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# La riserva strategica americana scende sotto i 300 milioni di barili, ai minimi dal 1983
- URL: https://focusamerica.it/la-riserva-strategica-americana-scende-sotto-i-300-milioni-di-barili-ai-minimi-dal-1983/
- Published: 2026-08-11T13:00:30.000Z
- Updated: 2026-08-11T13:00:30.000Z
- Description: Le scorte della riserva strategica sono scese a 298,7 milioni di barili, il livello più basso da gennaio 1983. Intanto Teheran fa sapere che terrà chiuso lo Stretto di Hormuz finché Washington non revocherà il blocco navale. Il greggio torna a salire sopra gli 82 dollari.
- Author: Redazione
- Tags: Politica estera, Ambiente ed Energia, Petrolio, La guerra tra Stati Uniti e Iran, Donald Trump, USA 2026, Midterm, #ig-pubblicato

Le scorte di greggio della riserva strategica americana sono scese sotto i 300 milioni di barili, il livello più basso da oltre quarant'anni. Secondo i dati diffusi ieri dal Dipartimento dell'Energia, nell'ultima settimana la riserva strategica ha perso altri 6,1 milioni di barili, scendendo a 298,7 milioni: per trovare un valore così basso bisogna risalire al gennaio 1983\. La riserva, creata nel 1975, ha una capacità autorizzata per legge di 714 milioni di barili.

Il forte calo delle scorte è una conseguenza diretta della guerra in corso con l'Iran. Teheran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz già dalla fine di febbraio, subito dopo i primi attacchi, e nel mese di marzo Donald Trump ha dovuto ordinare il rilascio di 172 milioni di barili per compensare quella che è diventata la più grave interruzione delle forniture di greggio mai registrata. Prima della guerra la riserva conteneva circa 415 milioni di barili; quando il prelievo ordinato dal presidente sarà completato, le scorte del governo federale scenderanno a quota 243 milioni.

L’arma del petrolio 

La guerra con l’Iran *prosciuga* la riserva strategica americana

Con lo Stretto di Hormuz chiuso da febbraio, Washington attinge alle scorte di emergenza a un ritmo senza precedenti: sotto i 300 milioni di barili per la prima volta dal 1983\. E una parte del greggio rimasto non si può nemmeno prelevare.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026 

Scorte della riserva strategica di petrolio (SPR)

298,7

milioni di barili

minimo dal gennaio 1983 −6,1 milioni in una settimana prima della guerra: 415 

Il fondo del barile 

Quanto petrolio resta, e quanto se ne può usare davvero

Livelli in milioni di barili. Il prelievo da 172 milioni ordinato a marzo porterà le scorte a quota 243, ma caverne fuori servizio e lavori di manutenzione bloccano circa 103 milioni di barili.

Rappresentazione schematica delle caverne saline della riserva, scavate fino a oltre un chilometro di profondità · Scala verticale proporzionale ai volumi

Sottratti i barili bloccati dalla manutenzione, a fine prelievo resteranno **circa 140 milioni di barili davvero disponibili**: meno di un quinto della capacità autorizzata della riserva.

La spirale di Hormuz 

Dalla chiusura dello Stretto al negoziato congelato

Prima della guerra dallo Stretto di Hormuz passava circa un quinto del petrolio consumato nel mondo, quasi 20 milioni di barili al giorno.

La rotta indicata è schematica · Confini e coste: Natural Earth

Fine febbraio

Dopo i primi attacchi, l’Iran chiude di fatto lo **Stretto di Hormuz**: è la più grave interruzione delle forniture di greggio mai registrata.

Marzo

Trump ordina il rilascio di **172 milioni di barili** dalla riserva strategica per compensare le forniture perdute.

17 giugno

Washington e Teheran firmano un protocollo per riaprire lo Stretto alle navi commerciali. L’intesa crolla in poche settimane per il disaccordo sulle rotte.

1° agosto

Trump annulla un attacco già pianificato contro l’Iran, per lasciare spazio alla diplomazia e su richiesta delle monarchie del Golfo e dello stesso Iran.

Oggi

Il negoziato resta congelato: gli Stati Uniti stanno «solo semi-negoziando», dice Trump. Teheran chiede prima la revoca del blocco navale.

Il conto dei mercati 

Il greggio torna a salire

West Texas Intermediate

82,13

dollari al barile

+5% 

Brent

87,72

dollari al barile

+5% 

Entrambi i benchmark hanno chiuso in rialzo di circa il 5% nell’ultima seduta. La settimana precedente il greggio aveva perso oltre il 7% sull’attesa di un accordo per riaprire lo Stretto, che però non è mai stato annunciato.

Fonte: Dipartimento dell’Energia USA, EIA, Government Accountability Office, Rapidan Energy · Agosto 2026

### **Un quarto della riserva non si riesce a prelevare**

Per garantire il funzionamento in sicurezza della riserva è però necessario mantenere almeno 70 milioni di barili, ha spiegato a luglio un portavoce del Dipartimento dell'Energia alla [*CNBC*](https://www.cnbc.com/2026/08/10/oil-in-strategic-petroleum-reserve-falls-below-300-million-barrels-lowest-since-1983.html?ref=focusamerica.it). Per questo motivo ci sarebbe ancora spazio per un'altra operazione di emergenza, secondo David Goldwyn, ex inviato speciale del Dipartimento di Stato per gli Affari Energetici Internazionali durante l'Amministrazione Obama. "Non sono preoccupato per la stabilità della riserva o per la nostra capacità di effettuare un altro prelievo, se ce ne fosse bisogno", ha detto Goldwyn alla CNBC.

Il vero problema è però che una parte consistente del petrolio rimasto non può essere davvero prelevata. In un rapporto pubblicato a maggio, infatti, il *Government Accountability Office*, l'organo investigativo del Congresso, ha rilevato che nel dicembre 2025 oltre un quarto delle scorte non era più disponibile a causa di lavori in corso e delle caverne di stoccaggio fuori servizio. Un'analisi pubblicata a luglio dalla società *Rapidan Energy* ha stimato che almeno 103 milioni di barili attualmente presenti nella riserva non siano quindi realmente utilizzabili. 

"Quando si effettua un prelievo si accelera anche il degrado dei pozzi e di parte delle attrezzature", ha spiegato Goldwyn. "È come qualsiasi altra cosa: se la usi molto, devi fare manutenzione." Ed è proprio quello che sta succedendo: negli ultimi anni i presidenti americani hanno ordinato prelievi massicci con frequenza crescente. Joe Biden, ad esempio, aveva autorizzato il rilascio di 180 milioni di barili per contenere la volatilità dei mercati energetici dopo l'invasione russa dell'Ucraina all'inizio del 2022, il più grande prelievo nella storia della riserva strategica. 

### **I prezzi risalgono e il negoziato resta fermo**

Intanto ieri anche a causa di queste preoccupazioni il *West Texas Intermediate* ha chiuso in rialzo di circa il 5%, a 82,13 dollari al barile, mentre il *Brent*, il principale riferimento internazionale del greggio, ha guadagnato altrettanto raggiungendo gli 87,72 dollari. La settimana precedente il greggio aveva perso oltre il 7% dopo che il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva detto alla [CNBC](https://www.cnbc.com/2026/08/10/oil-prices-today-brent-wti-hormuz-trump-iran.html?ref=focusamerica.it) che un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz alla libera circolazione delle navi avrebbe potuto essere raggiunto a breve. L'intesa, però, non è mai stata annunciata e nel frattempo, anzi, le posizioni di Washington e Teheran si sono nuovamente irrigidite.

Trump ha detto domenica ad *Axios* che gli Stati Uniti stanno "solo semi-negoziando" con l'Iran, dopo aver assicurato invece la settimana precedente che i colloqui erano in corso. Nell'ultima intervista, il presidente ha lasciato intendere di voler continuare a fare pressione su Teheran attraverso il blocco navale americano, anziché con una nuova ondata di bombardamenti, dopo aver annullato il 1° agosto un attacco già pianificato contro la Repubblica islamica, spiegando successivamente di averlo fatto sia per lasciare spazio alla diplomazia sia su richiesta di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e dello stesso Iran. 

### **Teheran fa dello Stretto la sua principale leva**

Esmail Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha [ribadito](https://www.nytimes.com/2026/08/10/world/middleeast/iran-strait-of-hormuz-us-oman-talks.html?ref=focusamerica.it) ieri che gli Stati Uniti devono revocare il blocco prima che Teheran accetti di riaprire completamente lo Stretto. "Finché continua il blocco navale statunitense, non esistono le condizioni necessarie per la riapertura dello Stretto di Hormuz", ha dichiarato Baghaei senza mezzi termini, secondo quanto riportato dall'agenzia stampa statale iraniana *Tasnim*. 

Iran e Oman stanno conducendo trattative bilaterali sulle rotte di navigazione, ma Baghaei ha precisato che quel tavolo, concentrato "sul raggiungimento di un'intesa su una rotta per il passaggio sicuro delle navi", è "separato dalla discussione sulla riapertura dello Stretto di Hormuz", che resta invece subordinata alla accettazione delle condizioni imposte all'Iran. Le sue parole fanno eco a quelle del Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che sabato aveva definito Iran e Oman "molto vicini" a un accordo, ribadendo però che la riapertura dipende da altre condizioni. 

Le richieste iraniane erano state [messe nero su bianco](https://focusamerica.it/liran-detta-le-condizioni-su-hormuz-gli-arsenali-usa-frenano-trump/) la settimana scorsa da Mohammad Bagher Zolghadr, Consigliere di Sicurezza Nazionale della Repubblica Islamica: revoca del blocco navale e delle sanzioni, ritiro delle forze americane dall'area, pagamento delle riparazioni di guerra, sblocco degli asset congelati e fine degli attacchi contro gli alleati dell'Iran nella regione. Quasi tutte queste condizioni comparivano già nell'accordo di cessate il fuoco firmato a giugno, il cosiddetto Memorandum di Islamabad, che però subordinava la revoca completa delle sanzioni a un'intesa definitiva sul programma nucleare. 

Il 17 giugno le due parti avevano anche firmato un primo protocollo d'intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz alle navi commerciali. L'accordo è però crollato nel giro di poche settimane a causa del disaccordo sulle rotte percorribili: l'Iran ha così attaccato più volte petroliere che transitavano lungo la costa omanita sotto protezione militare americana, pretendendo che le navi passassero nelle proprie acque territoriali. Gli Stati Uniti hanno risposto con nuove ondate di raid e con il ripristino del blocco. Trump ha poi dichiarato quell'accordo "finito".

Lo Stretto di Hormuz, una delle principali arterie mondiali per il commercio di petrolio e gas, è diventato così il nodo centrale di ogni trattativa. I falchi iraniani ritengono che la capacità di bloccarlo garantisca a Teheran un importante strumento di pressione e che, proprio per questo, non debba essere ceduto in cambio di concessioni diplomatiche. Negli Stati Uniti, al contrario, la chiusura dello Stretto ha contribuito a spingere nuovamente verso l'alto i costi dell'energia e ad aumentare l'impopolarità della guerra. Anche per questo le autorità iraniane sembrano ormai sempre più convinte di poter sostenere il costo economico dello scontro più a lungo di Donald Trump, che in questo clima a novembre dovrà affrontare le elezioni di medio termine.