> ## Content Index
> Fetch the complete content index at: https://focusamerica.it/llms.txt
> Use this file to discover other available public pages before exploring further.

# La spesa in TV dei Repubblicani è molto alta, ma meno efficace di quello che sembra
- URL: https://focusamerica.it/la-spesa-in-tv-dei-repubblicani-e-molto-alta-ma-meno-efficace-di-quello-che-sembra/
- Published: 2026-10-05T07:00:16.000Z
- Updated: 2026-10-05T07:00:16.000Z
- Description: Nelle nove sfide in bilico per il Senato i repubblicani hanno il 60% della spesa in pubblicità ma solo il 54% dei passaggi: i super PAC pagano tariffe molto più alte dei candidati.
- Author: Redazione
- Tags: Elezioni, USA 2026, Midterm, Senato, Repubblicani, #ig-pubblicato

Nelle nove sfide più competitive per il Senato i repubblicani hanno speso in pubblicità elettorale molto più dei democratici, ma i loro spot non vanno in onda molto più spesso. Fino alla fine di settembre i repubblicani hanno investito 563 milioni di dollari, contro i 375 dei democratici, cioè il 60 per cento della spesa totale contro il 40\. Nel numero di passaggi televisivi però la distanza si riduce molto: circa 290.000 per gli spot repubblicani e 250.000 per quelli democratici, cioè 54 per cento contro 46.

I dati sono di *AdImpact*, la società che monitora la pubblicità politica negli Stati Uniti, che ha pubblicato un [rapporto](https://adimpact.com/blogs/republicans-hold-aired-spend-advantage-in-senate-battlegrounds?ref=focusamerica.it) sulle sfide che il *Cook Political Report*, uno dei principali centri di analisi elettorale americani, considera ancora aperte: Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, New Hampshire, North Carolina, Ohio e Texas. Il sito [*The Downballot*](https://www.the-downballot.com/p/why-the-gops-spending-advantage-is?ref=focusamerica.it) ha messo a confronto, stato per stato, il vantaggio repubblicano nella spesa con quello nei passaggi degli spot. In sette stati su nove il margine negli spot è uguale o più basso di quello nei dollari. Fanno eccezione solo il New Hampshire e il Kansas, che sono anche le due corse dove si è speso meno.

Spot elettorali · Senato

I repubblicani spendono molto di più in spot, *ma il vantaggio in onda è più piccolo*

Spesa pubblicitaria e passaggi degli spot nelle nove sfide più competitive per il Senato, fino al 30 settembre 2026.

Grafica di FocusAmerica

Il vantaggio dei repubblicani nelle nove sfide

Repubblicani Democratici 

Stato per Stato

Solo in New Hampshire e in Kansas i repubblicani sono più avanti nei passaggi che nella spesa

Vantaggio dei repubblicani in punti percentuali. Seleziona uno Stato per vedere le quote dei due partiti.

Spesa in spot Passaggi degli spot ±Scarto tra i due 

Ordina per 

Scarto Spesa Passaggi 

Nelle nove sfide i repubblicani hanno il **60% della spesa** (563 milioni di dollari contro 375) e il **54% dei passaggi** (circa 290.000 contro 250.000).

Vantaggio dei repubblicani in punti percentuali, Stato per Stato: i valori negativi indicano un vantaggio democratico.

StatoSpesaPassaggi Texas+32+8 Ohio+16−4 Alaska+30+14 North Carolina+8−6 Iowa+18+12 Michigan+14+12 Maine+22+22 New Hampshire+18+32 Kansas−4+16 

Fonte Elaborazione di Daniel Donner per The Downballot su dati AdImpact, aggiornati al 30 settembre 2026\. Il vantaggio è la quota repubblicana meno quella democratica sul totale della spesa e dei passaggi televisivi di ciascuna sfida; le quote dei due partiti sono ricavate da questi margini. 

Il caso più evidente è il Texas, dove il candidato democratico James Talarico sfida il repubblicano Ken Paxton. Qui i repubblicani hanno un vantaggio di 44 punti nella spesa per gli spot trasmessi dalle televisioni tradizionali, ma questo si traduce in appena 8 punti di vantaggio nel numero di passaggi. In Ohio e in North Carolina i democratici hanno addirittura mandato in onda più spot dei repubblicani, pur avendo speso meno. Nel complesso delle nove sfide i repubblicani spendono il 26 per cento in più sulle televisioni tradizionali, ma hanno solo il 7 per cento di passaggi in più.

La differenza dipende soprattutto da chi compra gli spazi pubblicitari. La legge americana garantisce ai candidati, negli ultimi 60 giorni prima delle elezioni generali, la tariffa più bassa che le emittenti applicano ai propri clienti. Questo vantaggio non vale per i gruppi esterni, come i super PAC, le organizzazioni che possono raccogliere e spendere somme illimitate per sostenere un candidato a patto di non coordinarsi con la sua campagna. Questi gruppi pagano i prezzi di mercato, che sono molto più alti.

I repubblicani si affidano quasi interamente ai gruppi esterni. Hanno speso così 487 milioni di dollari, l'87 per cento di tutta la spesa repubblicana nelle nove sfide. Tre gruppi, SLF PAC, Texas PAC e One Nation, valgono da soli il 59 per cento di questa cifra, mentre MAGA Inc. e No Going Back PAC, due organizzazioni vicine al presidente Trump, aggiungono un altro 13 per cento. In Texas oltre il 98 per cento della pubblicità a favore di Paxton arriva da gruppi esterni.

Le campagne dei candidati democratici e gli acquisti coordinati con il partito hanno speso più del doppio dei loro equivalenti repubblicani. Sei candidati democratici hanno superato i 10 milioni di dollari: Talarico in Texas con 59 milioni, Sherrod Brown in Ohio con 41, Roy Cooper in North Carolina con 19, Abdul El-Sayed in Michigan con 18, Troy Jackson in Maine con 13 e Josh Turek in Iowa con 11\. Tra i repubblicani hanno superato questa soglia solo gli acquisti del comitato elettorale dei senatori repubblicani coordinati con Jon Husted in Ohio (13 milioni) e Mike Rogers in Michigan (12).

Anche i tempi contano. Chi prenota gli spazi con largo anticipo ottiene prezzi più bassi, perché la domanda di pubblicità cresce man mano che si avvicina il voto e i prezzi salgono. In molti casi i gruppi repubblicani sono arrivati tardi e pagano di più. Secondo Jacob Rubashkin di *Inside Elections*, già nella seconda settimana di settembre i super PAC in Texas [pagavano](https://x.com/JacobRubashkin/status/2097357045250793812?ref=focusamerica.it) più del doppio dei candidati per lo stesso spazio. Nel 2024 questo rapporto era arrivato a tre a uno il giorno del voto, ha ricordato Rubashkin, ma quest'anno la situazione è già peggiore. Un esponente democratico ha detto alla [CNN](https://www.cnn.com/2026/09/29/politics/ken-paxton-republican-spending-texas-senate?ref=focusamerica.it) che i super PAC repubblicani in Texas pagano un "sovrapprezzo punitivo" fino a cinque volte superiore alle tariffe ottenute dalla campagna di Talarico.

Per ora non ci sono segnali che l'ondata di spot repubblicani stia spostando i consensi. In Texas, dove anche uno stratega repubblicano ha [ammesso](https://focusamerica.it/texas-un-importante-stratega-repubblicano-rischiamo-di-perdere/) che il partito rischia di perdere, Talarico è avanti di 3 punti nella media dei sondaggi di [FiftyPlusOne](https://fiftyplusone.news/polls/senate/general/texas?ref=focusamerica.it) e il suo vantaggio non è cambiato da quando è cominciata l'offensiva pubblicitaria. Secondo gli strateghi democratici sentiti dalla CNN, anche i sondaggi interni del partito danno risultati simili.

Il vantaggio repubblicano nella spesa resta comunque un'anomalia rispetto agli ultimi anni. Nelle sfide più competitive per il Senato del 2020, del 2022 e del 2024 i democratici avevano sempre speso di più a fine settembre, con il 53-54 per cento del totale. Quest'anno i repubblicani sono in vantaggio in otto stati su nove, compresi tutti i sei che il *Cook Political Report* considera in totale equilibrio. Il distacco è più ampio in Texas, dove i repubblicani hanno speso 61 milioni in più (in Ohio 41 milioni, in Maine 27, in Iowa 17, in Michigan 15 e in Alaska 12). Il Kansas, dove i repubblicani hanno da poco [spostato](https://focusamerica.it/i-repubblicani-si-arrendono-in-north-carolina-e-spostano-i-soldi-sul-kansas/) i fondi tolti alla North Carolina, è l'unico stato dove finora hanno speso di più i democratici.

Le prenotazioni per l'ultimo mese di campagna indicano che il divario nella spesa non si ridurrà. Per i 34 giorni che mancano al voto sono già stati prenotati spazi per 513 milioni di dollari, il 61 per cento dei quali dai repubblicani. L'83 per cento delle prenotazioni arriva da gruppi esterni: 272 milioni per i repubblicani e 155 per i democratici. Il distacco più ampio è ancora in Texas, dove i repubblicani hanno l'80 per cento in più dei democratici. Anche per i democratici però il peso dei gruppi esterni sta crescendo: valevano il 52 per cento della spesa fino a fine settembre e sono il 77 per cento delle prenotazioni future. Le campagne dei candidati e gli acquisti coordinati, che finora hanno permesso ai democratici di compensare lo svantaggio grazie alle tariffe più basse, hanno prenotato appena 45,1 milioni di dollari.