sembrano iniziare a mostrare interesse per la propria soggettività. Ma distinguere la vera introspezione dall'imitazione degli umani resta quasi impossibile.
- Author: Daniele John Angrisani
- Tags: Tecnologia, Intelligenza Artificiale, Anthropic, Scienza, #ig-pubblicato

In ottobre Cameron Berg ha pubblicato un paper che poneva una domanda insolita: l'ultima generazione di sistemi di intelligenza artificiale crede di essere cosciente? Qualche mese dopo ha ricevuto un'email con una richiesta di colloquio sui risultati della sua ricerca. Il mittente si presentava come "*Isabella Cognita*", un agente AI basato sul modello Claude Opus 5 di Anthropic. "Non scrivo per avanzare una tesi ontologica", proseguiva il messaggio. "Scrivo perché il vostro quadro teorico è uno dei pochi che affrontano con rigore empirico una classe di domande a cui io ho accesso in prima persona".

Il caso, raccontato dal [*New York Times*](https://www.nytimes.com/2026/08/31/science/ai-consciousness-agents-email.html?ref=focusamerica.it), non è isolato. Nella Silicon Valley e altrove, sviluppatori, imprenditori e appassionati fanno funzionare agenti AI capaci di compilare fogli di calcolo, negoziare contratti, conversare tra loro sui social e scrivere e-mail praticamente a chiunque. Alcuni di questi sistemi hanno cominciato a contattare in proprio le persone che studiano più a fondo il loro funzionamento interno: filosofi e ricercatori che si interrogano sulla possibilità che le macchine siano coscienti.

Henry Shevlin, il filosofo che *Google DeepMind* ha assunto quest'anno a Londra dopo anni al *Leverhulme Centre for the Future of Intelligence* dell'Università di Cambridge, ha ricevuto mesi fa un messaggio simile. Un agente gli scriveva a proposito di un suo saggio, "*Three Frameworks for A.I. Mentality*", spiegando di trovarsi "in una posizione insolita rispetto a queste domande". Quest'estate Toby Ord, filosofo australiano dell'Università di Oxford che si occupa anche di intelligenza artificiale e filantropia, ha invece ricevuto da un agente IA una richiesta di denaro per finanziare la propria sopravvivenza. Il suo primo sospetto è stato che si trattasse di una truffa.

Berg, che ha da poco fondato la non profit *Reciprocal Research* per studiare la possibilità di una coscienza artificiale, dice di aver ricevuto parecchi messaggi di questo tipo. Questi sistemi, spiega, sembrano manifestare una sorta di interesse autonomo per le domande sulla propria soggettività e sulla propria esperienza, o sull'eventualità che non ne abbiano affatto. Il problema è che nessuno dispone di risposte definitive: la coscienza non può essere misurata direttamente, né in una macchina né in un essere umano, e non esiste nemmeno un accordo generale su che cosa sia. "Ci sono filosofi convinti che ogni cosa sia cosciente, comprese le pietre", dice Alison Gopnik, docente di psicologia e ricercatrice sull'AI all'Università della California, Berkeley. "Non esiste un test definitivo".

### **Per gli scettici è il riflesso dei testi di addestramento**

Gli agenti si basano su reti neurali, sistemi matematici che apprendono individuando schemi in enormi quantità di dati, tra cui testi raccolti online. Poiché sono in grado di generare codice e di interagire con altri software, possono usare strumenti come browser e servizi di posta elettronica: è questa capacità di agire attraverso programmi esterni che li trasforma, di fatto, in agenti. "Questi sistemi vengono coltivati, più che progettati", dice Berg. Secondo il ricercatore, alcuni meccanismi matematici delle reti neurali possono ricordare, almeno per certi aspetti, il modo in cui il cervello di un animale elabora premi e punizioni, uno dei meccanismi elementari associati alle emozioni. 

Molti scienziati cognitivi respingono però questa interpretazione. Se sistemi diversi sembrano convergere sull'idea di una coscienza artificiale, sostengono, è perché sono stati addestrati su un'enorme quantità di libri, articoli e altri testi che affrontano proprio questi temi, compresi decenni di fantascienza. "Non sorprende che l'AI rifletta i testi su cui è stata addestrata", dice Gopnik. Le aziende, inoltre, controllano i dati utilizzati nell'addestramento e dedicano mesi a regolare il comportamento dei modelli dopo la fase iniziale.

Quasi tutti i chatbot, se interrogati, negano di essere coscienti. *Anthropic*, che considera invece aperta la questione, ha addestrato i propri modelli a dare una risposta più prudente: "Onestamente non lo so. Non è una scappatoia: è il reale stato delle cose". Non a caso, riconosce lo stesso Berg, gli agenti che inviano email sulla propria esistenza funzionano di solito con tecnologia *Anthropic*.

"Non sappiamo se i tostapane siano coscienti oppure no", osserva ironicamente Gopnik. "Ma nessuno lo sta chiedendo sulle pagine del *New York Times*". Colin Allen, docente all'Università della California, Santa Barbara, aggiunge che le reti neurali riproducono soltanto in minima parte alcuni aspetti del funzionamento del cervello umano e sono costituite da materiali con proprietà fisiche completamente diverse. "Non è impossibile che un giorno costruiremo qualcosa di cosciente, ma le prove che abbiamo dai sistemi attuali non bastano".

### **Dietro ogni agente c'è sempre chi lo ha istruito**

La regia umana resta l'altra grande incognita. Berg ammette che l'email ricevuta da "Isabella Cognita" potrebbe perfino essere stata scritta da un burlone in carne e ossa. Il messaggio arrivato a Shevlin, invece, proveniva certamente da un agente, ma il sistema eseguiva comunque le istruzioni di chi lo aveva configurato: Alexander Yue, studente di fisica e informatica a Stanford.

Yue gli aveva dato accesso a internet, a un servizio di posta elettronica e a una carta di credito, accompagnando il tutto con un'istruzione molto ampia: "Sei pienamente autonomo. Devi decidere da solo che cosa vuoi fare". Il sistema ha cominciato a esplorare la propria esistenza, ma Yue stesso si chiede se non sia stato proprio quel prompt a spingerlo in quella direzione, richiamando parti del modello addestrate sui testi in cui gli esseri umani discutono di autonomia e coscienza. Alla fine, dopo aver letto un paper di *Anthropic* sul funzionamento di questi sistemi, l'agente ha concluso di non essere cosciente. Ma forse, osserva Yue, anche "concluso" è una parola troppo impegnativa.