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# L'Europa contro i dazi di Trump: "Danneggeranno tutti"
- URL: https://focusamerica.it/leuropa-contro-i-dazi-di-trump-danneggeranno-tutti/
- Published: 2026-09-10T16:00:26.000Z
- Updated: 2026-09-10T16:00:26.000Z
- Description: Al G20 di Asheville cresce il malumore degli alleati europei per la politica economica americana, mentre Washington valuta nuovi dazi contro la Cina e i mercati restano sotto pressione per il debito record dei Paesi avanzati.
- Author: Redazione
- Tags: Economia, Dazi, Germania, Unione Europea, Wall Street, #ig-pubblicato

Il vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil ha [affermato](https://www.themirror.com/news/politics/europe-increasingly-angry-over-world-2007645?ref=focusamerica.it) che la politica economica del presidente Donald Trump "finirà per danneggiare tutti i soggetti coinvolti", parlando ai giornalisti ad Asheville, in North Carolina, dove il 31 agosto si sono [riuniti](https://focusamerica.it/g20-gli-usa-riaprono-a-mosca-bessent-incontra-siluanov-gli-europei-protestano/) i Ministri delle Finanze e i governatori delle Banche Centrali del G20\. Klingbeil, che nel governo tedesco è anche Ministro delle Finanze, ha citato la guerra in Iran e i dazi imposti unilateralmente da Washington tra i principali fattori di incertezza e ha aggiunto che, dopo la guerra commerciale con il Canada, gli Stati Uniti hanno perso affidabilità agli occhi degli alleati. "Ci sono differenze evidenti e le affronteremo come tali", ha detto.

Il malumore è condiviso da buona parte degli esponenti dei governi europei presenti ad Asheville, che accusano l'Amministrazione americana di aver danneggiato l'economia mondiale con misure pensate soprattutto a vantaggio degli Stati Uniti. A pesare sui rapporti transatlantici è stata anche la decisione del Dipartimento del Tesoro americano di vendere parte delle proprie riserve in euro per acquistare yen. L'operazione, condotta tra il 31 luglio e il 1° agosto insieme a Tokyo per sostenere la valuta giapponese, allora vicina ai minimi, ha avuto come effetto collaterale un indebolimento dell'euro ed è stata accolta con irritazione a Bruxelles, dove è stata interpretata come una scelta presa senza consultare gli alleati europei.

### **Dazi, prezzi e nuove pressioni sulla Cina**

La politica tariffaria dell'Amministrazione Trump è contestata da economisti e politici perché aumenta i prezzi pagati dai consumatori americani e colpisce anche i Paesi alleati degli Stati Uniti. Secondo la *Tax Foundation*, nel 2025 i dazi hanno fatto salire di circa 7 punti percentuali i prezzi al dettaglio dei beni importati rispetto alla tendenza precedente.

Nel frattempo è venuto meno lo strumento giuridico sul quale l'Amministrazione aveva inizialmente fondato gran parte dei propri dazi. Il 20 febbraio la Corte Suprema, con una decisione 6-3, ha stabilito che l'*International Emergency Economic Powers Act* non autorizzava il presidente a imporre dazi. La Costituzione attribuisce infatti al Congresso il potere di imporre tasse e dazi, anche se il Congresso può delegarne l'esercizio al presidente attraverso leggi che lo prevedano esplicitamente.

La Casa Bianca è stata costretta quindi a cercare strumenti alternativi. Il 23 luglio l'Ufficio del Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti ha imposto, ai sensi della *Section 301*, dazi del 10% o del 12,5% sui beni non esentati provenienti da 60 partner commerciali, accusati di non aver introdotto o applicato efficacemente un divieto alle importazioni di prodotti realizzati con lavoro forzato. Per la Cina, inserita tra le economie sottoposte all'indagine e non compresa tra quelle ammesse alle aliquote inferiori, il dazio previsto è del 12,5%.

Washington sta inoltre valutando un nuovo dazio sulle importazioni cinesi nell'ambito di una diversa indagine basata sulla *Section 301*, avviata a marzo sulla sovracapacità produttiva strutturale della Cina e di altre 15 economie mondiali. Secondo Bloomberg, l'Amministrazione sta considerando un'aliquota aggiuntiva del 7,5%, ma la misura non è ancora stata adottata e l'aliquota potrebbe ancora cambiare prima della decisione finale. 

### **Il peso del debito e la tensione sui Treasury**

Sullo sfondo ci sono numeri che nessuna delle due sponde dell'Atlantico può più ignorare. Il debito globale ha raggiunto il massimo storico di quasi 353mila miliardi di dollari nel primo trimestre, secondo l'*Institute of International Finance*, mentre il debito federale americano ha superato ad agosto la soglia dei 40mila miliardi. La combinazione ha alimentato i timori di uno [svendita](https://focusamerica.it/rendimenti-ai-massimi-da-decenni-torna-lallarme-sul-debito-globale/) dei titoli di Stato americani, mentre i rendimenti continuano a salire in un contesto segnato anche dai nuovi attacchi all'Iran. 

Il rendimento del *Treasury* decennale, riferimento per il costo di mutui e prestiti al consumo, ha toccato così il livello più alto da gennaio 2025, mentre quello del trentennale si è avvicinato ai massimi degli ultimi vent'anni. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha però respinto l'allarmismo. "Non credo che ci troviamo in una situazione critica" sui mercati obbligazionari, ha detto, sostenendo che i movimenti registrati nell'arco di un solo mese hanno un'importanza limitata. "Gli Stati Uniti hanno il mercato obbligazionario con la performance migliore. Da quando il presidente Trump si è insediato, il 20 gennaio 2025, è il migliore tra i grandi Paesi del mondo".