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# La rabbia negli Stati Uniti sta aumentando sempre di più
- URL: https://focusamerica.it/la-ra/
- Published: 2026-09-09T15:45:50.000Z
- Updated: 2026-09-09T15:45:50.000Z
- Description: Economisti di Harvard, Berkeley e due atenei francesi hanno misurato con l'intelligenza artificiale 150 anni di discorsi parlamentari e milioni di post. Anche gli elettori sono più arrabbiati.
- Author: Redazione
- Tags: Politica interna, Donald Trump, Congresso, #ig-pubblicato

Nei discorsi pronunciati al Congresso degli Stati Uniti le frasi che esprimono rabbia sono aumentate del 50% dal 2013\. Lo dice una ricerca di un gruppo di economisti dell'Università di Harvard, della HEC di Parigi, dell'Università di Paris-Saclay e dell'Università della California a Berkeley, che hanno analizzato oltre 150 anni di interventi parlamentari e milioni di post sui social network per capire come è cambiato il tono della politica americana.

I ricercatori hanno classificato il contenuto emotivo di ogni testo con l'intelligenza artificiale, usando modelli linguistici di grandi dimensioni e strumenti di analisi automatica del linguaggio. A ogni testo hanno assegnato un punteggio per otto emozioni (rabbia, tristezza, orgoglio, gratitudine, paura, disgusto, gioia e speranza) e un punteggio per il livello complessivo di emotività.

Le dichiarazioni rabbiose in Congresso erano già cresciute molto negli anni Novanta, quando Newt Gingrich era presidente della Camera dei rappresentanti, per poi ridursi dopo il 2000\. Negli anni più recenti sono tornate a crescere e oggi la politica americana è più arrabbiata che in qualsiasi altro momento del periodo esaminato.

Anche gli elettori sono più arrabbiati: tra il 2013 e il 2025 la quota di frasi che esprimono rabbia nei loro tweet sui temi politici è salita del 35%. Nei commenti su Reddit (un forum online) l'aumento è stato del 46%.

La politica della rabbia

Al Congresso non si parlava con tanta rabbia da un secolo e mezzo

Un gruppo di economisti di Harvard, HEC Parigi, Paris-Saclay e Berkeley ha misurato il tono di centocinquant’anni di discorsi parlamentari e di milioni di messaggi degli elettori. La rabbia cresce sia tra chi fa politica sia tra chi vota, e chi la usa viene ripubblicato di più.

Grafica di FocusAmerica

+50%

Tanto sono cresciute, tra il 2013 e il 2025, le frasi che esprimono rabbia nei discorsi pronunciati in aula al Congresso.

È il livello più alto da quando esiste il resoconto parlamentare, che comincia negli anni Settanta dell’Ottocento.

Ogni segno è una frase di rabbia, a parità di discorsi pronunciati.

100

2013

150

2025

Le frasi di rabbia già presenti nel 2013

Le cinquanta che si sono aggiunte

Rivedi l’animazione 

La rabbia cresce ovunque, ma non alla stessa velocità

Variazione della quota di frasi che esprimono rabbia tra il 2013 e il 2025, per tipo di messaggio.

Chi fa politica

Chi vota

Arrabbiarsi conviene, ed è questo che alimenta il circolo

Quante volte viene ripubblicato un messaggio, posto uguale a cento un messaggio senza contenuto emotivo.

Vale sia per i parlamentari sia per gli elettori: a parità di autore, un messaggio arrabbiato viene ripubblicato circa il 60 per cento di volte in più.

La rabbia esplode sui temi che toccano le regole del gioco

Su cento frasi scritte dagli elettori a proposito di ciascun tema, quante esprimono rabbia.

0

50

100

E gli elettori se la prendono soprattutto con gli avversari

81%

70%

dei democratici

dei repubblicani

dicono che il partito avversario li fa arrabbiare. Nel 2016 lo diceva meno della metà degli elettori in entrambi gli schieramenti.

Senza JavaScript i grafici non vengono disegnati. In sintesi: le frasi di rabbia nei discorsi al Congresso sono cresciute del 50 per cento dal 2013, i messaggi arrabbiati ottengono circa il 60 per cento di ricondivisioni in più e oggi l’81 per cento dei democratici e il 70 per cento dei repubblicani dice che il partito avversario lo fa arrabbiare.

Fonte: Y. Algan, E. Davoine, T. Renault, S. Stantcheva, «The Rise of Anger: Emotions and Policy Views», Harvard University, 2026; Pew Research Center, sondaggio del 22-28 settembre 2025.

Il presidente Donald Trump è l'esempio più visibile di questo registro. Negli ultimi due mesi ha definito alcuni candidati democratici "jihadisti" e "pazzi radicali", ha deriso il peso e l'aspetto fisico dei suoi avversari e ha detto di odiare Adam Schiff, senatore democratico della California. Ha soprannominato "Tal-a-freak-o" James Talarico (il candidato democratico al Senato in Texas) con un gioco di parole sul cognome. Non ha [risparmiato](https://focusamerica.it/perche-trump-e-piu-pericoloso-che-mai/) gli ex alleati repubblicani: ha chiamato "perdenti" Tucker Carlson e altri, mentre di Marjorie Taylor Greene ha detto che è "nevrotica".

Trump non è il primo politico americano a coltivare l'indignazione. Spiro Agnew, vicepresidente di Richard Nixon, si divertiva ad attaccare la stampa. Lo stesso Gingrich era un maestro nel fomentare il risentimento e per decenni l'indignazione è stata il registro abituale di Bernie Sanders, senatore indipendente del Vermont.

Gli autori dello studio non attribuiscono la crescita della rabbia a una causa sola. Steven Webster, politologo dell'Università dell'Indiana, dà peso all'aumento della polarizzazione: sempre meno americani hanno amicizie che attraversano lo schieramento politico e i due campi non si informano nemmeno sulle stesse fonti. Secondo il Pew Research Centre, un istituto di ricerca americano, dal 2016 è cresciuta molto la quota di democratici e repubblicani che non solo si oppongono alle idee degli avversari ma li considerano immorali e disonesti. Tra il 2016 e il 2025 la quota di elettori schierati secondo cui l'altro partito li fa arrabbiare è salita di quasi 30 punti percentuali, fino al 76%.

"Da qualunque punto parta, diventa un circolo che si autoalimenta", ha detto all'[*Economist*](https://www.economist.com/united-states/2026/08/30/quantifying-anger-in-american-politics?ref=focusamerica.it) Stefanie Stantcheva, economista di Harvard e coautrice della ricerca. I tweet arrabbiati dei membri del Congresso vengono condivisi il 59% di volte in più di quelli dal tono neutro e la rabbia mobilita gli elettori meglio di altre emozioni. I politologi hanno documentato che la rabbia riduce la fiducia nel governo, rafforza la polarizzazione e indebolisce l'attaccamento degli elettori alle regole democratiche, anche quando nasce da motivi che con la politica non c'entrano.

Le persone a cui i ricercatori avevano suscitato emozioni negative si sono dichiarate meno favorevoli all'immigrazione e al libero scambio e più favorevoli alla redistribuzione economica, forse un segno di rabbia verso i ricchi. "Quando sei arrabbiato, le categorie che richiami sono il torto subito e la colpa", ha detto Stantcheva.

In vista delle elezioni di metà mandato di novembre molti candidati hanno [puntato](https://focusamerica.it/i-dem-puntano-ora-a-deridere-trump/) sulla rabbia. Ad aprile il sito di notizie Axios ha contato quasi 50 spot elettorali democratici che contenevano la parola "fighter" o "fight", combattente e combattere. Bob Chew, candidato indipendente al Senato in Colorado, ha girato uno spot in cui scaglia una lampada, un tavolo e un vaso attraverso una stanza per esprimere la sua rabbia sul costo della vita.

Josh Turek, candidato democratico al Senato, ha scelto un tono diverso: dice che "combatterà per l'Iowa" ma parla anche del "bisogno di speranza, positività e ottimismo". Talarico insiste sul valore del servizio contro l'egoismo. Nel 2025 Zohran Mamdani ha vinto le elezioni per il sindaco di New York unendo proposte populiste a un'allegria costante. Gli americani restano irritati e una quota crescente dice di volere un cambiamento. Alcuni promettono di realizzarlo con il sorriso, molti altri con la faccia arrabbiata.