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# Le reti televisivi sospendono la copertura televisiva degli eventi di Trump
- URL: https://focusamerica.it/le-reti-televisivi-sospendono-la-copertura-televisiva-degli-eventi-di-trump/
- Published: 2026-09-21T15:25:52.000Z
- Updated: 2026-09-21T15:25:52.000Z
- Description: ABC, CBS, CNN, Fox News e NBC non seguiranno più con le telecamere gli eventi del presidente. CNN, MS NOW e Politico chiedono a un giudice di restituire i badge ai loro giornalisti.
- Author: Redazione
- Tags: Media, Donald Trump, Casa Bianca, Democrazia, Giustizia, #ig-pubblicato

Le cinque grandi reti televisive americane hanno sospeso la copertura condivisa degli eventi del presidente e le tre testate bandite dalla Casa Bianca hanno fatto causa all'amministrazione. Lunedì ABC, CBS, CNN, Fox News e NBC hanno deciso di non mandare più le proprie telecamere agli impegni pubblici di Donald Trump, mentre CNN, MS NOW e Politico hanno chiesto a un tribunale federale di restituire ai loro giornalisti l'accesso al complesso presidenziale.

I giornalisti delle tre testate si sono visti [ritirare](https://focusamerica.it/trump-fa-ritirare-i-badge-dei-corrispondenti-di-cnn-ms-now-e-politico-alla-casa-bianca/) i badge sabato, quando si sono presentati al varco di sicurezza del complesso presidenziale. Il presidente aveva [annunciato](https://focusamerica.it/trump-bandisce-dalla-casa-bianca-cnn-ms-now-e-politico/) il divieto venerdì, cogliendo di sorpresa alcuni dei suoi collaboratori, dicendo di essere stanco di quelle che ha definito storie volutamente negative.

Il *pool* della Casa Bianca è un gruppo ristretto di giornalisti e tecnici televisivi che segue il presidente nei viaggi e negli eventi troppo piccoli per ospitare l'intera stampa accreditata. L'accordo, nato ai tempi dell'amministrazione Eisenhower, risolve un problema pratico: centinaia di reporter non possono stiparsi nello Studio Ovale o salire sull'aereo presidenziale. Le reti televisive si alternano nel compito e dividono i costi, distribuendo poi le immagini a tutte le testate che le richiedono. Lunedì toccava alla CNN seguire il viaggio di Trump alle Nazioni Unite, ma la Casa Bianca l'ha [rimossa](https://www.wsj.com/politics/policy/cnn-ms-now-politico-to-sue-white-house-over-reporter-ban-f1dceded?ref=focusamerica.it) dall'incarico.

La decisione delle reti è arrivata con un messaggio ai membri del pool di Bryan Boughton, capo dell'ufficio di Washington della Fox News e presidente pro tempore del consorzio televisivo (la presidenza ruota tra le reti ogni tre mesi). Da lunedì il pool non avrebbe più coperto gli eventi presidenziali e nessuno avrebbe preso il posto della CNN. Le altre forme di copertura condivisa, dal Congresso agli appuntamenti pubblici a Washington, restano in vigore. Le cinque reti hanno poi diffuso una dichiarazione comune: "Il pubblico ha un interesse vitale a ricevere informazioni accurate e indipendenti sul proprio governo. Nessuna amministrazione dovrebbe limitare una testata perché non approva il modo in cui fa giornalismo".

Senza un pool televisivo le immagini degli spostamenti del presidente si riducono a quelle girate dalle singole testate o fornite dalla stessa Casa Bianca. Gli eventi di lunedì sono comunque seguiti da giornalisti della carta stampata, delle radio e delle agenzie, oltre che dai fotografi. Con il presidente ha viaggiato la rete conservatrice Real America's Voice. Per la prima volta nei suoi trent'anni di copertura della Casa Bianca, ha scritto il corrispondente Peter Baker sul [*New York Times*](https://www.nytimes.com/live/2026/09/21/business/trump-white-house-cnn-politico-msnow?ref=focusamerica.it), il presidente non sarà accompagnato da una telecamera televisiva nei suoi impegni ufficiali e nei suoi viaggi.

La causa delle tre testate è stata depositata lunedì mattina a Washington, il pomeriggio in Italia, davanti al tribunale distrettuale federale del District of Columbia (il tribunale di primo grado competente per la capitale). Nel ricorso le tre aziende [sostengono](https://www.washingtonpost.com/business/2026/09/21/cnn-ms-now-politico-sue-over-white-house-bans/?ref=focusamerica.it) che "la Costituzione non consente a un presidente o a qualsiasi altro funzionario pubblico di privare la stampa dei suoi diritti del Primo Emendamento, che tutela la libertà di stampa e di espressione, e dei suoi interessi di libertà e proprietà senza preavviso né processo, sulla sola base del suo disprezzo per il contenuto dei loro articoli". I legali chiedono anche un provvedimento d'urgenza valido per tutta la durata del processo e un'udienza rapida. Il fascicolo è stato assegnato al giudice Timothy Kelly, nominato da Trump nel suo primo mandato. Prima di depositare il ricorso, le tre testate avevano annunciato il passo con una dichiarazione comune: "Senza preavviso né processo, la Casa Bianca ha revocato le credenziali dei nostri giornalisti perché ha contestato il nostro lavoro. Se non venisse contestato, questo minaccia la libertà di stampa e il diritto del pubblico a un giornalismo indipendente, libero da interferenze del governo".

Nel ricorso compaiono come querelanti anche le tre giornaliste che seguono la Casa Bianca per le testate, Akayla Gardner per MS NOW, Betsy Klein per CNN e Cheyenne Haslett per Politico. Tra i convenuti, citati nelle loro funzioni di governo, ci sono il presidente, il capo di gabinetto Susie Wiles, il direttore della comunicazione Steven Cheung e il direttore del Secret Service, l'agenzia che protegge il presidente, Sean Curran. Le testate sono rappresentate da Theodore J. Boutrous Jr., avvocato specializzato in Primo Emendamento, che ha definito il divieto "un attacco diretto al Primo Emendamento e una violazione evidente del giusto processo".

Trump ha difeso la sua decisione in un post su Truth Social. "La Casa Bianca non sta sferrando un attacco alla stampa libera, che io custodisco", ha scritto. "Sta sferrando un attacco alle *fake news*, che sono cresciute come un cancro nei nostri amati Stati Uniti d'America. È corrotto, intenzionale, pervasivo, completamente coordinato e totalmente fuori controllo. È una minaccia alla nostra sicurezza nazionale e va fermato, adesso".

I precedenti giudiziari vanno nella direzione delle testate. Nel 2018 la Casa Bianca aveva revocato il badge del corrispondente della CNN Jim Acosta dopo uno scontro in una conferenza stampa e un giudice federale ordinò di restituirglielo. L'anno successivo accadde lo stesso a Brian Karem, giornalista del mensile *Playboy*. In entrambi i casi i giudici sottolinearono che, prima di ritirare un lasciapassare, la Casa Bianca deve dare al giornalista la possibilità di replicare alle accuse. Nel ricorso le tre testate scrivono di non aver ricevuto "nessun preavviso". I loro legali citano anche una sentenza del 1977 su Robert Sherrill, giornalista del settimanale *The Nation*, secondo cui una volta che il governo apre le porte a una parte della stampa non può escluderne alcune testate solo perché non gli piace quello che scrivono. Nel 2009 le reti televisive protestarono contro il tentativo dell'amministrazione Obama di escludere la Fox News da un evento del Dipartimento del Tesoro e la Casa Bianca fece marcia indietro.

Il divieto non è un episodio isolato. Trump aveva già escluso l'Associated Press dallo Studio Ovale, decisione contestata in un altro procedimento giudiziario. Aveva anche aperto la sala stampa della Casa Bianca a testate a lui più vicine. Il Pentagono ha introdotto nuove regole che limitano il lavoro dei giornalisti, mentre diverse grandi testate hanno rinunciato ai loro accrediti invece di accettarle. Il Dipartimento di Giustizia ha emesso citazioni nei confronti di giornalisti di varie testate almeno tre volte quest'anno, un passo che di norma viene considerato l'ultima risorsa dopo che le autorità federali hanno esaurito ogni altra strada per indagare su rivelazioni non autorizzate in materia di sicurezza nazionale.

Le tre testate hanno ricevuto il sostegno quasi unanime delle altre organizzazioni giornalistiche. La presidente dell'Associazione dei corrispondenti dalla Casa Bianca, Jacqui Heinrich, giornalista della Fox News, ha scritto che i divieti violano il Primo Emendamento e ha chiesto di ripristinare l'accesso dei colleghi: "Gli americani, attraverso una stampa libera e indipendente, devono poter controllare chi detiene il potere, indipendentemente dal fatto che i funzionari del governo lo vedano di buon occhio". Il Knight First Amendment Institute, un centro di ricerca sulla libertà di espressione della Columbia University, ha annunciato che sosterrà le testate in tribunale. Il suo direttore esecutivo, Jameel Jaffer, ha detto che i divieti sono "un attacco sia alla libertà di stampa sia al diritto del pubblico a un'informazione indipendente sul governo".

Mai prima una decisione simile aveva spinto le cinque reti televisive ad agire insieme contro la Casa Bianca. Prima di questa settimana il presidente non aveva mai vietato a una testata l'ingresso nell'intero complesso presidenziale. Adesso la parola passa al giudice Kelly, che dovrà stabilire se il divieto può restare in vigore mentre il processo va avanti.